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Tumblr, il fenomeno arriva sul Sole 24 Ore

Noto con piacere che finalmente Tumblr ha la sua prima tribuna di visibilità, oggi, sui grandi media italiani, con la rubrica di Luca De Biase per Nòva, Crossroads, interamente dedicata ad esso.

Cos’è Tumblr? Rispondo con le parole di Luca De Biase:

Tumblr è il più facile sistema per pubblicare online che si sia visto finora. Si digita www.tumblr.com. Si indica mail, password e nome provvisorio del sito che si vuole creare. Si riceve una mail di conferma e si parte. Il che significa trovarsi di fronte a sei grandi bottoni, ciascuno dei quali serve a fare una delle tipiche operazioni che si svolgono in rete: scrivere un post, aggiungere una foto, o un video, o una citazione, o un link, o una conversazione. Si può essere online in due minuti. Due di numero. Niente scherzi.

Il fenomeno, in qualche modo associato a Twitter nel suo essere minimale e di successo, sta prendendo piede anche in Italia, con metriche difficili da definire. Google in italiano trova circa 800 risultati ad oggi. Tommaso ha fatto un rapido censimento di chi, tra i blogger italiani, ha deciso di aprire una succursale su Tumblr. Tommaso stesso non ha un blog e ha cominciato ad usare questo strumento come suo blog principale.

Da parte mia lo uso con soddisfazione per salvare immagini, appuntarmi articoli da riprendere prendendone una citazione, ricordarmi di video curiosi o che mi riguardano, segnarmi alcuni frammenti di chat memorabili. Non è perfetto ma funziona. Un blocco di appunti per me, prima che per altri che, se vogliono, possono comunque filtrare la realtà del web attraverso i miei occhi. Un passatempo forse utile per chi convidive i miei stessi interessi.

E’ impegnativo? Niente affatto. Dopo aver fatto come descritto da Luca De Biase, non ho fatto altro che copiarmi nella barra dei preferiti del browser, trascinandolo, il link, detto bookmarklet, con il quale intervenire su Tumblr. Ogni qual volta mi trovo su una pagina web da appuntare per una citazione, ad esempio, evidenzio il testo e premo sul link ‘share on Tumblr’. Appare subito una finestrella dove posso controllare che Tumblr abbia estratto il testo, premo il bottono ‘create a link’ e il gioco è fatto. Il blog su Tumblr è aggiornato automaticamente e l’operazione mi ha richiesto pochi secondi. Provare per credere.

Link: Tumblr e la lista italiana di Tommaso.

Come la promozione di un film arriva al Web 2.0 italiano

Nero Bifamiliare è una divertente commedia noir su vizi e virtù dei giorni nostri ma, vedendo la prima copia lavoro del film, sono rimasto colpito anche da come racconta le difficoltà incontrate da Vittorio (il protagonista interpretato da Luca Lionello) nel trovare sostegno per il lancio di un suo progetto di e-commerce su internet. Alcune delle scene chiave da questo punto di vista sono state tagliate e non saranno presenti nel film in uscita il 13 aprile prossimo (sono però disponibili su YouTube) ma credo che sarà comunque facile, almeno per chi queste cose le ha vissute, identificarsi in Vittorio e in queste sue disavventure.

Il sostegno amorevole ma scettico di chi ci sta vicino però ‘certe cose dei computer non le capisce’, il cinismo arrogante di chi potrebbe investire ma di sicuro non è interessato ai sogni, gli sguardi del ‘parentame’ per cui esistono solo i lavori istituzionali, fino anche allo scherno così ben riassunto dalla frase dell’amico ‘brick & mortar’ Carlo Nobili: ‘…nun me dì che è ancora quella cazzata de internet, roba che se va via la corrente te mori de fame!’ sono situazioni che tutti noi, ‘sostenitori’ della rete, abbiamo vissuto almeno una volta.

Giusto in quei giorni avevo discusso con il produttore di Nero Bifamilire, Rudolph Gentile, dell’importanza di insistere per realizzare i propri sogni e da lì è nata l’idea di lanciare un segnale positivo a chi in questi anni anche in Italia sta sviluppando dei nuovi progetti online, interpretando a proprio modo la nuova ondata di ottimismo portata dal Web 2.0, e si scontra con le inevitabili difficoltà del caso.

Tra queste, nella mia esperienza, c’è il problema di essere notati e presi in considerazione dagli investitori pubblicitari, naturalmente difficili da raggiungere, ed anche dagli intermediari, come le concessionarie, che troppo spesso preferiscono andare sul sicuro non investendo nella presentazione di nuovi progetti ‘difficili da spiegare’. La realtà è però che ci sono molti nuovi progetti, molte iniziative online magari poco organizzate e non ancora istituzionalizzate che ottengono molta più ‘attenzione’ da parte dei loro lettori di quanta ne abbiamo più blasonati e trafficati siti.

