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Leggere e scrivere per imparare, sul serio

Questa mattina, riprendendo un link che avevo messo da parte, sono saltato di blog in blog, fino a elaborare un pensiero. Quanto segue ne è la sintesi.

  • Per anni ho sbagliato: letto molto e analizzato poco
  • Stultitia, l’ignoranza di chi legge, ma non scrive
  • Social, nuovo, breve, veloce e online
  • Leggere meno, annotare e riflettere di più
  • Dove scrivere? Sul tuo blog

Per anni ho sbagliato: ho letto molto e analizzato poco

Due passaggi, negli ultimi 20 anni, hanno contribuito in maniera determinante a sviluppare chi sono: aprire un blog e leggere libri in formato ebook.

Aprire un blog è stato il primo tassello di una riflessione, in pubblico, sui temi che mi stavano a cuore. Un po’ per la bulimia dei tanti temi di cui sono appassionato, un po’ per l’innamoramento con il mezzo, ho finito per avere un approccio da segnalatore. Condividevo link di risorse, notizie sulla tecnologia emergente, commentando l’evoluzione dei media con la trasformazione digitale. Li ho usati anche per coltivare relazioni, certo, ma questo non è l’oggetto di questo post.

L’errore che ho fatto per anni, senza rendermene conto, è l’illusione che collezionare articoli, classificarli, leggerli velocemente e condividerli online – prima sul blog, poi su Tumblr, su FriendFeed, su Twitter, su Facebook, su LinkedIn – fosse di per sè un modo per imparare cose nuove. C’è anche chi gli ha dato un nome: trasmissionismo:

The biggest problem with simply consuming is the problem of “transmissionism”, a belief that simply consuming content (in this case reading a book line by line) leads to attaining knowledge. This problem is present in any form of content consumption, wether it’s a TED talk, podcast, interesting talk in your local conference or the university lecture. Knowledge can’t be transferred that simply.

https://shime.sh/fighting-content-overload

Sì, certamente ho approfondito argomenti che mi hanno permesso di scrivere libri e articoli come giornalista freelance, creare una reputazione su alcuni temi a me cari e costruirmi un lavoro dal nulla, o quasi. Ciò che non ho fatto è mettere a frutto questo bagaglio informativo e sistematizzarlo, così da poterlo capitalizzare, n volte di più di quanto abbia fatto.

La lettura è cresciuta esponenzialmente con l’arrivo del mio secondo ebook reader, nel novembre del 2009. Da allora non sono più stato dietro ai libri da leggere, aggiungendone di nuovi nella mia biblioteca digitale, più di quanto io sia capace di leggere e ho letto tanto.

Sono arrivato a leggere 156 libri in un anno e lo stesso contarli era di per sé una fonte di dopamina. A un certo punto ho capito che passavo troppo tempo a collezionare, sullo scaffale virutale con spazio tendente a infinito, libri che non avrei mai letto. Ho cercato di limitare la scoperta di nuovi titoli, riducendo le fonti di raccomandazione, cercando di darmi una priorità, ma non è stato facile. Periodicamente sono ricaduto nello stimolo del nuovo.

We are biased towards novelty. Our brains have evolved to seek it and we get a dopamine response to it. Every social network is exploiting this in an extreme way. This craving for new things, in addition with intelectual signaling with quantity of books we have read, leads us to read new books. We think that the way to getting smarter is to read a new book. That the next book we will read will give us that missing part of the puzzle

https://shime.sh/fighting-content-overload#lindy-books

Ho continuato a leggere tanto, ho preso l’abitudine di sottolineare passaggi che mi colpiscono durante la lettura. Ho anche preso l’abitudine di esportare tutti i passaggi dall’ebook reader e caricarli su un sito dedicato. In qualche caso li ho anche parzialmente commentati e condivisi in alcuni post, ma qui mi sono fermato, vittima della stultitia.

