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Quel che Google sa di te e il dilemma da un trilione di dollari

Attraverso Android, la ricerca, Gmail, YouTube, Google Maps, Google Now, Google Calendar, Google Analytics, Chrome, Google è una CIA privata.

A seconda dei punti di vista, tutto ciò può apparire meraviglioso o inquietante. Dal mio punto di vista è più inquietante, ma c’è chi (Marius Luther), sembra neanche con troppa ironia, sia più che entusiasta. Così entusiasta da chiedere a Google di smettere di limitarsi e di cominciare a usare questi dati per rendere il mondo della pubblicità più efficiente, permettendo alle aziende di liberare risorse per ricerca e sviluppo, invece di comprare banner e spot in tv che non sono assolutamente efficienti.

La tabellina sotto sintetizza cosa Google sa di te e quali informazioni potrebbe usare per rendere la pubblicità che ti mostra più efficiente.

Clicca per ingrandire

google

Tutto ciò ti inquieta o ti rassicura?

Fonte: Marius Luther.

La stampa continua a perdere pubblicità

Semmai ci fossero dubbi su come la tendenza alla fuga della pubblicità non sia un fenomeno passeggero, nei primi mesi del 2014 (rispetto allo stesso periodo precedente) la stampa (giornali e periodici) perde il 15% di ricavi pubblicitari. Questi si aggiungono a circa il -25% e al -20% dei due anni precedenti.

giornali

In pratica siamo al -50% di ricavi pubblicitari in tre anni. Ammesso che l’emorragia si arresti o ci sia una minima inversione di tendenza da qui a un anno, siamo sempre a -50% rispetto al passato.

Non credo sia necessario un ulteriore commento, no?

Credit: la tabella è tratta da Italia Oggi.

La rivoluzione dei tablet in un report da non perdere

I tablet sono destinati in breve tempo a dominare la scena dell’informatica. Lo dice Gartner in un nuovo report, dove stima che il sorpasso tra pc (desktop e portatili) e tablet, a favore dei secondi, avverrà nel 2015. In questo senso ti consiglio vivamente di scaricarti l’app per Android e iPad a cura di Melcher Media.

Il report si intitola la piscina: “The Pool: The tablet lane“. Ricchissimo di infografiche e dati, il report è il frutto di una indagine qualitativa e quantitativa su come il mondo della pubblicità dovrebbe muoversi nel mondo dei tablet per avere successo. Interessante anche se non ti occupi di pubblicità.

Alcune delle infografiche animate, come quelle fotografate sotto, sono disponibili anche sul web.

L’uso dei tablet in viaggio, al lavoro e a casa.

uso dei tablet

Una giornata tipo con un tablet

giornata tipo tablet

Il tasso di adozione dei tablet

tasso adozione tablet

Breve storia dei tablet

storia tablet

via

Modelli alternativi alla pubblicità per l’editoria online

Maria Popova è un caso da studiare. A Toc New York 2013 Popova ha tenuto un keynote di 19 minuti sui modelli alternativi alla pubblicità nel sostegno all’editoria online, partendo dalla sua esperienza di Brain Pickings, blog che ti consiglio di seguire vivamente (anche nei consigli di lettura che propone).

Maria Popova

Dopo aver visto il video, ti consiglio anche di leggere la polemica proprio su Brain Pickings e sul suo sostentamento, con donazioni e senza pubblicità, ma con i link affiliati ad Amazon (che uso anch’io su questo blog). Leggi Felix Salmon a tal proposito (prima parte e seconda parte).

Shell in Artico, farsi del male con i social media, o no?

L’idea di creare campagne pubblicitarie dal basso non è nuova. Shell ha pensato di mettere a disposizione della rete uno strumento per generare banner e manifesti con una immagine e un testo, insieme al logo Shell. L’idea è venuta per lanciare una campagna di comunicazione sulle trivellazioni in Artico. Ma… possibile? Possibile che una grande azienda con scheletri nell’armadio in quantità rischi la propria reputazione con uno strumento attaccabile da detrattori?

shell

La risposta è no, perché il sito non è Shell, ma il frutto di una campagna contro Shell. Lo si evince analizzando i testi con attenzione, valutando i link e, in via definitiva, individuando il titolare del dominio, che non è affatto Shell.

Più di uno in rete c’è cascato, pensando fosse Shell a volersi suicidare con una campagna social a forma di boomerang. In realtà è solo il frutto della creatività di attivisti ambientalisti che ne sanno una più del diavolo. Complimenti!

Artic Ready contro Shell

UPDATE 19/7 La storia, a due mesi dal lancio, continua a far discutere con Forbes che dedica un articolo e ripercorre le tappe principali dell’operazione contro l’azienda petrolifera. Il danno continua, scrive Forbes. Qui l’articolo.

Chi crede ancora alla pubblicità? Indagine Nielsen

Aziende in ascolto drizzate le orecchie. Dove investite in pubblicità? Quanto è efficace il vostro investimento? Nielsen, nella sua indagine periodica sulla fiducia nella pubblicità ha qualche numero su cui riflettere. Dal comunicato stampa, che trovi online:

Il 92% dei consumatori in tutto il mondo dichiara di fidarsi dei media “earned”, come il passaparola e le raccomandazioni da parte di amici e parenti, più di tutte le altre forme di pubblicità, con un incremento del 18% dal 2007. [...] I commenti dei consumatori online sono la seconda forma più affidabile di pubblicità: dei consumatori globali intervistati online il 70% dichiara, infatti, di fidarsi di questa modalità di comunicazione, con un aumento del 15% in quattro anni.

L’indagine Global Trust in Advertising di Nielsen, condotta intervistando oltre 28.000
utenti internet in 56 Paesi, dimostra che, anche se quasi la metà (47%) dei consumatori di tutto il mondo dichiara di credere agli annunci a pagamento in televisione, su riviste e giornali, la fiducia è diminuita rispettivamente del 24%, 20% e 25% dal 2009.

La ricerca Nielsen dimostra che il 58% dei consumatori globali online si fida degli “owned media”, come ad esempio i messaggi sui siti web aziendali, e il 50% considera credibile il contenuto delle e-mail che ha acconsentito a ricevere.

Numeri che si commentano da soli. Quanto investi per stimolare il passaparola online? Quanti contenuti produci? Quali azioni nell’email marketing?

Previsioni sul futuro di Twitter e Linkedin

Due giorni fa Facebook ha rivelato, con la richiesta di quotazione in borsa, i suoi ricavi 2011 pari a 3,7 miliardi di dollari, di cui all’85% pubblicità. Come stanno altri due colossi del social web come Linkedin e Twitter? Emarketer ha pubblicato alcune stime di ricavi, a seguire

Twitter parte da poco più di 100 milioni di dollari e arriva nel 2014 a superare 500 milioni di dollari.

Linkedin cresce appena meno e al 2014 dovrebbe superare 400 milioni.

Considerando queste stime, ci sta quindi che Twitter sia valutata tra 8 e 10 miliardi di dollari allo stato attuale, scontando questa crescita e ci sta anche che Facebook valga 10 volte tanto.