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Olio di palma: fa male alla salute? È cancerogeno? Meglio senza olio di palma? Tutte le risposte

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L’esperienza in Malesia* mi ha sensibilizzato sul tema olio di palma e da vegetariano che ci tiene alla propria salute, ho voluto andare alle fonti e verificare cosa c’è di vero, sul piano scientifico, per capire se “senza olio di palma” è veramente un vantaggio per la salute. Per far questo ho attinto anche a ricerche internazionali e nazionali, compreso l’Istituto Mario Negri e l’Istituto Superiore di Sanità che ha redatto un parere per il Ministero della Salute. Al termine una mia opinione, argomentata, sulla psicosi da olio di palma che si è diffusa in Italia e in nessuna altra parte del mondo. Sul vero tema, olio di palma e sostenibilità, ho già scritto.

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Olio di palma e sostenibilità: si può tutelare l’orango consentendo a Malesia e Indonesia di svilupparsi?

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L’olio di palma e soprattutto il “senza olio di palma” sono oggi sulla cresta dell’onda. Se i messaggi pubblicitari di molte aziende alimentari si concentrano quasi soltanto sull’assenza di questo prodotto, i consumatori sono in gran parte disorientati e disinformati. Qualcuno, ma neanche tanti, associa l’olio di palma all’orango allontanato dal suo habitat, costituito dalle foreste tropicali del Borneo, per far posto a piantagioni di palma per produrre su larga scala il frutto dal quale ottenere l’olio di palma.

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Olio di palma: quello che nessuno ti ha raccontato su salute, sostenibilità e filiera produttiva

Olio di palma. Mai avrei pensato che un tema simile potesse diventare un argomento di conversazione di massa, dalla pubblicità alla satira online, tra politica, ambientalismo e salute pubblica. Ho accolto per questo con interesse l’invito di Ferrero* ad approfondire come l’olio di palma venga prodotto in Malesia, con la possibilità di conoscere di persona e vedere tutta la filiera produttiva, parlando con chi lavora in questa industria.

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Dal 19 al 23 settembre scorsi sono stato a Kuala Lumpur, in Malesia, e ho visitato una piantagione, un molino, un impianto di raffinazione e l’impianto per stoccare e caricare l’olio di palma su navi cisterna, prima della spedizione in tutto il mondo e in Europa. In questi giorni ho avuto inoltre un incontro con rappresentanti di MPOB e RSPO, rispettivamente due organismi, uno pubblico e uno privato, il primo che promuove la coltivazione dell’olio di palma come mezzo di sviluppo per la Malesia e il secondo che raccoglie l’industria e promuove una certificazione per la sostenibilità ambientale dell’intera filiera.

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Vieni a raccogliere il caffè in Brasile

Ogni esperienza è utile se impari qualcosa di nuovo. Nel viaggio in Brasile, a conoscere i produttori di caffè del progetto Tierra di Lavazza, ho imparato molto. La prima cosa è come si raccoglie il caffè. Un metodo privilegia la qualità: picking. Un altro privilegia la quantità: stripping. I baristi di Barista & Farmer, evento che ha coinvolto 10 baristi da tutto il mondo, si sono prestati a raccogliere il caffè in due piccole gare, come da video e foto a seguire.

Metodo picking

Con questo metodo le bacche del caffè vengono selezionate una a una e solo le migliori vengono raccolte. Il colore è rosso e giallo, segno di qualità.

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7 piccole grandi storie da Barista & Farmer, il talent show del caffè

Dal 7 al 10 maggio sono stato in Brasile, gomito a gomito con 10 baristi, provenienti da tutto il mondo, selezionati per partecipare a Barista & Farmer, il talent show made in Italy pensato per permettere ai baristi di andare alle origini del prodotto con cui lavora tutti i giorni e di cui è appassionato: il caffè. Il tempo è stato poco, ma potrei scrivere un libro intero con le storie delle persone con cui sono entrato in contatto.

Ne seguono 7, tra le più significative, oltre a quanto appreso sulla tazzina di caffè di cui ho già scritto.

