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Nascondere le applicazioni ti cambia la vita

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Vivi meglio

Apex Launcher, l’app per Android che permette di personalizzare la home dello smartphone e il lancio delle applicazioni ha introdotto una funzione perfetta per aggiungere quel piccolo attrito sufficiente a cambiare comportamenti. Per non prendere il telefono in mano e, lasciandosi andare alla noia momentanea, avviare la prima app informativa che ti viene a genio (Twitter, Feedly, Repubblica+, il browser, l’app del tuo magazine preferito, Pocket o il New York Times), basta aggiungere queste app alle app nascoste e ovviamente averle già cancellate o non averle inserite nella home.

A questo punto, ogni volta che la noia prende il sopravvento e ti trovi il telefono in mano, le uniche app che posso lanciare sono il meteo, il lettore di ebook, la programmazione del cinema, l’app per il fitness e altre app che non contengono flussi di informazioni (banca, Spotify, telefono, messaggi, Signal). L’unica tentazione viene dall’avviare una conversazione su … Continua a leggere

Dieta informativa Ed. Maggio 2019

Esperienze

L’evoluzione personale verso una maggiore consapevolezza nell’uso della tecnologia (e dei media) segna un nuovo passaggio chiave che voglio condividere qui.

Pur con una selezione di contenuti verso la qualità, sono passato da un elevato consumo televisivo (a colpi di programmi registrati in tarda serata) a un elevato consumo di internet seduto alla scrivania. Dal consumo di film noleggiati in VHS a un alto consumo di film e serie tv scaricati o in streaming. Dalla visione di programmi di informazione politica e alla lettura dei giornali, al consumo di notizie digitali e feed RSS dalla mattina alla sera, sempre immerso nel flusso. Dall’uso intensivo di Twitter, Friendfeed, Facebook, al ritorno feed RSS e newsletter come fonti di informazioni filtrate, Sono passato dal computer allo smartphone, anche se non in maniera esclusiva. Sono passato dall’essere un blogger molto attivo, all’essere attivo quasi soltanto su Friendfeed e Facebook prima e Twitter poi, … Continua a leggere

Slow media, un nuovo approccio all’informazione

Media & Social media

In lettura un libro, Slow media di Jennifer Rauch, che comincia bene. Lo stimolo giusto a guardare le proprie abitudine da una prospettiva diversa:

Not long ago, I found myself on the sidewalk in front of a friend’s apartment building in New York City, throwing rocks at her third-story window. My arm and aim were good enough to strike glass on the second floor, but her apartment was higher than that. I puzzled over how to get her attention. Wait for someone to come outside? Set off my car alarm? The problem was, she didn’t have a doorbell. The disappearance of buzzers is one of the ripple effects in our new communication environment, where many people assume visitors will use cellphones to announce their arrival—and some property owners don’t install doorbells, considering them optional. In the end, I hunted down a payphone to call my friend because while most pockets

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Chiudo tutto e mi ritiro (per 24 ore)

Esperienze

Leggo, per caso, un post di questo blog del gennaio del 2016 e provo tenerezza:

Per 24 ore proverò a tenere spento il computer. Niente internet, niente email, niente download, niente mp3, niente aggregatore, niente messaggi, niente blog.

Poi penso che oggi, nel 2019, c’è chi si entusiasma all’idea di un Digital detox di 24 ore e il sentimento si trasforma in tristezza.

http://www.pandemia.info/2006/01/13/domani-chiuso-per-disintossicazione/Continua a leggere

Come non fare niente

Vivi meglio

Stare senza far nulla, nell’era in cui appena ci annoiamo abbiamo un riflesso pavloviano e prendiamo lo smartphone in mano, è un’impresa. In questo senso il libro di Jenny Odell How to do nothing è manna dal cielo. L’inizio promette molto bene:


Nothing is harder to do than nothing. In a world where our value is determined by our productivity, many of us find our every last minute captured, optimized, or appropriated as a financial resource by the technologies we use daily. We submit our free time to numerical evaluation, interact with algorithmic versions of each other, and build and maintain personal brands. For some, there may be a kind of engineer’s satisfaction in the streamlining and networking of our entire lived experience. And yet a certain nervous feeling, of being overstimulated and unable to sustain a train of thought, lingers. Though it can be hard to grasp before

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