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La crisi dei quotidiani italiani – Ed. Novembre 2021

Torno a commentare l’andamento di diffusione e vendita dei quotidiani italiani, con i dati di Novembre 2021 pubblicati da ADS e ripresi da Prima comunicazione.

Il fondo non è stato ancora toccato. La perdita di credibilità dei quotidiani italiani, misurata attraverso l’andamento delle vendite individuali, al netto quindi di abbonamenti (quasi solo digitali, eccetto Avvenire sulle parrocchie) e copie vendute in blocco, è netta e continua.

Repubblica, giornale che anni e anni fa compravo in edicola, è sceso sotto le 100.000 copie al giorno, credo per la prima rilevazione. Se poi togliamo la domenica e il venerdì, giorni in cui l’abbinamento con L’Espresso e con Il Venerdì alza la media, in un giorno qualsiasi ci sono meno di 90.000 cittadini che vanno in edicola (fisica o virtuale) e comprano una copia. Il divario con il Corriere della Sera è arrivato a 50.000 copie. 100.000 se consideriamo anche le copie regalate, vendute in blocco o con forte sconto. Pensare che Repubblica fino a pochi anni fa era il numero uno e lo è stato per decenni!

Guarda caso l’altro che crolla di più, sceso abbondantemente sotto 70.000 copie, è La Stampa, sempre del gruppo GEDI. Unire i due giornali è stato un fallimento, anche con lo scambio di giornalisti/direttori che ha reso Repubblica qualcosa di diverso da ciò che è sempre stato, con l’avvento di Molinari, e l’arrivo di Massimo Giannini alla direzione della Stampa, dopo essere stato il vicedirettore di Repubblica per molto tempo. Risultato? Entrambi sono ormai diventati irrilevanti e lo saranno sempre più.

Gli altri, tolti il no-vax La Verità, che cavalca gli estremismi, perdono tutti.

Sul piano finanziario tengono botta, solo perché non pagano più né i lettori, né gli inserzionisti pubblicitari, ma chi compra copie in blocco, con qualche eccezione. Il Fatto Quotidiano ha molti sostenitori politicamente impegnati. Escluso il gruppo di testa, gli altri di fatto sono giornali locali, che esistono perché ci sono ancora comunità locali e politici che li comprano, ci si specchiano e coltivano l’abitudine. Non per questo però dureranno in eterno.

Il digitale attutisce lo schianto, ma non inverte la tendenza, perché i ricavi sono molto più limitati rispetto alla carta e l’incidenza del digitale sui ricavi è di gran lunga sotto il 50%, forse a eccezione del Sole 24 Ore, che si può permettere di vendere appena 30.000 copie in edicola ed essere considerato ancora autorevole.

A che livello si fermerà la perdita di copie? Qual è il fondo per far sì che continuino a esistere? Al di là della sopravvivenza economica, ciò che conta di più dal mio punto di vista è la loro influenza sulla società. L’inadeguatezza e la conversione tardiva al digitale hanno ormai dato spazio ai giganti del web, Google, Facebook, Amazon che continuano a risucchiare, piano piano, tutti i ricavi pubblicitari dei giornali, anche online. Le briciole che gli concederanno saranno giusto la conferma di chi dà le carte e chi comanda davvero.

La guerra è stata persa anni fa. Ciò che sta succedendo ora e che succederà nei prossimi anni è soltanto la conseguenza delle scelte di allora. Invertire la tendenza non è possibile.

In tutto questo scenario c’è chi ha soldi da buttare investendo in un nuovo giornale: La Svolta. Tra non molto ci saranno più giornalisti che lettori di giornali. Sono troppo cattivo?

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