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Viaggiare per aprire gli occhi

First man mi ha ispirato. Ho visto già due volte il film, che una colonna sonora straordinaria, e mi sono ripromesso di leggere il libro da cui è tratto.

Nella prefazione, l’autore riprende un testo scritto da Neil Armstrong per Life. Ne riprendo un brano qua:


Forse andare sulla Luna e tornare non è di per sé tanto importante. Ma è un passo grande abbastanza da offrire a tutti una nuova dimensione di pensiero, una specie di illuminazione.
Dopotutto, anche la Terra è un’astronave. Un tipo molto singolare di astronave, il cui equipaggio sta fuori e non dentro. Ma è decisamente piccola e viaggia attorno al Sole. Viaggia anche attorno al centro di una galassia che a sua volta segue un’orbita sconosciuta, verso una direzione sconosciuta e a una velocità imprecisata, ma interessata da cambiamenti di posizione e condizioni ambientali. […]

Dalla nostra posizione, è difficile osservare dove la Terra sia e dove stia andando, o quale potrebbe esserne il corso futuro. Forse, allontanandoci un poco, in senso letterale e anche figurato, potremo spingere alcune persone a indietreggiare e riconsiderare il proprio scopo nell’universo, a immaginarsi come l’equipaggio dell’astronave Terra che sta attraversando l’universo. Quando sei al comando di un’astronave, devi fare molta attenzione a come sfrutti le risorse, a come usi il personale e a come tratti il tuo mezzo di trasporto.
Speriamo che i viaggi che faremo nei prossimi due decenni servano ad aprirci un po’ gli occhi. Quando si osserva la Terra dalla distanza lunare, la sua atmosfera non si vede. È talmente sottile, è una parte della Terra così minuscola, da non essere rilevabile. Questo dovrebbe far riflettere tutti. L’atmosfera terrestre è una risorsa piccola e preziosa. Dobbiamo imparare a conservarla e a usarla con saggezza. Quaggiù, in mezzo alla folla, siamo consapevoli dell’atmosfera e ci sembra sufficiente, quindi non ce ne preoccupiamo più di tanto. Ma osservandola da una posizione privilegiata, forse è più facile capire perché invece dovremmo preoccuparci.

Photo by NASA on Unsplash

Stop and go

Negli ultimi quattro mesi ho collezionato zero post, ma per altre metriche sono andato piuttosto bene:

  • 96 libri letti: sono indietro rispetto al mio obiettivo di 10 libri letti al mese, ma sto recuperando. Sono ion linea con l’obiettivo di leggere almeno un 50% di fiction. Sono assolutamente fuori in termini di equilibrio tra generi e ho letto poco in inglese (26);
  • 107 film: nonostante abbia viaggiato molto e quando viaggio non vado spesso al cinema, sono riuscito a mantenere una media di almeno 10 film al mese. Di questi, 100 sono in sala. Ho visto anche un film in Turchia (in inglese). Il digiuno di tv è continuato, con poche eccezioni: Westworld S2 e House of cards S6 (non ne vale la pena);
  • Il bilancio totale da luglio a ottobre ha visto: Londra, Glasgow, Faro, Marsiglia, Barcellona, Colonia, Dublino, Parigi, New York, Ankara e Londra. Nuovi amici, nuove esperienze, nuovo cibo, nuovi musei. 68 giorni totali in viaggio, più o meno;
  • Il conto corrente ha visto un leggere incremento rispetto al trimestre precedente, a dimostrazione che non è necessario pensare solo e soltanto al lavoro;
  • Nello stesso periodo credo di aver preso un paio di compresse di paracetamolo e poco altro. Salute più che buona.

Neanche a dirlo, sono già proiettato sul 2019, anche se mancano ancora 47 giorni alla fine dell’anno. Al momento è già fissato un ritorno a San Francisco e un molto probabile ritorno in Grecia. In cantiere due nuovi libri in uscita per Hoepli, entro il primo semestre.

Tempo lavorativo ne ho in quantità, per nuovi clienti, formazione o consulenza. Nel caso, sai dove trovarmi.


Photo by Linda Perez Johannessen on Unsplash

In cerca di ispirazione

Questo spazio si prende una lunga pausa.

Nelle prossime settimane cercherò di nuovo l’ispirazione tra paesaggi urbani, musei d’arte moderna e contemporanea, librerie e altri ambienti.

Aggiornamenti meno che sporadici.

Buona estate e buon viaggio.

Di ritorno da un lungo viaggio in Brasile

Dal mio ultimo post sui 10 anni di Pandemia, questo blog è rimasto fermo per un mese. Crisi da pagina bianca? Indigestione da cenoni natalizi? Fuga all’estero? L’ultima ipotesi è quella che si avvicina di più alla realtà: sono stato 5 settimane in Brasile, per piacere e non per lavoro.

