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L’articolo più popolare sul New York Times parla di Napoli

Un titolo azzeccato – Italy Is Sending Another Warning – e l’Italia e i problemi dei lavoratori informali, come li chiamano in inglese, sono oggetto dell’articolo più letto del New York Times oggi, a un mese dall’inizio del blocco della mobilità per Coronavirus.

L’Italia vista dall’estero. Anzi, da New York.

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Esperienze

Come nasce un (magnifico) tema musicale: Wonderly per The daily

Song Exploder è uno dei miei podcast preferiti, soprattutto quando analizza una musica che conosco e che apprezzo. La puntata su come nasce il tema musicale di The daily, il podcast quotidiano del New York Times, è fantastica.

Il tema è fantastico.

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Media & Social media

L’informazione che cambia: flusso, velocità e visual

new york times

Due contenuti importanti da approfondire oggi per chi lavora nel mondo del content marketing e dei media: lancio di Axios e report sul futuro del New York Times.

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Media & Social media

#ijf13 /6 Produrre contenuti di qualità, confronto tra New York Times, Fanpage, Blottr e BuzzFeed

Produrre contenuti di qualità è il panel del pomeriggio che ho seguito fino a poco fa. Il fantastico Justin Peters si è destreggiato con maestria e simpatia nel moderare questo panel. Sotto ho riportato i punti di vista di ognuno dei relatori (profili sul sito del festival) sui temi affrontati.

Justin Peters: La settimana dell’attentato alla maratona di Boston è un esempio interessante di come siano circolate speculazioni, notizie non confermate ripetute continuamente, con un livello qualitativo basso, senza negare che ci sia stato anche buon giornalismo.

Adam Baker: meglio essere corretti che arrivare primi, anche se cerchiamo di essere veloci e corretti.
Più che la qualità, il punto chiave del citizen journalism è la fiducia. Come potersi fidare di chi non è necessariamente accreditato e pubblica qualcosa di apparentemente interessante online? E’ necessaria una piattaforma per verificare. Blottr ha sviluppato un algoritmo per arrivare a un punteggio di affidabilità, integrando dati diversi (esempio Google Streetview della posizione relativa al contenuto pubblicato) con lo scopo di aggiungere elementi di verifica con strumenti disponibili online. Fino al momento non abbiamo mai sbagliato. Abbiamo accordi con altre testate che prendono i nostri contenuti, aiutandoli a verificare questi contenuti.
Notizia per noi, la nostra missione, è pubblicare storie che gli altri non pubblicano e che riteniamo siano importanti.

Doree Shafrir: il giorno di Boston abbiamo avuto un traffico record e abbiamo avuto la percezione che fosse traffico che veniva a cercare da noi notizie di prima mano, come prima fonte. E’ una sfida essere tempestivi e corretti. Il processo di produzione delle notizie si è accelerato nel tempo, con la rete, non c’è più tempo per lavorare all’evoluzione di una notizia e pubblicarla il giorno dopo.

BuzzFeed ha una formula, una ricetta per scrivere una storia di successo. L’aspetto narrativo è il punto di partenza. La lunghezza non è necessariamente un limite, può funzionare se scritta nel modo giusto. Scriviamo una storia lunga #longform a settimana e internamente la definiziamo BuzzFeed magazine.

Quando vediamo che qualcosa funziona e decolla, aumentiamo la visibilità di quell’articolo in home page e gli diamo più spazio. La homepage ha lo scopo di favorire la visibilità di storie anche verso i grandi influencer. Un esempio su 29 modi per dire che sei stato cresciuto da una famiglia di asiatici immigrati è stata molto condivisa nella comunità asiatica su Facebook e ha superato 5 milioni di visualizzazioni.

Le persone sono entità complesse, condividono articoli di qualità e foto di gattini allo stesso tempo.

I migliori reporter sviluppano empatia verso le persone di cui raccontano storie. Questa è una delle migliori qualità che un reporter dovrebbe avere.
Notizia è qualcosa che motiva, che coinvolge le persone. L’aspetto narrativo è l’elemento chiave di tutto.

