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Branded channel su Panorama.it e l’informazione diventa pubblicità

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Oggi viene lanciato il nuovo Panorama.it, con un (responsive) design che lo rende fruibile da qualsiasi dispositivo e qualche altra novità. Quella forse più impattante, sul piano dell’informazione, è il branded channel, ovvero una sezione sponsorizzata i cui contenuti sono prodotti dallo sponsor e appaiono come un articolo qualsiasi.

L’unica differenza rispetto agli altri articoli è la testata del menù che riporta “branded channel” e una frase al termine dell’articolo, solo al termine, in cui c’è scritto “I contenuti di questo post sono stati prodotti integralmente da ActionAid“, perché ActionAid è il primo sponsor dell’iniziativa. Chi clicca sull’articolo da un qualsiasi link, scopre che si tratta di una pubblicità solo se arriva fino alla fine dell’articolo stesso e legge la frase finale.

Da parte mia non ritengo sufficiente un disclaimer simile, perché poco visibile e su questo equivoco si gioca certamente l’appetibilità di una operazione simile da parte dello sponsor, che ha una occasione unica di parlare al proprio pubblico facendosi passare per notizia. Da notare poi che gli articoli contengono anche link al sito dell’organizzazione, con un bel referrer di campagna che consentirà di valutarne l’efficacia. Per fortuna il link ha un tag “nofollow”, che non valorizza il link ai fini dell’indicizzazione di Google, cosa che avrebbe rischiato di penalizzare Panorama in caso contrario: Google penalizza chi ospita link a pagamento.

Che ne pensi? Il gioco vale la candela?

A vedere questo grafico sembra che Facebook abbia già una bella quota di pubblicità nel web USA, anche più di quel che meriterebbe in termini di tempo passato sul sito dagli utenti. Da qui le mire di Facebook sul video online e la pubblicità relativa.

Prossima mmossa di Facebook: i video online e la pubblicità video, guarda caso.

Evoluzione dela pubblicità online in Europa

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IAB Europe ha pubblicato una serie di dati molti interessanti per capire l’evoluzione della pubblicità online in Europa, con dati aggiornati al 2013. Dati aggregati da 26 paesi europei.

Neanche a dirlo, Google continua a erodere quote di mercato a svantaggio dei banner (display advertising).

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Quel che Google sa di te e il dilemma da un trilione di dollari

Attraverso Android, la ricerca, Gmail, YouTube, Google Maps, Google Now, Google Calendar, Google Analytics, Chrome, Google è una CIA privata.

A seconda dei punti di vista, tutto ciò può apparire meraviglioso o inquietante. Dal mio punto di vista è più inquietante, ma c’è chi (Marius Luther), sembra neanche con troppa ironia, sia più che entusiasta. Così entusiasta da chiedere a Google di smettere di limitarsi e di cominciare a usare questi dati per rendere il mondo della pubblicità più efficiente, permettendo alle aziende di liberare risorse per ricerca e sviluppo, invece di comprare banner e spot in tv che non sono assolutamente efficienti.

La tabellina sotto sintetizza cosa Google sa di te e quali informazioni potrebbe usare per rendere la pubblicità che ti mostra più efficiente.

Clicca per ingrandire

google

Tutto ciò ti inquieta o ti rassicura?

Fonte: Marius Luther.

La stampa continua a perdere pubblicità

Semmai ci fossero dubbi su come la tendenza alla fuga della pubblicità non sia un fenomeno passeggero, nei primi mesi del 2014 (rispetto allo stesso periodo precedente) la stampa (giornali e periodici) perde il 15% di ricavi pubblicitari. Questi si aggiungono a circa il -25% e al -20% dei due anni precedenti.

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In pratica siamo al -50% di ricavi pubblicitari in tre anni. Ammesso che l’emorragia si arresti o ci sia una minima inversione di tendenza da qui a un anno, siamo sempre a -50% rispetto al passato.

Non credo sia necessario un ulteriore commento, no?

Credit: la tabella è tratta da Italia Oggi.

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