Con l’aiuto di Luca ‘Pandemia’ Conti ho individuato e contattato i realizzatori di alcuni di questi progetti, verificato la loro disponibilità e dopo averli presentati alla Moviemax, produzione e distribuzione del film, abbiamo deciso di puntare su 2Spaghi, Maiom, Scrive e Blogbabel. Non sono certo gli unici progetti Web 2.0 italiani ma le risorse erano comunque limitate ed abbiamo preferito concentrarle su pochi progetti che disperderle.

La scelta è stata fatta cercando di puntare su progetti non troppo conosciuti -anche OK Notizie è un progetto 2.0 italiano ma visto che è arrivato in Alice è già un passo avanti- e con cui fosse possibile realizzare delle iniziativa non limitate a un paio di banner, ma in grado di integrare la natura del progetto con lo sponsor.

Su 2Spaghi, l’italianissima comunità degli amanti della buona cucina, sono state create le schede dei personaggi principali del film, ognuno con i suoi ristoranti preferiti. Su Maiom, dove è possibile inserire annunci immobiliari corredati da video, i protagonisti del film hanno inserito il proprio annuncio corredato da video. Su Scrive per ora ci sono solo dei banner, ma presto o tardi qualcuno vedrà il film e ci farà sapere cosa ne pensa. Su Blogbabel, interessante progetto per censire la blogosfera italiana, è stata data visibilità ad un feed che evidenzia i post in cui si parla del film.

Il tutto è stato fatto senza pensare alle pageview, ai click e agli altri parametri standard della pianificazione su internet, convinti, appunto, che l’attenzione dei lettori sia una cosa difficilmente misurabile e con l’idea che fosse importante credere a prescindere in questi nuovi progetti. La speranza è che altri seguano questa strada, dovrebbe diventare un’abitudine dedicare una quota dei propri budget pubblicitari ai nuovi progetti, l’innovazione si fa anche così.

Le cattive pratiche dei grandi media: prestito di immagini

L’altro giorno Luca Zappa denunciava pubblicamente come Repubblica avesse, in maniera disinvolta, preso a prestito una sua immagine da Flickr. Tra i commenti Matteo segnala a sua volta una pagina di un forum di Flickr dove altri membri della comunità, questa volta non italiani, si indignano perché Repubblica e Kataweb hanno violato le licenze delle proprie foto e le hanno pubblicate nei rispettivi siti web.

Nel caso di AlfieUK, fotografo inglese, le richieste di scuse e di rimozione sono state parzialmente accolte: le foto non sono più online, ma le scuse non sono ancora pervenute. AlfieUK è un fotografo professionista che con le foto ci campa e puoi immaginare come si sia arrabbiato quando ha saputo che il Gruppo L’Espresso aveva usato sue foto, violando espressamente il copyright apposto sulle stesse.

Qualcuno potrà pensare che Luca e gli altri dovrebbero dire grazie per la visibilità ottenuta (senza riscontro per altro, visto che non è riconosciuta la paternità del lavoro) o che magari copiare in rete è cosa comune e che tanti copiano dai grandi media per i propri siti, senza che questi oppongano resistenza.

Questi ragionamenti vengono a cadere proprio perché i grandi media cercano di difendersi. Quotidiano.net in maniera un po’ puerile, mi si passi, con un avvertimento che appare usando il pulsante destro del mouse. Repubblica ha pensato bene invece di usare un applicativo Flash per le gallerie fotografiche, così che le stesse non si possano salvare. Furbi, eh?

Le foto sono un contenuto che piace visto che la colonnina delle news leggere di Repubblica è piena di link a gallerie di immagini, che suppongo facciano lievitare le pagine viste, con grande gioia per chi vuole primeggiare nella classifica dei siti di informazioni più visti in Italia.

La domanda che ci dovremmo porre è: i due casi sopra citati sono casi isolati? Se lo fossero si potrebbe essere indulgenti verso il povero redattore che, sbadato, non ha fatto caso alla licenza d’uso sulle foto. Purtroppo sono portato a pensare che non sia così. Invito tutti i lettori a navigare sulle gallerie di fotoracconto di Repubblica e a cercare su Flickr parole chiave corrispondenti tra le foto più recenti e le più interessanti. Vediamo se scappa qualche altra foto.

Intanto, per fare un test, ho preso la galleria dei neon del sesso (grande notiziona!) e ho fatto un paio di ricerche su Flickr. Ditemi se questa e questa, sotto copyright, non sono all’interno della galleria! Come la mettiamo? Quanti altri casi potremmo trovare scandagliando tutti i fotoracconti?

Link: La galleria del sesso al neon.