Barista e coltivatore sono la coppia perfetta

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Il concept di Barista & Farmer è proprio quello di mettere in contatto chi produce il caffè con chi lo trasforma nel prodotto finale e di cui è appassionato. L’intesa si è vista fin dal primo minuto, nel giorno in cui i 10 baristi hanno fatto coppia con altrettanti piccoli produttori di Lambarì, stato di Minas Gerais, coinvolti nel progetto di responsabilità sociale Tierra, promosso dalla Fondazione Lavazza. Raccogliere insieme i chicchi di caffè ha creato subito un clima di intesa, pur nella difficoltà di non conoscere le rispettive lingue. Sono certo che i baristi tornati a casa penseranno al chicco di caffè in maniera diversa. Una esperienza che tutti noi consumatori dovremmo fare, almeno una volta nella vita, con i prodotti di cui siamo più appassionati.

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6 cose che non sai sulla tazzina di caffè che stai bevendo

Il caffè è un mondo affascinante, quanto ricco di umanità. L’esperienza di conoscere i piccoli produttori di caffé brasiliani e vedere da vicino come il caffè viene raccolto e spedito, in Europa e in tutto il mondo, è stata esaltante. Il merito va a Lavazza che ha organizzato un viaggio a Lambarì, nello stato brasiliano di Minas Gerais, e mi ha messo in contatto con i produttori locali che l’azienda supporta con il progetto Tierra della Fondazione Lavazza. Ne è nato un viaggio che ho già in parte raccontato su Twitter, Facebook e Instagram con l’hashtag #lavazzatour.

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In questo post (ne seguiranno altri) voglio riassumere alcune lezioni che ho imparato sul caffé, grazie agli amici del Training Center Lavazza e a Ricardo Silva, che il caffé lo coltiva e lo produce col sudore della fronte.

La filiera sostenibile a 10.000 km di distanza

La coltivazione del caffé segue le stesse logiche a cui sono sottoposti gli agricoltori italiani che coltivano pomodori, frutta e verdura. Si va dalla produzione su larga scala, che privilegia la quantità e che ha il prezzo più basso sul mercato. Chi lo coltiva guadagna perché ha una superficie vasta, ma con margini bassi. La distribuzione e il trasporto moltiplicano i costi, fino a un prezzo finale della tazzina, che poco ha a che vedere con quanto il coltivatore in Brasile riesca a mettere in tasca per la propria famiglia.

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In questo mercato i piccoli non possono competere sulla quantità e devono puntare alla qualità, altrimenti rischiano di chiudere bottega. Un progetto come Tierra, sostenuto dalla Fondazione Lavazza, mette il piccolo produttore di caffé nelle condizioni di competere sul mercato internazionale, con un prodotto di qualità superiore. Alla qualità viene riconosciuto un valore economico e il piccolo produttore riesce e vendere il suo prodotto a un prezzo migliore, associandosi ad altri produttori nella stessa comunità, così da ridurre i costi. La stessa qualità è tracciata con certificazioni, che tengono conto della gestione sostenibile dell’ambiente e delle condizioni lavorative. Il bello di un progetto simile è come tutto sia tracciato e tracciabile, fino alla tazzina del bar: il caffè dei produttori che partecipano al progetto Tierra è distribuito in Italia con il marchio Tierra Origins, sul canale bar e ristoranti.

Oltre 100 varietà e si sperimenta ancora!

Le due specie di piante da cui si produce il caffè sono due: arabica e robusta. La prima copre quasi 4/5 della produzione globale. Ciò che pochi sanno è che le varietà delle due specie, che producono caffè con caratteristiche organolettiche diverse, sono oltre 100! La sperimentazione continua ancora oggi, con incroci tra varietà diverse, per ottenere aromi di nicchia per produzioni speciali.

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Ogni paese ha tradizioni diverse e gusti diversi, come è facile immaginare. Per quanto per l’italiano medio il caffè è caffè espresso e niente altro, in molti paesi prevale e si diffonde il caffè filtro (all’americana).