Social ormai guida e supera il SEO nell’attenzione rispetto la ricerca di traffico e visitatori.

Aron Pilhofer: tutti vorremmo essere primi, ma oggi il divario temporale si riduce a pochi minuti, quindi il vantaggio viene meno o verrà progressivamente meno. Su Boston, per 11 minuti il sito di CNN ha dato una interpretazione errata a un comunicato di Barack Obama. Il valore di notizie che non possono essere copiate è impagabile. l’alternativa è il caso di Ars Technica che 3 ore dopo ha ripreso e sintetizzato una nostra storia, superando di molto il New York Times sul numero di condivisioni sui social network. Snow fall è un esempio di storia lunga raccontata in maniera ricca, impossibile da sintetizzare e copiare, quindi fonte di traffico e riconoscimento da parte dei lettori.

Capire meglio come i nostri lettori interagiscono con i nostri contenuti può aiutare ad aumentare l’impatto di ciò che produciamo, superando il nostro istinto personale.
La storia di Snow Fall è uscita in anticipo su Twitter due ore prima del previsto, per errore, e in 6-7 ore ha generato 250.000 visite.

Per il New York Times c’è correlazione tra la qualità del pezzo e il numero di condivisioni.
Notizie è tutto ciò che informa, che salva vite, che ha un valore sociale.

Francesco Piccinini: esempio della notizia dei due ragazzi suicidatisi per via della crisi, quando la vera ragione era in realtà un’altra, un altro è stata la notizia dell’accordo tra Google e gli editori francesi. In entrambi i casi Fanpage ha cercato di dare il vero lato della notizia. Le notizie si possono copiare facilmente. per emergere bisogna essere originali e guardare alle storie con diverse prospettive rispetto agli altri.

Teniamo in forte considerazione le statistiche su cosa i lettori cercano e leggono. A volte esplode una notizia con un elevato traffico e non capiamo perché. Ciò che facciamo è fermarci e cercare di capire cosa sta succedendo nell’interesse dei nostri lettori.

Tempo fa ho scritto un articolo che ha totalizzato 100.00 condivisioni e non siamo riusciti a capire il perché. Mi piacerebbe poterlo replicare, ma è successo senza prevederlo e non abbiamo capito come mai.

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Media & Social media

Il Sole 24 Ore anticipa il New York Times

Il Sole 24 Ore anticipa il New York Times e da qualche giorno, senza aver effettuato nessuna comunicazione ufficiale, ha attivato un limite di 20 articoli/pagine visibili per utente al mese, superato il quale compare l’immagine che segue.

sole24ore meter

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Funzionerà?

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Media & Social media Varie

New York Times guida l’innovazione

Da qualche giorno è disponibile una applicazione sviluppata sulla piattaforma Adobe AIR, per Windows, Mac e Linux, con la quale leggere il New York Times al di fuori del browser. A prima vista potrebbe sembrare niente di che, ma in realtà non è così.

New York Times Reader probabilmente offre il meglio di sé su un netbook o su un pc con schermo touch. Consente una navigazione delle notizie molto simile alla lettura sulla carta. L’esperienza della lettura è anch’essa molto simile alla carta. Il bello è che si può sincronizzare online per leggere gli articoli e vedere i video anche senza connessione ad Internet.
Un video di Adobe spiega bene come è stato sviluppato e quali sono le caratteristiche principali.
Anticipando probabilmente il prossimo passo, la maggior parte degli articoli su questa applicazione sono a pagamento (3,45 $ a settimana), ma qualcosa è disponibile gratis e vale quindi la pena provarlo.
Via Serge Jespers
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Lode al giornale di carta

Il futuro dei giornali di carta è un argomento molto dibattuto, non solo tra gli addetti ai lavori. Un tema appassionante perché segno di un cambiamento epocale per il mondo dei media. La gara è tra chi indovina (e anticipa) la data in cui i giornali di carta scompariranno dalle edicole. L’accelerazione che stiamo vivendo è tale che negli USA due giornali importanti come il Rocky Mountain News e il Seattle Post-Intelligencer hanno sospeso le pubblicazioni nelle ultime settimane.

