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Quando l’intrattenimento diventa una commodity

What’s striking about this isn’t the fact that some people don’t like season eight – plenty of people dislike plenty of things – but the sense of personal betrayal and disappointment. It’s to do with viewers’ ‘investment’, which feels newish as a metaphor for having sat in front of a TV programme. A barbarous sign of late capitalism, perhaps, an index of commodified leisure, of our enslavement by and impotent resentment of the attention economy.

‘Game of Thrones’ dal London Review of Books: https://www.lrb.co.uk/v41/n11/contents

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Media & Social media

Un’ora su dieci davanti alla tv, su Netflix

Netflix stima che gli americani passino un’ora su dieci, anzi 100 milioni su 1 miliardo di ore passate davanti alla tv al giorno, proprio su Netflix.

Tanto o poco?

https://www.recode.net/2019/1/17/18187234/netflix-views-numbers-first-time-bird-box-bodyguard-you-sex-education

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A proposito di dipendenza da Netflix

I programmi originali prodotti da Netflix (Originals) e disponibili sul mercato americano nel 2018 ammontano a 1500 ore. Di queste 1000 sono di serie tv e circa 140 di film.

In pratica sono 4 ore al giorno, tutti i giorni, per guardare tutto, anche se, a onor del vero, molte produzioni si rivolgono a diverse nicchie di pubblico. Non interessano tutti quindi.

A proposito di dipendenza da televisione, seppur in streaming.

https://qz.com/1505030/keeping-up-with-netflix-originals-is-basically-a-part-time-job-now/

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Esperienze

La dipendenza da televisione diventa dipendenza da Netflix

Pur nell’entusiasmo di seguire l’andamento di una piattaforma che produce contenuti originali di qualità come Netflix, film compresi, sono freddo, anzi freddissimo sulla sua diffusione. Non vedo alcuna differenza nel spendere ore a fare zapping tra tv generalista e Sky o nel catalogo di Netflix, Amazon Prime Video o YouTube.

La cosa che in prospettiva mi preoccupa, anche a vedere il comportamento degli amici che amano di più la televisione, è lo sviluppo di una dipendenza da Netflix. A leggere l’articolo sull’analisi dell’evoluzione dell’interfaccia utente di Netflix, credo sia evidente come lo scopo della piattaforma sia coprire ogni momento della giornata del suo pubblico, andando a togliere pubblico alla tv tradizionale e ai video online di YouTube. Per avere la conferma basta vedere come cambia la proposta di Netflix a seconda della fascia oraria e del giorno della settimana. Uso Netflix solo occasionalmente e non me ne sono mai reso conto. Non lo uso in mobilità e lo guardo solo di sera, quando lo guardo.

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Esperienze

Come rompere la dipendenza da televisione

televisore in strada

Ieri ho acceso la televisione per la prima volta da circa 6 settimane. Ho collegato il computer e ho visto l’ultima puntata di una serie tv ora conclusa. Nel compiere questa operazione mi sono reso conto di aver vinto una dipendenza che molte persone che mi stanno vicine hanno: la dipendenza da televisione. A vedere i dati del consumo medio televisivo (260 minuti a testa al giorno) e la penetrazione che la televisione ha nelle abitudini degli italiani (più del 96%, vado a memoria, dichiara di guardarla), credo sia una esigua minoranza chi vive in una casa dove la televisione non viene accesa ogni giorno.

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La social tv in Italia? Un fenomeno marginale

nielsen twitter tv rating

Nielsen e Twitter hanno iniziato a diffondere dati sulle interazioni relative ai programmi tv in Italia.

Sono 2,6 milioni i tweet sui programmi televisivi postati a settembre. Circa 240 mila persone (unique author) hanno twittato almeno una volta su quello che stavano guardando in TV: questi tweet hanno generato complessivamente oltre 128 milioni di impression (numero complessivo delle volte in cui i tweet relativi a un programma sono stati visti) e un’audience media di 225 mila persone al giorno.

A vedere la tabellina dei primi 10 programmi della settimana si evince, al di là degli entusiasmi, come il fenomeno del secondo schermo in Italia sia marginale. Prendi la tabella degli utenti coinvolti per aver visto almeno un tweet relativo al programma (fino alle 5 di mattina del giorno successivo alla messa in onda!), confrontalo con l’ascolto medio del programma stesso e vedrai che, salvo X Factor, il rapporto tra audience su Twitter a audience televisiva corrisponde a pochi punti percentuali nella migliore delle ipotesi. Se poi questo rapporto lo calcoliamo tra utenti che hanno twittato e telespettatori della tramissione, si vede ancora meglio di come i numeri siano veramente piccoli e poco significativi, o no?

