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La nuova direttiva contro la plastica è legge

Il feed RSS del think tank del Parlamento europeo è prezioso. Da questo ho scoperto che la direttiva per la riduzione della plastica in Europa è stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione Europea e che quindi gli stati hanno ora due anni per trasformarla in legge nazionale.

Illuminante tutto il percorso con cui è stata costruita e le azioni conseguenti previste, dalla messa al bando di alcuni oggetti in cui c’è già un mercato alternativo, alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica per la riduzione per altri oggetti.

Da parte mia non voglio più dover comprare una bottiglietta di plastica quando sono fuori casa, portando sempre una bottiglia di metallo, riutilizzabile. Sull’usa e getta, capita sempre più spesso di vedere già una diffusione di utensili e piatti di mais o carta compostabile, in Italia e anche altrove.

C’è da accelerare il passo, perché siamo già nei guai, purtroppo. Ognuno deve fare la sua parte.

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Microplastica e pesce

Are Microplastics in Seafood a Cancer Risk? Se lo chiede il Dr. Greger.

La risposta, nel video

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Zuppa di plastica: è ora di agire

Fa figo prendere un aperitivo e chiedere di fare a meno della cannuccia di plastica, ma non basta, Si può e si deve fare di più. La foto di cui sopra è tratta dal libro Plastic soup.

Plastic dominates our lives. Plastics are synthetic materials derived from petrochemicals. They can be found in all shapes and sizes, ranging from soft and thin to rock-hard and thick. Plastics have become enormously popular over the last seventy years, thanks to their particular properties and extremely low production costs.

We reap the benefits of those features every day. But those same properties turn out to be disastrous for ecosystems. Plastics do not dissolve in water and do not decay. All the plastic that has ever ended up in the environment is still present in some form or other. What plastic does do in the environment, though, is break down into smaller and smaller fragments. These include microplastics, which are mostly so small that they are no longer visible to the naked eye and can easily get into food chains.

United Nations Environment believes plastic litter and microplastics to be one of the biggest environmental problems that the world is facing. The problem has acquired a name, too: plastic soup.

Complice la curiosità verso alcuni nuovi libri sul tema, ho cominciato a fare caso ai contenitori di plastica che uso abitualmente e di cui potrei fare a meno. Il problema sono la comodità e la grande distribuzione, che vanno di pari passo. Comodità è usare il sapone liquido invece della saponetta. Poi ci si può interrogare perché c’è chi vende la pasta in scatole di carte e chi la vende avvolta nella plastica. Domanda retorica: costa meno, immagino. Dire però, come fanno ora le catene più illuminate, che stanno adottando meno plastica nelle loro confezioni, è un po’ lavarsi la coscienza. L’obiettivo dovrebbe essere da subito di sotituire la plastica con vetro o carta, 100% riciclabili. Chi ha questa politica tra le grandi catene in Italia? Nessuno, per quanto mi risulta.

Comodità è comprare la frutta e la verdura in contenitori di plastica. Basterebbe prendere l’abitudine di andare dal fruttivendolo e dal panetterie o al mercato locale.

Un primo passo è non comprare ciò di cui si può fare a meno e il secondo è comprare soluzioni che adottano meno plastica (ricarica, invece della bottiglietta del sapone o bottiglia grande invece di bottigliette piccole). Il passo successivo è sostituire i prodotti indispensabili facendo a meno di contenitori di plastica o con il fai da te. Un po’ come il decluttering, che procede per iterazioni, anche la riduzione del consumo di plastica si presta a iterazioni per ridurre e ridurre.

Il mio nuovo obiettivo passa da riciclaggio e riduzione a zero waste, ovvero zero rifiuti. Non dall’oggi al domani, ma andando a intervenire su singoli prodotti. Interrogandomi, uno per uno, se ne ho bisogno, prima di tutto, e che soluzioni alternative posso adottare per ridurre il volume di rifiuti, poi da riciclare.

Il diagramma sopra è tratto da 101 way to go zero waste. Tutti noi abbiamo margini di miglioramento. Si tratta di prendere coscienza del problema, dedicare un po’ di tempo per capire come cambiare consumi. La cannuccia è un primo passo, ma ce ne sono molti altri.

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Vivere senza plastica, a partire dal dentifricio?

Sembra essere diventato di moda ridurre il consumo di plastica. Fa figo chiedere di non avere la cannuccia sul cocktail o, da parte dell’esercente, usare una cannuccia di cartone. Lava un po’ la coscienza su uno stile di vita che andrebbe radicalmente modificato. Per divertirsi è necessario incontrarsi al bar? Per divertirsi è indispensabile bere alcolici? Altro discorso.

A leggere però le novità su novità date alle stampe sul vivere con meno plastica, ho trovato un dentifricio venduto in una giara di vetro invece che nel solito tubetto di plastica. Lo producono nel Regno Unito da Georganics. Costa molto di più di un normale dentifricio, ovvio.

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Plastica dove non te lo aspetti

Fibre plastiche trovate in un piccolo crostaceo che vive in fondo al mare. È il caso di dire che abbiamo toccato il fondo.

Alan Jamieson remembers seeing it for the first time: a small, black fiber floating in a tube of liquid. It resembled a hair, but when Jamieson examined it under a microscope, he realized that the fiber was clearly synthetic—a piece of plastic. And worryingly, his student Lauren Brooks had pulled it from the gut of a small crustacean living in one of the deepest parts of the ocean.

https://www.theatlantic.com/science/archive/2019/02/deepest-ocean-trenches-animals-eat-plastic/583657/