Stultitia, l’ignoranza di chi legge, ma non scrive

Stultitia è una parola latina, che ho trovato riportata in un articolo in inglese, che riprende scritti di Michel Foucalt. Non sapevo che questa parola, stoltezza in italiano?, potesse essere usata per definire lo stato mentale, agitato e distratto, di chi passa da una lettura all’altra, senza interruzione e senza riflessione (e senza analizzare e scrivere su ciò che ha letto):

Writing, as a way of gathering in the reading that was done and of collecting one’s thoughts about it, is an exercise of reason that counters the great de?ciency of stultitia, which endless reading may favor. Stultitia is de?ned by mental agitation, distraction, change of opinions and wishes, and consequently weakness in the face of all the events that may occur; it is also characterized by the fact that it turns the mind toward the future, makes it interested in novel ideas, and prevents it from providing a ?xed point for itself in the possession of an acquired truth

https://foucault.info/documents/foucault.hypomnemata.en/

Se non nell’agitazione, mi riconosco nello stato di distrazione, che mi ha colpito in passato e mi colpisce saltuariamente. Cosa faccio di solito quando mi sento così? Apro siti d’informazione quasi automaticamente, alla ricerca di novità, più per procrastinare che per informarmi. Così è successo nel mese di marzo, quando l’emergenza sanitaria da COVID-19 mi ha fatto ricadere in questo stato mentale, pur cercando di impiegare al meglio il tempo.

Da fine marzo, un mese fa, ho deciso di tornare a scrivere qui e condividere informazioni utili ad immaginare gli scenari che ci attendono. Un po’ per esorcizzare il bollettino quotidiano di morti e contagiati, un po’ per cercare di applicare il concetto di rielaborare quanto letto per impararlo meglio.

Da aprile il tutto ha preso una piega ancor più riflessiva, quando ho cominciato sistematicamente a prendere appunti e organizzare ciò che stavo leggendo, online e offline. Lo stato mentale è immediatamente migliorato: più sereno, più pacifico, più orientato al futuro.

Social, nuovo, breve, veloce e online

I social media in questo contesto non sono certo la cura, anzi. Contribuiscono a rafforzare la tendenza a occuparsi del presente, del nuovo. Per avere una continua scarica di dopamina che aiuta a dimenticare il contesto in cui viviamo e, per poco tempo, a contenere l’ansia e la paura. Non sono la soluzione, ma contribuiscono alla malattia.

Un effetto collaterale è l’illusione di non sentirsi soli, pur in isolamento, immaginando di imparare e aumentare la propria conoscenza, condividendo la propria sulle piattaforme social, invece di coltivare uno spazio proprio online:

It is psychological gravity, not technical inertia, however, that is the greater force against the open web. Human beings are social animals and centralized social media like Twitter and Facebook provide a powerful sense of ambient humanity—the feeling that “others are here”—that is often missing when one writes on one’s own site. Facebook has a whole team of Ph.D.s in social psychology finding ways to increase that feeling of ambient humanity and thus increase your usage of their service

https://dancohen.org/2018/03/21/back-to-the-blog/

L’intimità d’ambiente che sentiamo quando partecipiamo alla conversazione sui social media è un’illusione che confina la persona in un eterno presente, dove ciò che legge e scrive è funzionale a visualizzare più pubblicità e a generare contenuti che stimolano l’attenzione e la partecipazione degli altri membri del social network.

Non c’è approfondimento e niente dura per più di qualche ora o di qualche giorno, influenzando il nostro comportamento anche quando navighiamo su altri lidi del web:

Not many people read this blog, but those who do typically just read the most recent posts — three days back, max. I add links to earlier posts, but almost no one clicks on them. People don’t click on tags either. And I think that’s because we have all been trained by social media to skim the most recent things and then go on to something else. We just don’t do deeper dives any more

https://blog.ayjay.org/on-blogging/

È più facile e apparentemente più appagante condividere link spiccioli o anche opinioni e brevi testi su LinkedIn o Facebook che aprire un proprio spazio online dove l’attenzione non è immediata. Peccato che quanto scrivi su LinkedIn è in balia dell’algoritmo di LinkedIn e non ha assolutamente alcuna profondità, perché si perde nel flusso dei contenuti di tutti. Sì, il link rimane sul tuo profilo personale, per essere visto e letto a distanza di tempo, ma chi si prende la briga di andarlo a cercare, quando c’è il flusso da seguire?

Leggere meno, annotare e riflettere di più

Negli ultimi anni ho ridotto il numero di libri letti, riequilibrando il tempo dedicato ad altre forme di approfondimento, di intrattenimento e di relazione. Ciò che intendo fare d’ora in avanti è continuare a leggere in abbondanza, con l’avvertenza che ogni libro letto, se apprezzato, dovrà essere annotato e rielaborato, prima di affrontare la lettura di un nuovo libro. Roam, in questo senso, è un ottimo incentivo a dedicare tempo all’organizzazione e alla connessione di note e idee.

