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Hibye, il social network di prossimità per attività faccia a faccia

Interessante il concept di Hibye, nuova app social pensata per mettere in contatto persone vicine a te con interessi o esigenze comuni. Un modo per unire il virtuale al reale. Hibye sintetizza il modo in cui è possibile attivare o respingere una richiesta di contatto, premendo sul bottone Hi o su quello Bye. Il video a seguire lo racconta in meno di due minuti.

Segue la presentazione che ho ricevuto per email, con i link per il download dell’app:

Hibye è un social davvero rivoluzionario: consente infatti la comunicazione “orizzontale” tra utenti in tempo reale, in tutta sicurezza (l’app è geolocalizzata, posso decidere se essere connesso oppure no, ho la possibilità di bloccare immediatamente eventuali utenti scortesi o indesiderati).

Hibye permette di parlare dal vivo con le persone per risolvere non solo le piccole esigenze della quotidianità (condividere un taxi o un caffè) ma anche sviluppare il proprio business e network professionale.

E’ possibile scaricare gratuitamente l’app dall’Apple Store http://apple.co/2uAlQ4S e da Google Play http://bit.ly/2ureobT.

Instagram per il business mostra le prime crepe

Instagram ha superato 500 milioni di profili attivi ma la pressione della pubblicità e dei brand è tale che i sintomi di disaffezione aumentano. Fast Company ha raccolto alcune opinioni che, se sono rondini che non fanno primavera forse, un campanello d’allarme lo suonano. I profili influencer che si fanno pagare per promuovere soggetti terzi cominciano a non essere più appetibili come un tempo e Snapchat aumenta la presa sul pubblico più giovane, che non pubblica immagini su Instagram con lo stesso ritmo di una volta.

snapchat

Una cosa è certa: il volume di contenuti su Instagram è tale e tanto, che l’avvento dell’algoritmo, che pesa ciò che più è potenzialmente interessante per l’utente, apre la via alla necessità di spingere con la promozione a pagamento per mantenere visibilità. Ritorniamo al discorso delle uova e dei panieri fatto con Facebook: azienda, se ci vuoi essere, apri il borsellino e paga.

Snapchat, non in Italia, continua a dare a Instagram filo da torcere. Gli utenti partecipano con minore inibizione e spostano parte del proprio tempo su questa piattaforma. Troppo presto però per il business per cantare vittoria e saltare sul nuovo carro di tendenza, perché di strumenti per il business al momento non ce ne sono e le uniche innovazioni vengono sul panorama pubblicitario. Dimostrazione, se ce ne fosse bisogno, che prima vengono gli utenti, poi gli inserzionisti e solo terze le aziende.

Snapchat cresce più di Instagram

Instagram e il business

Il primo cliente di Facebook è l’utente. Le aziende e gli editori arrivano terzi, dopo gli inserzionisti

Facebook ha per la prima volta reso esplicito come il suo cliente principale resti l’utente e la sua esperienza. In un post, ripreso con allarme da diversi giornali, Facebook ha messo nero su bianco che il suo servizio è nato per facilitare le relazioni tra l’utente, i suoi amici e la sua famiglia. Punto. Tutto il resto, editori e aziende, è secondario. Mi meraviglio dello shock degli editori, che solo ora si rendono pienamente conto di quanto sopra, dopo aver cavalcato Facebook fino a farlo diventare la modalità principale con cui attrarre i propri lettori. Da domani sarà sempre più difficile.

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LinkedIn getta la spugna e si vende a Microsoft

Microsoft ha annunciato oggi che entro l’anno completerà l’acquisizione di LinkedIn, pagandola in contanti 196 $ ad azione, per un controvalore di 26,2 miliardi di dollari (23,3 miliardi € al cambio di oggi).  Un bel premio rispetto ai 131 $ della chiusura di venerdì (+49,6%), ma il 5% in meno di quello che valeva LinkedIn soltanto a inizio febbraio scorso e il 23% in meno di quanto il mercato valutasse LinkedIn nel novembre 2015.

linkedin microsoft

Una sconfitta per LinkedIn

Il 5 febbraio 2016, dopo la presentazione della trimestrale di LinkedIn, scrissi un post dal titolo “La fine di Twitter e di LinkedIn così come li conosciamo“. Nel post scrivevo:

Quando il titolo va male e la società è vista in declino per lungo tempo, arrivano gli avvoltoi, che chiedono a chi gestisce la società di venderla al miglior offerente, per spuntare qualche soldo in più per un investimento che non è visto più promettente dai suoi stessi azionisti di maggioranza. Cosa succede in questi casi? La società viene acquisita da qualcuno con tanto contante pronto da spendere o con azioni che valgono tanto e che possono essere scambiate facilmente.

Dal capitombolo di inizio febbraio LinkedIn non si è più ripreso e il consiglio di amministrazione non ha potuto resistere all’offerta tutta in contanti di Microsoft. Rispetto ad acquisizioni simili, in questo caso non c’è carta scambiata, niente azioni Microsoft in cambio di quelle LinkedIn. In pratica significa che i vecchi azionisti di controllo hanno deciso di prendere i soldi e andarsene. Certo, l’amministratore di LinkedIn resta, probabilmente con il rinnovo di un accordo multimilionario in premi azionari, ma chi ha investito in LinkedIn ha capito che non c’è più grande margine di crescita nei prossimi trimestri e che il titolo non avrebbe avuto crescere conseguentemente in borsa. Meglio incassare e pensare ad altro. Continue reading “LinkedIn getta la spugna e si vende a Microsoft”