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PANDEMIA Posts

La dieta informativa di Luca Conti – Ed. Gennaio 2022

5 anni fa mi divertivo a rispondere ad alcune domande per definire la mia dieta informativa. A distanza di 5 anni esatti voglio rispondere alle stesse domande e vedere cosa è cambiato.

Quali sono le prime informazioni di cui ti nutri al mattino appena sveglio?

Oggi non riesco a non controllare i numeri relativi all’andamento dei vaccini in Italia, nelle 24 ore precedenti, e dei contagi nel mondo. Per avere un’idea di dove siamo arrivati, pensando che queste informazioni mi permettono di sentirmi in controllo di ciò che succede. Ovviamente non è così, perché è difficile fare previsioni, ma non riesco a resistere. Spesso guardo anche gli incassi del box office italiano del giorno prima. Per il resto nulla. Forse qualche volta le prime pagine dei giornali italiani attraverso Telegram, ma sto cercando di smettere.

Leggi, guardi, ascolti notizie mentre fai colazione?

No, ormai privilegio audiolibri o libri, se non nulla.

Cosa impegna la tua mente quanto ti rechi al lavoro?

Nulla è cambiato rispetto a 5 anni fa. Continuo a lavorare da casa, senza spostamenti.

Che rapporto hai con la tv? Ne consumi in quantità o ti tieni a dieta?

Abitudine confermata. Ho solo aumentato i pollici, passati da 40 a 55. Quasi soltanto film ormai, quando voglio io. Raramente brevi video su YouTube, spesso per capire meglio film appena visti.

Prima di andare a letto: un buon libro, un’occhiatina a Twitter o digiuno fino al mattino?

Digiuno totale. Twitter è sparito dalla dieta. Qualche volta libro, ma in genere dormo subito.

Cosa è più nutriente: stampa o web?

Niente più stampa per me, neanche in omaggio. Non la voglio. Anzi, ho comprato un tablet per leggere meglio i PDF dei giornali o dei magazine, quelle poche volte che mi viene voglia di sfogliarli.

La tua app preferita e perché?

Le app più efficienti sono Feedly, che aggrega le fonti che ho selezionato, e Stoop, con le newsletter a cui sono abbonato. Da mobile o da desktop.

In un ecosistema dell’informazione sempre più obeso, come scremi il grasso?

Non faccio neanche più uso di rassegne stampa. Controllo un paio di quotidiani online quando proprio devo sapere cosa succede, soprattutto per la pandemia, e niente altro. Il tempo dedicato al consumo di media si è enormemente ridotto, a favore di più tempo dedicato a rielaborare e produrre, qui e in privato, nel mio sistema di appunti e sulle community a cui partecipo o modero.

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Tredici Gennaio

Giornata intesa nella storia di questo blog. 15 contributi in 9 anni diversi (!)

17 anni fa

Mi intervistava il Corriere della sera, credo probabilmente per la prima volta. L’articolo miracolosamente è ancora online.

Seguiva a ruota il Corriere Adriatico, con un’altra intervista e fotografo al seguito!

16 anni fa

I blog andavano di moda, tanto da raggiungere la copertina del Venerdì.

Ingenuamente argomentavo poi come la gratuita dei contenuti offerti dai blogger potessero poi un giorno essere monetizzati. Fenomeno che si è avverato, ma solo per pochi.

Approvavo la dichiarazione del direttore di Repubblica sulla longevità dei giornali. 16 anni dopo le cose sono andate in maniera diversa.

Un sacco di tempo fa avevo già raggiunto la consapevolezza della necessità di prendere una pausa da internet, anche solo per un giorno. Il mio consumo era già elevato. Troppo.

15 anni fa

Celebravo 3000 post. Credo di averne cancellati poi oltre un migliaio, anche se non ho un dato certo. Con 15 anni in più di blogging l’archivio oggi conta 3300 post. All’epoca ero molto, molto prolifico.

14 anni fa

I blogger conquistano la Cina.

La posta elettronica è sempre la posta elettronica.