Curiosamente il 95% di quelli che si son sentiti dire “vado 5 settimane in Brasile” mi hanno chiesto: per lavoro? Come se fosse in qualche modo una eresia viaggiare per 5 settimane consecutive, anche se in mezzo al periodo di Natale. Ebbene no, non sono andato per lavoro, anche se confesso che sarei molto interessato a valutare una posizione di lavoro in Brasile, magari a Rio de Janeiro. Il Brasile è un gigante in tutti i sensi e merita di essere conosciuto meglio.

Non sono stato in zone più battute dal turismo italiano, come Fortaleza, ma sono stato a Porto Alegre e Rio Grande do Sul, dove le origini europee e italiane sono molto sentite, e a Rio de Janeiro e Salvador de Bahia, più turisticamente globali (anche se c’è da tener conto che il Nord America privilegia i Caraibi e il Messico al Brasile, per via di sconti dei tour operator e dei voli più brevi). L’influenza della cultura europea e italiana si sente e la nostra immagine come paese è e resta forte. L’Italia resta una delle mete più ambite insieme, chissà perché, alla Grecia. Fiat è il leader nel mercato delle auto e se ne vedono tantissime. Tim ha una buona posizione nella telefonia mobile; curioso come la pronuncia in portoghese diventi cim.

Senza commentare l’estensione del paese, comprensibile razionalmente soltanto dopo averci volato su e giù, il Brasile è per molti versi un paese quasi al nostro livello e per altri ancora molto arretrato. I ricchi, su 200 milioni di abitanti, sono già in grado di generare consumi al livello occidentale, rinchiusi però in case protette da alti muri elettrificati, per tenere fuori i malintenzionati. La sicurezza resta un problema nelle metropoli, ma neanche più di tanto drammatico per i turisti, molto tutelati e protetti. Tra il livello di buona ricchezza e la fascia povera delle favelas, che non ho incrociate per ovvie ragioni di sicurezza, c’è una fascia che vorrebbe spendere, ma che ha una bassa disponibilità nonostante tutto. I consumi privilegiano prodotti da “vorrei avere i soldi, ma spendo quello che ho”. Girando per un ipermercato si notano le differenze con l’Europa e la vicinanza con gli USA. Altissimo consumo di soft drink, per esempio, bevute quasi come se fossero acqua, insieme a fiumi di birra. Vino assente, troppo costoso, e acqua minerale consumo da sportivi o poveretti, che al limite aggiungono polveri aromatizzate alla frutta, molto in voga.

Le considerazioni di cui sopra valgono anche per il mercato tecnologico. Tutti vorrebbero iPhone e iPad, ma pochi possono permetterseli. Quindi si vedono fiumi di smartphone Samsung di fascia media e ancora molti Nokia Symbian. iPhone 5 non pervenuto e non distribuito, a quanto sembra. Il Brasile è il secondo mercato globale per Twitter, che ha annunciato recentemente un nuovo ufficio locale, e uno dei primi per Facebook. Non è un caso se Comscore afferma che i brasiliani spendono in media 9,7 ore al mese sui social network, tra i primi al mondo. Facebook è consultato da adolescenti e nonni per tenersi in contatto con la famiglia e gli amici. Più comune chiedere il contatto Facebook che il numero di telefono, sperimentato sulla mia pelle.

Non ho numeri per affermarlo, ma a vedere in giro il traino che il Brasile sta avendo sembra molto basato sull’edilizia e sulle infrastrutture, anche in ottica Olimpiadi e Coppa del mondo di calcio, sui quali si fondano molte aspettative. Strade, stadi sono le infrastrutture su cui si sta investendo di più, a vedere i cantieri.

Il Brasile ha molte somiglianze con l’Italia, soprattutto del sud. Il consumo di tv è elevato e quasi tutte le sere in prima serata c’è una telenovela di grande ascolto, che coinvolge tutte le età e i livelli culturali. Le offerte internet sono quasi tutte triple play, ovvero comprendono telefono e tv via cavo, per un costo pari a una decina di euro. Altra opzione di consumo più sofisticato, ma forse ancora non alla portata di tutte le tasche, è la tv via satellite di Sky, che punta su HD come forza di vendita. I centri commerciali hanno prezzi e prodotti da mercato occidentale, anche se il governo ha da tempo politiche che incentivano gli investimenti in industrie locali, così che su quasi la totalità dei prodotti si trova la scritta “industria brasiliana“. Non ho approfondito, ma molti dei beni importati, compreso l’hi-tech, hanno una forte tassazione che li penalizza, privilegiando quindi le alternative locali o le fabbriche di investitori stranieri in Brasile.

Proprio nel mese di dicembre Amazon ha aperto il Kindle Store in Brasile, annunciando l’arrivo di Kindle a un prezzo quasi doppio rispetto agli USA, per via credo di tali tasse. Girando per le librerie sotto Natale ho notato una forte presenza di titoli globali, come Il seggio vacante o la trilogia delle sfumature. Ho trovato anche titoli americani già tradotti in portoghese e non ancora arrivati in Italia, segno della vivacità del mercato. Altra curiosità è data dall’imponenza delle edicole, ricolme di riviste su riviste. Negli aeroporti è frequente qualcuno che propone abbonamenti a riviste, al posto delle carte di credito, segno probabile dell’espansione di tali consumi, relativamente a basso costo ma capaci di trainare altri consumi o di far sognare chi non ha molto da spendere.

