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PANDEMIA Posts

La fine preannunciata delle piattaforme

Cory Doctorow lo chiama ehshittification. Come lo tradurresti in Italiano? Smerdamento?

Here is how platforms die: first, they are good to their users; then they abuse their users to make things better for their business customers; finally, they abuse those business customers to claw back all the value for themselves. Then, they die.

Cory Doctorow

Il tema è la morte delle piattaforme per autosputtanamento. Non mi viene un altro termine.

Doctorow non ha tutti i torti, ma non mi sembra siamo ancora arrivati alla fase finale.

Non direi neanche che è cominciato il declino. Semmai si è arrestata o si è stabilizzata la crescita, cosa ben diversa.

Il tempo dirà se il picco è vicino e se Big Tech lotterà con unghie e denti per evitare la perdita di redditività e di potere.

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I super ricchi e la ricchezza redistribuita

Se ti chiedi perché esistono Elon Musk, Jeff Bezos, Bill Gates e se tutto ciò sia inevitabile, la risposta breve è sì e no.

Sì perché c’è una legge, il modello Yard-sale, che mostra come chi è ricco finisce per diventare sempre più ricco e viceversa. Per evitarlo, o ribilanciare il gioco, serve un modello redistributivo.

Il tutto è spiegato chiaramente da Alvin Chang. Facci un giro perché c’è un sapiente uso di infografica.

Il Sole 24 Ore ha ripreso quel post – lo scopro ora facendo ricerche per scrivere questo post, a proposito dello scrivere e lo ha riproposto nella sezione dedicata ai dati.

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Scrivere, scrivere, scrivere

Scrivere aiuta a pensare. Scrivere in pubblico aiuta a confrontarsi con gli altri. Non bisogna essere laureati in lettere per scrivere. Se non avessi cominciato a scrivere su questo blog 20 anni fa, non sarei qui adesso. Non avrei neanche scritto per vari quotidiani nazionali. Se non sei abituato a scrivere o hai perso l’abitudine, una palestra per scrivere ti può aiutare a familiarizzare di nuovo con la scrittura.

Un consiglio? Il cardiowriting di Matteo Bortolotti può fare al caso tuo. C’è un appuntamento stasera e poi ogni settimana di Febbraio. Ho partecipato all’ultima serata e mi sono divertito molto. Prova. La prima lezione è gratis.

Il CARDIO??WRITING non è un corso di scrittura creativa, è una pratica di scrittura ri-creativa.   
Durante ogni allenamento potrai lanciarti nella stesura di brevi esercizi da 1 a 5 minuti che ti permetteranno di riscoprire la tua creatività e senza spendere troppe parole attiverai il narratore che è in te.   
C’è di più: ogni volta che i tuoi compagni di allenamento condivideranno quello che hanno scritto comincerà uno scambio unico nel suo genere e si creerà un legame tra voi che ti incoraggerà a scrivere e condividere senza timidezza e senza nessun giudizio.

Matteo Bortolotti

Se vuoi esercitarti subito e vuoi un pretesto per farlo, segui l’esercizio che ho pubblicato nella stanza Crescita personale sulla Circle. Iscriviti: è gratis.

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La crescita dello streaming nel tempo della televisione

L’immagine è estratta dalla lettera trimestrale agli azionisti di Netflix (PDF) per commentare i dati dell’ultimo trimestre 2022.

Il colore grigio scuro è la quota di tempo passata a vedere la televisione attraverso lo streaming online. Il rosso, riportato anche con un numero percentuale, è la quota generale di Netflix.

Chissà, a questo punto, quale sarà la quota dello streaming e di Netflix in Italia? Immagino più vicina al Brasile/Messico che a US/UK. Chi trova qualche dato, batta un colpo.

Tra l’altro di streaming si occupa anche The Economist con la storia di copertina sul futuro di Disney, a cavallo del centenario. Da leggere.

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Psicofarmaci anche ai cani

L’articolo apparso sul Financial Times di oggi sembra non essere online, quindi lo copio qui sopra in formato immagine.

Una storia di amicizia col proprio cane. Niente di veramente straordinario per me, se non fosse per un paragrafo, in cui l’autore scrive di somministrare al suo cane ribelle e problematico dei farmaci per l’umore. Sì, psicofarmaci per un cane. Il fatto che l’autore viva negli USA e che consideri normale una cosa del genere – del resto sono farmaci autorizzati, prescritti e venduti – fa pensare.

Cosa non si è disposti a fare per il proprio animale domestico! In che stato alleviamo e cresciamo i nostri animali domestici per dovergli somministrare dei farmaci, perfino per l’umore.

Quando abbiamo superato la soglia della decenza? A mio avviso molto tempo fa.

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Sai che l’alcol è associato al rischio di cancro?

Ho intercettato un articolo/video della televisione canadese CBC sul tema dell’etichetta per l’alcol in relazione al rischio di cancro. Il dibattito è in corso e se ne parla in televisione.

L’articolo con il video:

https://www.cbc.ca/news/health/alcohol-cancer-risk-warning-1.6715769

Il video in 10 minuti riassume la questione e il dibattito. Non sapevo che lo studio della ricerca disponibile oggi ha portato a indicare in 2 dosi di alcol a settimana come la soglia minima che fa scattare un aumento del rischio di cancro. La vecchia linea guida di 15 dosi a settimana per gli uomini e 10 a settimana per le donne non è più validata. Come non è più validato il concetto che un consumo limitato di vino rosso possa essere protettivo verso il cuore. Se questo è lo stato della ricerca internazionale, abbiamo un problema serio perché i nostri nutrizionisti e medici sono ancora fermi alle ricerche meno recenti e continuano a dare un falso senso di sicurezza sul consumo di alcol, ovviamente ben voluto dall’industria.

Facendo qualche veloce ricerca, sembra che in Italia il dibattito non sia ancora veramente partito e che in Europa il primo paese a fare da apripista è l’Irlanda. In realtà, come si vede dall’articolo, varie categorie hanno cominciato a combattere anche solo l’idea di mettere una etichetta perché ovviamente ciò comporterebbe una scelta consapevole del consumatore che finirebbe per ridurre il consumo di vino, birra e altri alcolici.

Da parte mia ho già ridotto il minimo consumo di alcol che avevo, notando che bere contribuisce a peggiorare il mio sonno e l’energia della mia giornata successiva. Posso tranquillamente fare a meno di bere, senza considerare di rinunciare a qualcosa, soprattutto se quel qualcosa fa male.

Di fatto l’etichetta è favorire una scelta consapevole, informare e non proibire. Un’industria non in mala fede dovrebbe avere a cuore i propri clienti, ma purtroppo non è così.

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