11 anni fa

Recensivo alcuni libri sul Web 2.0 scritti da autori italiani.

7 anni fa

Intervista a tutto tondo sui trend tech. Ciò che noto è che la libreria alle spalle all’epoca era gonfia di libri. Oggi non lo è più, dopo aver donato centinaia e centinaia di libri.

5 anni fa

La mia dieta informativa non è cambiata granché, se non con l’azzeramento dei podcast. Scriverò un aggiornamento oggi, a cinque anni di distanza. Grazie a queste traccia mi posso rendere conto quanto le buone abitudini sono consolidate e come ci sia sempre qualche cambiamento nel tempo, anche impercettibile.

3 anni fa

Mi riproponevo la lettura di Democrazia in America, cosa che poi ho abbandonato. A volte non basta neanche prendere un impegno pubblico.

2 anni fa

Segnalavo come abbattere i paywall dell’informazione online. Funziona ancora.

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La crisi dei quotidiani italiani – Ed. Novembre 2021

Torno a commentare l’andamento di diffusione e vendita dei quotidiani italiani, con i dati di Novembre 2021 pubblicati da ADS e ripresi da Prima comunicazione.

Il fondo non è stato ancora toccato. La perdita di credibilità dei quotidiani italiani, misurata attraverso l’andamento delle vendite individuali, al netto quindi di abbonamenti (quasi solo digitali, eccetto Avvenire sulle parrocchie) e copie vendute in blocco, è netta e continua.

Repubblica, giornale che anni e anni fa compravo in edicola, è sceso sotto le 100.000 copie al giorno, credo per la prima rilevazione. Se poi togliamo la domenica e il venerdì, giorni in cui l’abbinamento con L’Espresso e con Il Venerdì alza la media, in un giorno qualsiasi ci sono meno di 90.000 cittadini che vanno in edicola (fisica o virtuale) e comprano una copia. Il divario con il Corriere della Sera è arrivato a 50.000 copie. 100.000 se consideriamo anche le copie regalate, vendute in blocco o con forte sconto. Pensare che Repubblica fino a pochi anni fa era il numero uno e lo è stato per decenni!

Guarda caso l’altro che crolla di più, sceso abbondantemente sotto 70.000 copie, è La Stampa, sempre del gruppo GEDI. Unire i due giornali è stato un fallimento, anche con lo scambio di giornalisti/direttori che ha reso Repubblica qualcosa di diverso da ciò che è sempre stato, con l’avvento di Molinari, e l’arrivo di Massimo Giannini alla direzione della Stampa, dopo essere stato il vicedirettore di Repubblica per molto tempo. Risultato? Entrambi sono ormai diventati irrilevanti e lo saranno sempre più.

Gli altri, tolti il no-vax La Verità, che cavalca gli estremismi, perdono tutti.

Sul piano finanziario tengono botta, solo perché non pagano più né i lettori, né gli inserzionisti pubblicitari, ma chi compra copie in blocco, con qualche eccezione. Il Fatto Quotidiano ha molti sostenitori politicamente impegnati. Escluso il gruppo di testa, gli altri di fatto sono giornali locali, che esistono perché ci sono ancora comunità locali e politici che li comprano, ci si specchiano e coltivano l’abitudine. Non per questo però dureranno in eterno.

Il digitale attutisce lo schianto, ma non inverte la tendenza, perché i ricavi sono molto più limitati rispetto alla carta e l’incidenza del digitale sui ricavi è di gran lunga sotto il 50%, forse a eccezione del Sole 24 Ore, che si può permettere di vendere appena 30.000 copie in edicola ed essere considerato ancora autorevole.

A che livello si fermerà la perdita di copie? Qual è il fondo per far sì che continuino a esistere? Al di là della sopravvivenza economica, ciò che conta di più dal mio punto di vista è la loro influenza sulla società. L’inadeguatezza e la conversione tardiva al digitale hanno ormai dato spazio ai giganti del web, Google, Facebook, Amazon che continuano a risucchiare, piano piano, tutti i ricavi pubblicitari dei giornali, anche online. Le briciole che gli concederanno saranno giusto la conferma di chi dà le carte e chi comanda davvero.

