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Innovazione e tecnologia: chi vince e chi perde nel 2017

prof Galloway

Finalmente è online la presentazione che Scott Galloway ha tenuto a DLD17. Il professore della New York University, con uno stile brillante, mostra dati succosi sulle grandi aziende del settore tecnologico e non solo, tracciando tendenze per il 2017. Tra le aziende di cui si parla ci sono i quattro cavalieri dell’apocalisse (Apple, Amazon, Facebook, Google), a cui si aggiungono Twitter, Netflix, Uber, Zara, FitBit, Snapchat e Spotity. A seguire ho tratto alcune delle slide più significative, commentandole. Continue reading “Innovazione e tecnologia: chi vince e chi perde nel 2017”

Internet in Italia non cresce più

banda larga

A leggere i dati Audiweb di febbraio 2016 è evidente come la crescita di internet in Italia si sia ormai arrestata. In un anno i navigatori nel giorno medio sono cresciuti dello 0,5% e nel corso del mese dello 0,2%, per un totale rispettivamente di circa 22 milioni e 28,5 milioni.

Questa la tabella di febbraio 2016:

audiweb

Il mobile continua a crescere e conquistare quote di traffico a scapito del pc, soprattutto per gli under 34. Notevole inoltre come le donne si colleghino circa 30 minuti al giorno più degli uomini dal proprio smartphone.

donne internet

A leggere questi dati sembra che circa metà degli italiani (se escludiamo i minori, meno della metà) viva benissimo senza internet. Solo il 35,4% degli italiani residente nel sud e nelle isole si collega in media una volta al giorno e nel Nord Ovest arriviamo al 41,9%. Se consideriamo febbraio un mese invernale, non abbiamo neanche la scusa delle condizioni climatiche.

Nonostante tante chiacchiere, chi non si collega a internet continua a non collegarsi. Il divario digitale, da intendere più in senso culturale che infrastrutturale, continua a crescere e non si vedono politiche all’orizzonte per invertire questa tendenza.

Gli investimenti di ENEL per aumentare la copertura della banda ultralarga sono meritori, ma non investono un centesimo nell’alfabetizzazione digitale, quindi sono destinati ad avere un impatto prossimo allo zero su queste cifre. Chi si connette già, sarà felice e si connetterà più velocemente. Chi non si connette oggi, non ha ragione per connettersi domani, anche con 100 Megabit al secondo di banda.

Quando cominceremo a fare qualcosa in questo senso?

Il mercato degli ebook in Italia nel 2015, secondo AIE

L’AIE, l’associazione degli editori, ha diffuso alcuni dati sul mercato editoriale in Italia nel 2015. Dal comunicato ho estratto i dati relativi agli ebook.

La lettura di e-book rallenta nel 2015 (elaborazioni Ufficio studi AIE su dati Istat, -5,6% = 277.000 persone in meno) ma continua a riguardare una parte di popolazione italiana sostanzialmente stabile di 4,5-5milioni di persone. […] Anche la lettura di e-book tra i 15-19enni è quasi il doppio (15,3%) rispetto alla media: 8,2%.

Gli editori hanno pubblicato nel 2015 62.250 (elaborazioni Ufficio studi AIE su dati IE – Informazioni Editoriali) diversi titoli in formato cartaceo, a cui si aggiungono ben 56.727 titoli in digitale: gli ebook rappresentano il 91,1% delle novità pubblicate nell’anno.

 

La vendita di ebook nel 2015 ha raggiunto, secondo le stime dell’ufficio studi AIE, i 51 milioni di euro: il 4,3% delle vendite trade.

Ciò che sembra chiaro è che l’ebook ha interrotto la sua crescita. Il mercato del’editoria si è rivelato, almeno in Italia, conservatore sia sul lato della domanda, sia sul lato dell’offerta. Del resto i lettori forti, quelli che leggono almeno un libro al mese, sono quelli che sono e chi legge un libro all’anno o poco più, perché dovrebbe comprare un ebook reader?

Buono il fatto che quasi tutte le novità ormai escano nel doppio formato, segno che gli editori hanno capito che devono esserci, seppur ci sarebbe da discutere sulla politica di prezzo. 4,3% di fatturato del digitale, comparato con il resto d’Europa, Regno Unito, Stati Uniti, ci posiziona al terzo mondo o dietro. Credo che il Brasile abbia tassi di penetrazione superiori.

Gli amici di Streetlib, commentando queste cifre, sarebbero subito pronti ad aggiungere che questi dati non comprendono tutti gli ebook del selfpublishing, che parzialmente vengono pubblicati senza ISBN e quindi sono difficili o impossibili da tracciare, compreso Amazon che non pubblica i suoi dati e che viene solo stimato da Nielsen nel suo valore intero, sulla base della vendita dei grandi editori (supposizione mia). Tutto vero, ma non credo cambi di molto la situazione.

Il libro digitale non ha avuto in Italia l’impatto che ci si poteva immaginare qualche anno fa e non credo che nel 2016 cambierà nulla. Se il lettore medio continua a preferire la carta, non c’è ragione per cui qualcuno gli faccia cambiare idea e lo stesso lettore medio non è esposto al selfpublishing più di tanto, se non forse navigando su Amazon, ma c’è da considerare che le librerie online contano per il 13,9% del mercato dei libri, ebook esclusi. Ciò significa che oltre l’86,1% dei lettori non ha contatti con il selfpublishing, salvo per ciò che viene catturato dai grandi editori e ripubblicato (vedi 50 sfumature).

Da lettore forte considero questo scenario una iattura. L’Italia resta indietro sull’ennesimo mercato digitale e non ha colto l’opportunità del digitale per promuovere la lettura su un nuovo pubblico di lettori, soprattutto giovani, se non marginalmente.