Magari anche leggere due volte lo stesso libri, una dietro l’altra, per apprezzarlo meglio:

Il mondo è complesso. Tentate di dare un’occhiata a un libro alla settimana. Se dopo venti pagine la vostra visione delle cose non si è ampliata o non è cambiata, mettetelo da parte. Se, al contrario, avete trovato un libro che ogni due pagine trasmette nuove conoscenze, leggetelo fino alla fine. E leggetelo subito due volte, una dietro l’altra, senza frapporre altri libri. L’efficacia di una doppia lettura non è due volte quella di una lettura singola, bensì, nella mia esperienza, circa dieci volte tanto. La raccomandazione di rileggere vale naturalmente anche per gli articoli lunghi.

Smetti di leggere le notizie di Rolf Dobelli

Dove scrivere? Sul tuo blog

Una parte di queste riflessioni e rielaborazioni possono godere di uno stimolo in più, dall’essere condivise in pubblico. Un blog diventa quindi lo spazio personale ideale dove raccogliere idee frutto della lettura di libri e di articoli. Non meramente per segnalarli e consigliarne la lettura, ma per assimilarli meglio.

In passato ho segnalato molto e rielaborato poco. Nella scala ideale dell’apprendimento per stile di lettura mi sono fermato al quinto gradino.

  • In order to learn, I’ve come up with a list of reading techniques sorted by quality of learning:
    1. speed reading – the worst for learning
    2. listening a book as an audiobook
    3. normal reading
    4. reading and higlighting text that’s interesting
    5. reading and copying text from the book as notes
    6. reading and copying text from the book as notes and working on notes with progressive summarization
    7. reading and writing a summary in your own words at the end of each chapter
    8. reading with Cornell note-taking system and Feynman technique – asking questions while reading and then answering them in your own words at the end of each chapter

È il momento di salire la scala e Pandemia sarà un ottimo strumento per condividere alcune di queste analisi.

11 risposte su “Leggere e scrivere per imparare, sul serio”

Assolutamente illuminante, come lo è stato giorni fa l’ascolto del tuo audiobook soprattutto quando dicevi: “il miglior modo per fissare le tue conoscenze appena apprese è di insegnarle ad altre, quindi apri un blog, scrivi le tue riflessioni”. Proprio adesso stavo riorganizzando il flusso di media su Feedly perché, come te, non riesco a starci più dietro. Se aprirò un blog nei prossimi giorni sarà anche per l’ispirazione che mi hai offerto. Grazie

Luca, bello e davvero interessante. L’ho letto più volte, perché ogni riga porta uno stimolo positivo. E sai quanto tu possa trovarmi concorde sul fatto di depositare, riflettere. Darsi lo spazio giusto.
Grazie.

Ciao Luca.

Rielaborare per apprendere sembra anche a me indispensabile.

Interessante Roam. Lo studierò.

Pensieri di temperanza:
– Trovo ci sia qualcosa di freudianamente anale nel voler registrare tutto quello che uno legge (certo se uno *deve* veicolare il proprio flusso, è altra storia).
– la produttività dipende più dalla misura in cui uno lavora per obiettivo o dal medium?
– non ho ancora trovato approccio più efficace per la creatività che avere una esperienza laterale che lasci spazio per far emergere quello che ho processato inconsciamente. Cosa che di per sé apre una finestra sulla rielaborazione inconscia, sfacciata rispetto ai faticosi tentativi di imbrigliare l’apprendere.

Altro: hai fatto il famoso MOOC Learning how to learn? Se negativo, te lo consiglio.

Ciao.

Caro Giuseppe,

il famoso corso MOOC: mi sono iscritto, ma poi non l’ho fatto. Ho seguito la newsletter della docente e in un numero l’ho colta in un comportamento che non mi è piaciuto per niente e mi è passata la voglia di seguire anche il corso.

Su Freud: mi piacerebbe che mi spiegassi meglio, ma magari ti scrivo una email

Sulla produttività: credo non sia un valore fine a se stesso, ma da indirizzare, altrimenti è un gioco

grazie degli spunti

Scherzavo sull’anale. Eppure c’è qualcosa di un po’ ossessivo / possessivo nel volere registrare tutto quello che uno legge o no? Non indotto da insoddisfazioni infantili ma dalla tecnologia e da altro. Discorso ampio e pieno di curve.

Non so cosa avrà mai scritto di offensivo la Barb Oakley ma quel MOOC è molto buono. Fra l’altro sintetizza acquis importanti delle scienze cognitive che sono molto utili.

Ciao. G.

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