La guerra è stata persa anni fa. Ciò che sta succedendo ora e che succederà nei prossimi anni è soltanto la conseguenza delle scelte di allora. Invertire la tendenza non è possibile.

In tutto questo scenario c’è chi ha soldi da buttare investendo in un nuovo giornale: La Svolta. Tra non molto ci saranno più giornalisti che lettori di giornali. Sono troppo cattivo?

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Dodici Gennaio

19 anni fa

Segnalavo un articolo dell’Espresso che parlava di blog. Non è più raggiungibile.

18 anni fa

Mi intervistava il Corriere della Sera, proprio sui blog. Una delle prime presenze media del sottoscritto.

8 anni fa

Provavo a ridurre l’uso dei social network e ne documentavo i risultati. Oggi il tempo dedicato a Facebook e Twitter è pari a zero. Ci è voluto del tempo, ma ci sono riuscito. Dipendenza vinta. Il bello è che ho perso completamente la voglia di partecipare su piattaforme terze, anche open ed etiche. Non mi va. Mi sembra di perdere tempo. Non ho voglia di essere ospite di terzi e per condividere ciò che mi sta a cuore ho questo spazio e la mia community privata. Non ho bisogno di altro. Non sento il bisogno di altro.

5 anni fa

Raccontavo dell’esperienza di avere un secondo dispositivo dedicato solo alla distrazione.

4 anni fa

Annunciavo che una delle puntate del mio podcast sull’equilibrio digitale sarebbe stata sul tema dell’eredità digitale. Ormai quindi sono più di 4 anni che ho un progetto in testa su questo tema, fermo nel cassetto. Chissà, magari un giorno lo tiro fuori.

3 anni fa

Era l’inizio del mio periodo sabbatico e si vede: ho pubblicato 3 post. Una vignetta, una citazione e un video su Fortnite.

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Undici Gennaio

18 anni fa

Segnalavo l’uscita di un nuovo album di Ludovico Einaudi, che seguo ormai veramente da tanto tempo

5 anni fa

Proponevo una presentazione su SEO e contenuti.

4 anni fa

Sei quel che leggi.

3 anni fa

Salute e produttività

Segnalavo anche la previsione di Scott Galloway su Big Tech alla conquista della sanità. Previsione che non si è avverata, almeno non così velocemente. Anche se il tentativo c’è stato e c’è.


Ieri ho saltato un giorno e tanti altri ne salteranno. L’esercizio è utile e divertente, ma portarlo avanti per due blog tutti i giorni non è realistico. Se saltasse un giorno, alla fine va bene lo stesso. Un effetto collaterale è che leggo post inutili e li cancello. Oggi altri 3.

Noto anche che gli anni più prolifici sono più o meno sempre gli stessi. Cicli della vita?

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Nove Gennaio

Nove post in sette anni.

18 anni fa

Mi compiacevo della traccia lasciata su Archive.org

16 anni fa

Si espandeva WordPress.com

15 anni fa

Non c’era Raiplay ma la RAI stava cominciando a investire online

14 anni fa

Polemiche tra giornalisti, Beppe Grillo e i blogger

7 anni fa

Misuravo il tempo passato sullo smartphone e già dedicato troppo tempo a WhatsApp, prima che degenerasse. Meno di mezz’ora al giorno è niente rispetto a oggi.

5 anni fa

Magnificavo il concetto di uno strumento per ogni funzione.

Discettavo anche di Alexa e della navigazione vocale. A distanza di 5 anni credo che le previsioni di un boom della navigazione vocale siano stato eccessive.

3 anni fa

Promuovevo Vice. Molti hanno invece scoperto Adam McKay con Don’t look up meno di un mese fa, solo perché l’algoritmo di Netflix glielo ha sbattuto in faccia.

Più un video di The School of Life che fa sempre bene

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