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Nuovi modelli di business della pirateria digitale

Illegal videos are monetized via built-in CDN players. CDN platforms pay the pirate website owners on a CPM (cost per mille or thousand impressions) model. The CDNs are sponsored by bookies and online casinos, whose ads get ‘built-into’ the CDN players

Lo streaming legale ha fatto evolvere anche il modello di business dello streaming illegale. Fantastico.

https://torrentfreak.com/pirate-powered-cdns-operate-innovative-illicit-streaming-model-190203/

Laterza lancia gli ebook in streaming: Lea (Libri ed altro)

abbonati

Laterza esce dal gruppo e prova a buttarsi sulla moda del momento nel mondo dell’editoria digitale: il consumo di contenuti in abbonamento streaming con Lea (libri e altro). Sull’onda del successo di Spotify per la musica e di Netflix per il video, sono nate negli ultimi tempi molte startup con l’obiettivo di fornire un catalogo di ebook accessibile in forma limitata o illimitata in cambio di un abbonamento mensile.

Laterza da giugno offre per 7,90 € al mese (4,90 € in promozione) l’accesso a 300 titoli del suo catalogo. Al di là del fatto che siano compresi o meno titoli novità o che un lettore fedele alla casa editrice potrebbe trovare conveniente questa forma di lettura, mi chiedo che senso abbia proporre un servizio simile con i titoli di una sola casa editrice e comunque in un numero tutto sommato così modesto.

A mio avviso lo Spotify del libro digitale non avrà vita facile in Italia almeno, per una doppia ragione: il lettore medio legge pochi titoli all’anno e quindi spende meno in un anno di quanto gli costerebbe un abbonamento mensile per 12 mesi; a questo potremmo aggiungere che i lettori che diventerebbero subito abbonati solo quei pochi che leggono tanto, che finirebbero per spendere meno di quel che spendono ora in libri digitali, provocando paradossalmente un calo di ricavi tra questi utenti.

Insomma, un editore non ha alcun vantaggio a sussidiare la lettura dei lettori forti e potrebbe certo attrarne di nuovi, che spendono più di quel spendevano prima, magari leggendo come prima (e quindi perdendoci sul piano strettamente economico), ma il tutto si basa su un equilibrio finanziario precario.

Un libro non è né un brano musicale che si ascolta infinite volte, né un film che si consuma in due ore di tempo. Venderlo in abbonamento quindi non ha senso, perché il tempo della lettura resta quello e il consumo del lettore medio non aumenta con l’abbassarsi del prezzo.

C’è qualcosa che forse non ho considerato in questo ragionamento?