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Pixelfed: la risposta indie e federata a Instagram

Senza pubblicità, senza tracciamento, senza algoritmi che manipolano quello che vedi, open source, gratuito e federato. Questo è Pixelfed, la risposta dal basso a Instagram. Pixelfed è l’alternativa etica che permette di condividere foto senza fare il mezzadro digitale a favore di FACEBOOK. Certo, se apri un profilo non viene dietro tutto il seguito che ti sei creato su Instagram, per nulla.

Aprire un profilo è questione di un minuto e le funzionalità sono in tutto e per tutto simili a Instagram, algoritmo e pubblicità a parte. Puoi scegliere tra uno dei diversi server federati che si avvalgono della piattaforma di Pixelfed. Io mi sono iscritto su piconic, trovato per caso navigando tra amanti dell’indieweb, del web independente e decentralizzato (caveat: se passi il tuo tempo dentro i recinti chiusi di Facebook, probabile che di servizi simili non ne sentirai mai parlare. Per questo i blog oggi sono più importanti e utili di quel che pensi)

Se ti piace l’idea e sei già attivo su Instagram, ora puoi capire l’importanza degli standard aperti e dell’interoperabilità delle piattaforme e del social graph (la tua rete di contatti). No, non c’è un modo né di importare i tuoi contenuti, ne i? tuo network. Amen. Lo scopo di Pixelfed è di offrire un’alternativa etica e non certo di fare concorrenza diretta a un colosso da un miliardo di utenti, almeno non in questa fase. In futuro chissà.

Intanto ho aperto un profilo su piconic. Se vuoi iscriviti anche tu e colleghiamoci.

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Repubblica, plagio e condivisione

Alcuni vizi del giornalismo italiano sono duri a morire…

Chissà perché, quando leggo un articolo di esteri su un giornale italiano, mi viene in automatico pensare che sia stato ispirato da un articolo già pubblicato altrove. Spesso e volentieri, facendo una banale ricerca, risulta vero.

Il risultato è che non ho alcuna intenzione di finanziare i giornali italiani, né pagando, né con la pubblicità (vedi NextDNS).

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Effetto Coronavirus sul mondo del cinema

Il ciclone COVID-19 travolge tutto e tutti e il mondo del cinema si trova di fronte a un’accelerazione imprevista, forse decisiva o forse no, nel cambiare il modello di business.

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Coronavirus: dispacci dal mondo

The New York Review of Books ha un pandemic journal dove i collaboratori della rivista, sparsi per il mondo, raccontano come stanno vivendo l’emergenza Coronavirus nel proprio paese. NYRB avrebbe potuto gestire meglio il tutto con un blog multiautore, ma si sa che il mondo dell’editoria libraria non è esattamente il più tecnologico… C’è da accontentarsi della finestra sul mondo, anche se il formato non è quello ideale.

Pandemic Journal

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Ritorno al blogging, grazie al Coronavirus

Nel mio Feedly entra un nuovo blog collettivo pensato per riunire vecchi blogger e tornare a segnalare link e altre amenità, col pretesto del dover stare in casa causa Coronavirus. Il blog si chiama Indoor Voices e ha decine di blogger associati.

Sarebbe bello replicare l’idea con un network di blogger o ex blogger italiani. Non ho la forza di andare a recuperare contatti e a invitare gente, ma se c’è qualche volenteroso che volesse mettere in piedi qualcosa, sarei ben felice di dare un contributo. Intanto mi leggo Indoor Voices.

Indoor Voices

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Abbattere muri, abbattere paywall

Per caso mi sono imbattuto nell’ennesima estensione per il browser (Firefox), che permette di bypassare i paywall di numerose testate italiane e internazionali. A quanto pare lo stratagemma è di far credere al sito che chi sta naivgando sul sito è lo spider di Google. Provare per credere.

https://github.com/iamadamdev/bypass-paywalls-firefox

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La miseria dei social media

Una meta analisi di 124 studi sugli effetti dei social media sul benessere mentale ha trovato un nesso correlazione. Più li usi, più cala la salute mentale.

Vedo già in ultima fila una mano alzata e qualcuno che dice che correlation is not causation e che chi usa di più i social media potrebbe essere già depresso. Ai posteri l’ardua sentenza.

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Contro il consumismo culturale

Il film del momento. Le serie tv del momento. Il libro del momento. I media (= i giornali online) prosperano nel segnalare continuamente cosa dovremmo leggere, vedere, soprattutto in tv e in streaming. Presi dal correre tutto il tempo sulla ruota del criceto, vogliamo investire al meglio quel poco tempo libero che ci rimane, vero? O ci facciamo consigliare dall’algoritmo, come nel caso dello streaming, o seguiamo i consigli delle nostre fonti preferite, che vengono anche dal social web. Anzi, che rimbalzano sul social web. Ogni settimana escono nuovi film, nuovi libri, nuove serie. Sono così tante e numerose che neanche gli addetti ai lavori riescono a starci dietro. Figuriamoci un pover’uomo (o povera donna) che ha da portare a casa la pagnotta, curare la famiglia e nel frattempo sopravvivere. Spesso ci dimentichiamo, come in tutte le attività in cui andiamo avanti col pilota automatico senza pensare, che ciò che i nostri consumi (alimentari e culturali) influenzano e ci rendono chi siamo. Col colesterolo alle stelle, i trigliceridi che sappiamo e una soglia di attenzione che ci fa sbadigliare appena vediamo un piano sequenza che dura più di un minuto, senza esplosioni o dialoghi. Ce lo meritiamo, se questa è la nostra vita.