30 paesi produttori in America, Africa e Asia

Il Brasile è il primo produttore e il primo esportatore di caffè al mondo. Cosa meno nota è che la pianta del caffè viene coltivata in circa 30 paesi tropicali, sparsi tra Sud America, America Centrale, Africa e Su Est Asiatico. Pur essendoci stato pochi mesi fa, mai avrei pensato che il Vietnam fosse uno dei primi produttori di caffè al mondo.

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Il tramonto di cui sopra è in una grande piantagione visitata nello stato di San Paolo a Pedregulho.

Investire in formazione produce qualità

Il progetto Tierra offre formazione gratuita ai piccoli produttori, che sono in grado di apprendere le migliori tecniche per migliorare la resa, riducendo l’impatto dei parassiti, pur mantenendo l’ambiente naturale in uno stato di conservazione ottimale. Senza un supporto simile, la produzione diverrebbe vittima delle oscillazioni del prezzo del caffè (la più trattata sui mercati finanziari dopo il petrolio), mettendo a rischio l’intera comunità, che si fonda sul caffè.

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Un progetto intelligente Tierra, che andrebbe replicato in altri contesti italiani, dove l’assistenza pubblica si riduce a offrire sussidi, senza pensare a formare l’agricoltore per acquisire le conoscenze necessarie a sopravvivere quando i sussidi finiranno.

Dentro una tazzina di caffè c’è la vita vera di comunità di montagna

Uno degli incontri più ricchi sul piano umano è stato quello con Ricardo Silva. Ricardo è stato immortalato in una foto del calendario Lavazza insieme al padre e al figlio, in una bellissima immagine di Steve Mc Curry Joey L.

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Ricardo ci ha portato a conoscere la sua azienda familiare e la sua famiglia. Nella foto sotto potete vedere la vallata che suo nonno ha gestito e passato ai suoi 12 figli. Il terreno è nei pressi di Lambarì, nello stato di Minas Gerais in Brasile, a circa 1300 metri sul livello del mare.

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Il caffè si raccoglie tra picking e stripping

Picking è la tecnica con la quale si privilegia un raccolto di qualità. Le ciliegie del caffè vengono selezionate e raccolte una a una, per prendere solo quelle al giusto grado di maturazione. Per il tempo dedicato, per forza di cose il metodo non consente di raccogliere grandi quantità di prodotto:

Con lo stripping si prendono invece tutte le bacche di un rametto e si buttano a terra su un telo predisposto allo scopo. Il tutto avviene molto più velocemente, ma la qualità media del caffé risultante sarà bassa:

Se ti stai chiedendo chi sono i ragazzi con la maglietta verde che vedi nei video sopra, posso dirti che si tratta dei partecipanti di Barista & Farmer, ma a questo evento dedicherò un prossimo post. Resta in ascolto!

Tutte le foto e i video che ho girato in Brasile sono su Flickr.

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Esperienze

In Brasile per conoscere i produttori di caffé del programma ¡Tierra! Lavazza

Mancano meno di due ore dalla partenza del volo Malpensa – San Paolo, che mi porterà in Brasile con Lavazza per conoscere i produttori di caffé di Lambarì, dove si concentra il progetto ¡Tierra! Questo progetto di sostenibilità comprende altri paesi oltre al Brasile (Perù, Honduras, Colombia, India, Tanzania, Etiopia e Vietnam) e ha lo scopo di migliorare le condizioni sociali e ambientali e le tecniche produttive delle comunità di produttori di caffè,  in collaborazione con la ONG Rainforest Alliance.

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Dopo un volo di 12 ore e un altro trasferimento, insieme a due giornalisti di Famiglia Cristiana e di ANSA avrò modo di vedere In concreto lo sviluppo del progetto, che comprende, da qualche anno, la costruzione di impianti per implementare e rendere più efficiente la lavorazione del caffè, abitazioni, scuole e infermerie, progetti di microcredito e programmi di formazione per i piccoli produttori, per sviluppare tecniche di produzione sostenibile.