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Una estate a scrivere di ambiente e tecnologia

L’estate scorsa l’ho passata a scrivere Lavoro e carriera con LinkedIn. Questa estate rilancio e ho in lavorazione ben 4 progetti editoriali da qui a fine settembre. Se sparirò per un po’ dalla circolazione, sai il perché.

sentieri sostenibili

Due progetti sono promossi da 24 ORE Cultura per conto di SNAM e Marsh. Il primo progetto è il secondo volume della serie Sentieri sostenibili di SNAM. Dopo il Parco dei Nebrodi, quest’anno sono stato incaricato di scrivere il testo del volume dedicato al Parco delle Prealpi Giulie, in cui sono stato meno di un mese fa per un sopralluogo. Il secondo progetto si inserisci in un’altra serie di Marsh, in questo caso sul tema del rischio ambientale e di come alcune aziende leader lo gestiscono e lo minimizzano. Il volume dello scorso anno è stato invece dedicato alla sicurezza in ambiente di lavoro. Entrambi i progetti finiranno in libreria negli ultimi mesi del 2013.

marsh

In lavorazione altri due progetti a sfondo tecnologico. Il primo è un nuovo titolo su Twitter pubblicato da Hoepli, che andrà a sostituire Twitter al 100% e Comunicare con Twitter, ormai quasi non più disponibili su carta. E’ il momento di tornare a fare il punto su Twitter con un volume aggiornato. Il secondo progetto mi vede coinvolto insieme ad Anna Masera per La Stampa, allo scopo di divulgare il social web ai lettori del giornale, con un volumetto semplice, accessibile, snello. Al momento non posso dire di più.

Tutto ciò si intreccia con una nuova partecipazione al Meeting di Rimini, tra un mese circa, e l’avvio di un nuovo incarico internazionale nel mondo dell’editoria, a partire da settembre. Leggendo in giro probabilmente avrai già scoperto qualcosa, ma dal primo settembre si fa sul serio e avrò presto modo di raccontarti cosa andrò a fare.

Ho chiuso con la retorica del 2.0 o di Morozov contro O’Reilly

Tim O'Reilly

La lettura dell’articolo di Evgeny Morozov sulla retorica di Tim O’Reilly richiede almeno un’ora del tuo tempo, ma ne vale assolutamente la pena. Il povero Evgeny (lo chiamo per nome perché ci conosciamo) si è sbobbato in tre mesi tutti i discorsi video, tutti gli scritti (libri, archivi blog, tweet) di Tim O’Reilly e ne ha scritto, fondamentalmente per criticarne la retorica, in particolare rispetto a Web 2.0, open source, Government 2.0, architettura della partecipazione e altre espressioni (meme) fatte proprie e lanciate da O’Reilly.

Il prodotto finale, con lo stile provocatorio e sprezzante che chi legge Morozov conosce già, è una critica feroce, dissacrante, che smonta pezzo per pezzo il lavoro di Tim O’Reilly, reinterpretandolo come lo sfruttamento di termini e di concetti relativi a innovazione, trasparenza, partecipazione, per fini meramente speculativi, finanziari e di profitto personale.

Un’analisi al microscopio dei discorsi di O’Reilly sembra disegnare uno scenario in cui le battaglie per promuovere innovazione, apertura dell’amministrazione pubblica, diffusione di internet, sono in realtà operazioni tese a dominare una visione internet-centrica e privata della società, con lo scopo prevalente se non unico di aumentare le opportunità di business del privato, a danno del pubblico, senza preoccuparsi di distorcere con la retorica concetti su cui ognuno potrebbe essere d’accordo.

Morozov è ruvido e spigoloso, ma è fatto così, non è assolutamente costruito. Il risultato non può che generare polemiche e rigetti da parte di chi è criticato e in una nota finale lo stesso Morozov racconta che non ha intervistato Tim O’Reilly per scelta consapevole e che si attende un attacco di ritorno in grande stile da parte di O’Reilly.

Personalmente ho sempre abbracciato l’espressione Web 2.0 come efficace a raccontare un cambiamento in corso e ho seguito O’Reilly in varie occasioni, comprese alcune delle sue conferenze, negli USA e in Europa (Web 2.0 Expo NYC e Europe, TOC NYC e Francoforte). Rivisitato il recente passato con le lenti di Morozov, non nascondo di sentirmi in parte manipolato. Cercherò di non usare più l’espressione Web 2.0, il 2.0 appiccicato ovunque e altri dei meme di O’Reilly. Non voglio più contribuire a tale agenda.

Guardando l’Italia di oggi non mancano i Tim O’Reilly nostrani, che con lo stesso stile diffondono il verbo di open data, startup e innovazione per fini meramente di profitto personale. Tutti concetti benemeriti per riformare e risollevare l’Italia di oggi, ma siamo consapevoli che l’agenda di chi promuove queste rivoluzioni ha spesso un interesse diretto, non sempre dichiarato, che nella migliore delle ipotesi coincide con l’interesse pubblico, ma non sempre. Non faccio nomi, ma basta notare come la parola startup viene abusata e si capisce facilmente chi ci si è butatto per far soldi o riciclarsi e chi ci crede genuinamente.

Se di truffaldini si parla – l’articolo di Morozov è intitolato “il truffaldino del meme” – in Italia ne abbiamo più di uno da cui guardarsi.