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Il primo cliente di Facebook è l’utente. Le aziende e gli editori arrivano terzi, dopo gli inserzionisti

Facebook ha per la prima volta reso esplicito come il suo cliente principale resti l’utente e la sua esperienza. In un post, ripreso con allarme da diversi giornali, Facebook ha messo nero su bianco che il suo servizio è nato per facilitare le relazioni tra l’utente, i suoi amici e la sua famiglia. Punto. Tutto il resto, editori e aziende, è secondario. Mi meraviglio dello shock degli editori, che solo ora si rendono pienamente conto di quanto sopra, dopo aver cavalcato Facebook fino a farlo diventare la modalità principale con cui attrarre i propri lettori. Da domani sarà sempre più difficile.

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LinkedIn getta la spugna e si vende a Microsoft

Microsoft ha annunciato oggi che entro l’anno completerà l’acquisizione di LinkedIn, pagandola in contanti 196 $ ad azione, per un controvalore di 26,2 miliardi di dollari (23,3 miliardi € al cambio di oggi).  Un bel premio rispetto ai 131 $ della chiusura di venerdì (+49,6%), ma il 5% in meno di quello che valeva LinkedIn soltanto a inizio febbraio scorso e il 23% in meno di quanto il mercato valutasse LinkedIn nel novembre 2015.

linkedin microsoft

Una sconfitta per LinkedIn

Il 5 febbraio 2016, dopo la presentazione della trimestrale di LinkedIn, scrissi un post dal titolo “La fine di Twitter e di LinkedIn così come li conosciamo“. Nel post scrivevo:

Quando il titolo va male e la società è vista in declino per lungo tempo, arrivano gli avvoltoi, che chiedono a chi gestisce la società di venderla al miglior offerente, per spuntare qualche soldo in più per un investimento che non è visto più promettente dai suoi stessi azionisti di maggioranza. Cosa succede in questi casi? La società viene acquisita da qualcuno con tanto contante pronto da spendere o con azioni che valgono tanto e che possono essere scambiate facilmente.

Dal capitombolo di inizio febbraio LinkedIn non si è più ripreso e il consiglio di amministrazione non ha potuto resistere all’offerta tutta in contanti di Microsoft. Rispetto ad acquisizioni simili, in questo caso non c’è carta scambiata, niente azioni Microsoft in cambio di quelle LinkedIn. In pratica significa che i vecchi azionisti di controllo hanno deciso di prendere i soldi e andarsene. Certo, l’amministratore di LinkedIn resta, probabilmente con il rinnovo di un accordo multimilionario in premi azionari, ma chi ha investito in LinkedIn ha capito che non c’è più grande margine di crescita nei prossimi trimestri e che il titolo non avrebbe avuto crescere conseguentemente in borsa. Meglio incassare e pensare ad altro. Continue reading “LinkedIn getta la spugna e si vende a Microsoft”

Video e ricerca: Facebook in collisione con Google

facebook 10 years

Se ci fosse ancora qualche dubbio, Mark Zuckerberg stasera l’ha tolto: Facebook non intende lasciare alcuno spazio libero e il prossimo obiettivo è combattere Google sul proprio terreno.

Guarda caso, insieme a Gruppi, WhatsApp, Instagram, Messenger, sulla mappa di sviluppo di Facebook per i prossimi anni appaiono due altre icone: video e ricerca. Sul video le carte sono già sul tavolo: dopo aver incentivato in tutti i modi la pubblicazione di video sulla piattaforma, aver imposto nuove metriche di valutazione, il momento è ora quello del live. Per quanto presto YouTube possa lanciare una applicazione o un servizio per facilitare il video in diretta da mobile sulla propria piattaforma, sarà comunque tardi. Come sia possibile che YouTube abbia perso il treno dello streaming da mobile, lasciandolo prima a Meerkat e Periscopo e oggi a Facebook, è difficile comprenderlo.

La prossima minaccia andrebbe a colpire il cuore di Google: il motore di ricerca. Non sarà facile, non sarà immediato, ma Facebook ha deciso dove investire e chi colpire. Google, da parte sua, non è mai stato forte come ora sul piano finanziario: il titolo viaggia sui massimi storici a 514 miliardi di dollari di capitalizzazione in questo momento. Facebook capitalizza 310 miliardi di dollari. Il guanto di sfida è stato appena lanciato.

In ogni caso Google non è l’unico nel mirino. Tra gli annunci minori, Facebook ha appena lanciato la possibilità di salvare qualsiasi articolo su cui stiamo navigando nel web con un bottone apposito. Guarda caso è la stessa funzione che ha fatto la fortuna di Pocket.