Tabella e citazione tratti da comunicato stampa Nielsen

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Media & Social media

Aumenta il consumo di tv in Italia, anche tra i giovani

consumo tv italia

Scaricare le presentazioni dei dati finanziari delle aziende media è un esercizio sempre utile. Si possono ricavare dati di contorni al mercato media difficili da trovare altrove. Questo è il caso dell’ultima trimestrale di Mediaset, dove si evince un dato inequivocabile: in Italia il consumo di tv è in crescita.

Nonostante l’ascesa di internet, tablet, smartphone e consumo di video online, il consumo di video in tv non diminuisce, anzi. La tabella sopra è abbastanza esplicativa.

Nonostante tutta la retorica, anche la fascia giovane non si allontana dalla tv, anzi!

Quali le ragioni? La crisi che riduce le risorse per uscire e consumare altri media più costosi? Probabile, ma non solo. La tv attrae e l’offerta non accenna a diminuire, ma si moltiplica.

Notare anche la slide dove Mediaset annuncia nuovi investimenti online.

Primo trimestre 2013 a Mediaset (PDF)

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Filtra o rassegnati: ci perderemo quasi tutto

Ami leggere, sei un cinefilo appassionato o un amante della musica o della tv di qualità? La triste verità, come ci ricorda Linda Holmes, è che nonostante passiamo ore a leggere, al cinema, davanti alla tv e ad ascoltare musica, siamo destinati a perderci la quasi totalità di ciò che, a ragione, merita di essere letto, visto, ascoltato. Banale forse, ma non troppo, in un’epoca in cui di fatto abbiamo una scelta infinita su quali contenuti consumare. Con poco più di un click possiamo scaricare un ebook e cominciare a leggerlo in 60 secondi. Lo stesso, più o meno legalmente, con un archivio più o meno prossimo a infinito, vale per la musica, per i film per i programmi tv.

libri

Linda Holmes calcola per paradosso che, leggendo da 15 a 80 anni e selezionando i libri pubblicati dal 1761 in poi, una persona che legge 2 libri a settimane può arrivare a leggerne 6500 nell’arco di una vita, ovvero 20 per ogni anno di pubblicazione. Al di là dei numeri assoluti e del calcolo arbitrario, una cosa resta vera: nonostante tutta la buona volontà e l’interesse che una persona può avere, il numero di contenuti che possiamo consumare è finito e limitato. Lo stesso ragionamento vale per musica, film e tv.

Cosa fare? Come reagire? Il pezzo suggerisce due vie d’uscita e una conclusione finale che sposo in pieno. Le vie d’uscita sono due: filtrare e arrendersi. A seconda dei casi dobbiamo agire o farcene una ragione. Agire e poi farcene una ragione, per ciò che mi riguarda. Cosa vuol dire in pratica? Vuol dire non pensare che un film vale l’altro o che un libro vale l’altro, ma darsi delle priorità e applicarle con forza.

Un esempio? Da tempo ho deciso di vedere il maggior numero possibile di film inclusi nella Top 250 di IMDB, una sorta di lista del meglio del cinema sulla base del voto di milioni di cinefili sparsi in tutto il mondo. Solo nelle ultime settimane ho aggiunto Pulp fiction, Una separazione e City of God, rimpolpando il mio archivio di titoli nella lista, da vedere presto. Un altro modo è filtrare, selezionare, seguendo la critica dei festival e il voto di Metacritic: una guida utile a selezionare la qualità, anche quando non trova il sostegno della massa. Un elemento in più è raccogliere i film visti in una lista su IMDB, grazie alla quale so che nel 2012 sono riuscito a vedere 70 film e quest’anno 21.

Per i libri vale la stessa cosa, ma in questo ambito non ho ancora applicato né filtro, né abbandono, continuando ad accumulare libri digitali su libri digitali – la carta no, occupa spazio e preferisco non aumentare il volume – con migliaia di libri che non potrò mai leggere per le ragioni di cui sopra. Perché accumularli quindi? Possesso fine a se stesso? Non è un bene. Il rischio è di dare priorità a libri meno meritevoli o interessanti o “da leggere” rispetto ad altri. E’ l’ora di filtrare, consapevoli che non riuscirò mai a leggerli tutti nell’arco di una vita, nonostante da oltre 2 anni ho una media di 10 libri letti al mese. Con questa intuizione ho comprato tempo fa 1001 libri da leggere prima di morire, ma non ho ancora applicato un piano per attingere da questa lista, seppur qualcuno in più ne abbia letto.

La conclusione finale del pezzo è che per essere una persona “well-read“, traducibile forse come acculturata, l’importante non è “non perdersi nulla”, visto che è umanamente impossibile, ma “fare uno sforzo genuino per esplorare con consapevolezza“. Parole sante, anche se consolano poco.

Chiudo e vado a cancellare ebook da ebook dal mio ebook reader, scartando quelli che certamente non leggerò da qui a fine anno (il Mio Kindle contiene attualmente oltre 300 oggetti, per lo più ebook).

Il tuo tempo è prezioso, impiegalo al meglio.