La rete di aeroporti è da primo mondo e TAM una compagnia più moderna di Alitalia sui voli interni in Brasile. Negli aeroporti, superato il controllo di sicurezza che non prevede limite per i liquidi o separazione dei pc, ti accoglie una rete wifi gratuita con accesso riservato ai possessori di carta d’imbarco e decine di torrette per ricaricare cellulare o computer. Due servizi difficili da trovare in quasi tutti gli aeroporti italiani o europei, alla faccia di chi è sviluppato e chi è in via di sviluppo.

Il sistema di trasporti, almeno sulle tre città più importanti che ho visitato, è molto fondato sugli autobus. Metro disponibile a Porto Alegre e Rio de Janeiro, ma con una sola linea in espansione. Il prezzo del biglietto è di 2,80 R$ pari a poco più di un euro e vale solo una corsa. Notare come il fenomeno dei portoghesi è assente, visto che il bigliettaio è su ogni bus e per andare a sedersi è necessario superare un tornello dopo aver pagato (o dopo aver passato l’abbonamento RFID). Questo mi da spunto per segnalare come la forza lavoro sia molto più estesa che in Europa o in Italia, probabilmente per il basso costo del lavoro. Al supermercato c’è chi ti imbusta la spesa e nei negozi i commessi si sprecano. Una conseguenza è che i giovani, seppur con lavori a basso reddito, lavorano tutti d’estate, e molti studenti universitari lavorano studiando.

Il Brasile è un paese così ampio che risulta impossibile da classificare uniformemente. Salvador ha uno stile molto rilassato e una popolazione al 70% nera, Rio una popolazione molto più mista e molto orientata al business (San Paoo probabilmente ancor di più, ma non ci sono stato), e Porto Alegre una popolazione molto più europea (come DNA di origine) e ritmi simili a quelli dell’Europa, vuoi forse anche per il clima sub tropicale più vicino a quello temperato dell’Europa. Preso nel suo insieme, il Brasile ha ancora un fortissimo margine di crescita, anche sul piano del turismo, e la media dei redditi e dei consumi, bassa, avrà bisogno ancora di molto tempo per uniformarsi a quella del mondo più sviluppato.

Una critica che i brasiliano fanno a sé stessi è sull’amministrazione pubblica, considerata autoreferenziale e corrotta, sul piano locale, statale e federale. Non ho trovato nessuno soddisfatto. Tutto il mondo è paese, verrebbe da dire.

In 5 settimane posso dire di aver avuto la possibilità di scoprire tre facce del Brasile diverse tra loro, di aver vissuto da cittadino in famiglia con la possibilità di cogliere alcune abitudini locali e di aver aperto una finestra su un mondo con il quale dovremmo già ora fare i conti. Il baricentro dell’influenza globale si sta allontanando dall’Europa, verso l’Asia e il Brasile. Meglio attrezzarsi, cercando di cogliere le opportunità dove si creano e si sviluppano. Senz’altro questo è il primo capitolo di un libro tutto da scrivere.

Kindle, il compagno di viaggio ideale

kindle Dopo un beato mese lontano dal blog, rieccomi alla tastiera a raccontare la positiva esperienza di viaggio insieme a Kindle.

Kindle, il lettore di ebook di Amazon, mi è stato regalato a fine novembre da un generoso amico e ho pensato di portarlo con me all’estero, per testarne l’efficacia. Senza bisogno né di Internet, né di pc ho potuto leggermi cinque libri, di cui uno acquistato al volo dal negozio di Amazon, e alcuni giornali e riviste (International Herald Tribune e Time). Ho risparmiato peso e volume in valigia, ho letto quello che volevo (circa 3000 pagine), sono rimasto aggiornato con le ultime notizie e mi sono intrattenuto piacevolmente con questi contenuti in spiaggia, al sole e in viaggio, in altri momenti.

Una esperienza più che positiva per comodità, risparmio, qualità dei contenuti, valorizzazione del tempo lontano da altri schermi.

Nel frattempo l’edicola per Kindle si è allargata a 1400 giornali, grazie all’offerta di NewspaperDirect disponibile per Kindle e Instapaper, l’applicazione per collezionare articoli raccolti online, è ancora più pratica e funzionale, oltre che gratuita. Non mancano quindi le ragioni per considerare Kindle una manna, a prescindere dai nuovi tablet in arrivo, che credono faticheranno ad essere utilizzati alla piena luce del giorno (lo schermo di Kindle non è retroilluminato).

Non siamo ancora alla perfezione – i libri in italiano sono quasi inesistenti, i giornali pochi, le riviste zero – ma per chi legge in inglese e viaggia molto, Kindle è veramente il compagno di viaggio ideale.

Potrei starne a parlare ore, ma mi fermo qui. Se hai curiosità o domande, sono a tua disposizione, qui o in privato.

Buona lettura!