Le mie abitudini personali sono profondamente state influenzate negli ultimi anni dall’uso intensivo della banda larga e di Internet, tanto che oggi non compro quasi mai un giornale, salvo per documentazione di articoli o di interviste che mi vedono coinvolto in prima persona. Ciò non toglie però che trovi valore in un giornale di carta, a determinate condizioni. Faccio un esempio pratico.

Le scorse settimane negli USA, tra San Francisco e Las Vegas, ho letto ben più di un giornale. In alcuni casi gratis, come per il free press San Francisco Examiner e San Francisco Weekly, in altri a pagamento, come per il giornale di Las Vegas e il New York Times nell’edizione domenicale.

Ci sono situazioni in cui non c’è niente di meglio di un giornale di carta, al posto di uno schermo, qualsiasi sia la tecnologia. Mi sono veramente goduto i succosi articoli dei vari dorsi del NYT domenicale, sia a bordo piscina con i piedi nell’acqua, sia immerso quasi completamente nella vasca da bagno della mia stanza d’albergo, senza valide alternative tecnologiche. Allo stesso modo ho trovato utile sfogliare la free press, presa nei distributori sulla strada, alla fermata dell’autobus e in qualche pausa durante il mio girovagare da turista, con il succo delle informazioni di cui ha bisogno un cittadino.

Altro aspetto da non trascurare è che online, nelle solite navigazioni, si perdono – tutto ciò vale almeno per il New York Times – articoli intelligenti e piacevoli, semplicemente perché non si ha il tempo di navigare in lungo e in largo il sito, finendo per leggere le solite 3/4 sezioni principali e niente altro. Con il respiro della carta invece si scopre l’insospettabile, come per esempio il tema del food desert nelle metropoli USA.

Il giornale, per sopravvivere, deve fare il giornale! Non inseguire Internet, non inseguire la tv (come spesso accade in Italia), essere originali nell’agenda delle notizie (in Italia tutti i principali giornali aprono allo stesso modo), stuzzicare la curiosità e fornire punti di vista originali. Soltanto dalla lettura di una edizione del New York Times ne ho trovati moltissimi, cosa che raramente mi capita leggendo la stampa italiana. Sarò esterofilo? Può darsi.

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Media & Social media

Il blog uccide, parola del New York Times

L’argomento sembra tirare di nuovo e i riflettori dei grandi media si riaccendono sui blogger professionisti. Questa volta l’attenzione è rivolta non agli editori dei network ma a chi ci scrive.

L’articolo del New York Times comincia in maniera molto infelice, associando il blogging intenso all’infarto e alla morte, solo perché due blogger (e in parte giornalisti) over 50 sono morti di infarto negli ultimi mesi e un altro c’è andato molto vicino. Sarà il fatto di bloggare o di avere una vita già sregolata da anni, prima ancora che i blog esistessero?

Ad ogni modo il pezzo continua con una piccola inchiesta in cui si delinea un profilo di lavoratore quasi usurante, per come viene descritto, costretto dalle circostanze a dormire poco, scrivere sempre e neanche mangiare regolarmente! Per cosa? Per un guadagno che parte da 1000 dollari al mese e può arrivare con bonus e incentivi fino a 70.000 $.

Lo stesso Michael Arrington, editore e autore di TechCrunch, denuncia di dormire poco e male e di essere vicino all’esaurimento nervoso. Sarà vero che fare il blogger professionista (o semi-professionista), lavorando da casa seduto alla scrivania, con il ritmo che ognuno si sceglie, sia un lavoro così debilitante?

In Italia poi, dove i grandi media si sono quasi disinteressati completamente di questo fenomeno, qual’è la situazione? Sarebbe interessante avere una risposta dalle decine, forse centinaia di blogger che collaborano con i grandi network di blog professionali.

LEGGI: Bloggare stanca, anzi uccide per il New York Times.