Pandemia

Stop al tracciamento delle tue email

Da professionista conosco il valore dell’email marketing, curo più di una newsletter e sono attento alle statistiche che permettono di misurare il comportamento degli utenti: chi apre, chi legge, cosa clicca, quante volte, quando. Da utente non amo essere tracciato e uso tutti i mezzi legali per impedire tale tracciamento. Nella sfida tra marketing e utente, mi schiero sempre dalla parte dell’utente.

In questo senso, dopo aver letto un articolo del New York Times, ho installato su Gmail due servizi che permettono di a) sapere chi ti ha mandato un email con un sistema di tracciamento e b) eliminare il tracciamento, prima di aprire il messaggio.

Il primo servizio si chiama Uglyemail e posiziona il simbolo di un occhio nell’oggetto di tutti i messaggi che ti spiano. Sapere è il primo passo per intervenire. Che le newsletter abbiano un tracciatore è facile intuizione, meno invece che lo siano email inviate dai tuoi contatti, personali o professionali. Non ci trovo niente di mali, sia chiaro, ma Uglyemail ti permette di conoscere questa informazione in maniera trasparente.

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Trackbuster è ancora più interessante perché rimuove l’immagine trasparente che ti spia, così che puoi leggere tutte le tue newsletter senza essere più spiato. Le email lavorate vengono segnalate con un etichetta che le identifica. L’unico punto debole, inevitabile, è che le tue email transitano da Trackbuster per l’operazione, per cui ti devi fidare di loro. Finché restano indipendenti, voglio continuare a fidarmi.

Dall’immagine di cui sopra è facile evincere, dall’analisi della mia casella di posta soltanto dedicata alla ricezione di comunicati stampa e di newsletter, come tutte le newsletter siano di fatto tracciate.

Uglyemail

Trackbuster

5 ragioni per cui il libro digitale non è decollato in Italia nel 2015

Un anno fa avevo cominciato a scrivere un post per condividere l’idea per cui la crescita degli ebook si sarebbe arrestata in Italia. Il post è rimasto in bozza fino a ora. Le cinque ragioni sono quelle a seguire, commentate oggi alla luce dei dati AIE 2015 segnalati su questo blog pochi giorni fa.

 

Gli editori non ci credono e non convertono il catalogo

Mi sbagliavo, visto che AIE segnala il 91% di novità in formato digitale. Non è dato però sapere quanto ricco sia oggi il catalogo complessivo. Forse non mi sono sbagliato del tutto.

Il boom degli ebook reader è finito

Qui ci sono vari indicatori a testimoniare che chi ne ha uno lo usa, chi non l’ha comprato, difficilmente oggi ne cerca uno.

I grandi lettori digitali hanno il reader pieno

Il tasso di crescita, pressoché stazionario, rende questa supposizione quantomeno verosimile.

Il libro è superfluo in tempo di crisi

La spesa complessiva in libri si è stabilizzata, ma non sono sicuro che il fondo sia stato toccato. La crisi non è alle nostre spalle, perché è strutturale. Le riforme effettuate non daranno frutti nel breve termine. Gli Italiani non hanno mostrato di contraddire la mia affermazione.

Nessuna promozione pubblica per la lettura digitale

Il digitale poteva essere un modo per promuovere la lettura su un pubblico più giovane e più tecnologico. Quali politiche effettuate? Nessuna, tanto che, apparentemente, il numero di lettori digitali è leggermente sceso. La miopia di chi ci governa non ha bisogno di alcun commento.

Per il 2016 non vedo segnali di cambiamento o di inversione di tendenza. Chi apprezza il digitale continuerà a utilizzarlo. Chi legge veramente e non ha ancora fatto il salto, non credo lo farà nei prossimi mesi. Operazioni come Kindle Unlimited non hanno allargato la platea e il pubblico di massa non ha smesso di leggere i libri dei grandi editori per passare agli autori autopubblicati (vero oggetto dell’offerta senza limiti, soprattutto fuori dagli USA).

Amazon, unico vero soggetto con le spalle larghe interessato a promuovere la lettura digitale, si sta concentrando su altri settori, per estendere la sua potenza commerciale. Ciò su cui investe oggi Amazon, più di prima, è la produzione e l’acquisizione di contenuti video. Non mi stupirei se nel giro di 12-24 mesi l’offerta video di Amazon Prime arrivasse anche in Italia.

Trend 2016: L’ascesa della salute digitale

Antonio Orlando, direttore di Class, appena sono partito per il Sud Est Asiatico, mi ha invitato a inviare un contributo per il primo numero dell’anno della rivista. Martedì 8 dicembre, appena sistemato a Vientiane (Laos), gli ho mandato due brevi articoli, pubblicati poi nel numero di Gennaio di Class. Il primo sul declino della pubblicità e il secondo sull’ascesa dei fitness tracker. Dopo aver pubblicato il primo, riporto a seguire il secondo. Continue reading

Bloccare la pubblicità è autodifesa… e il futuro

Da molto tempo uso tecnologie che bloccano la pubblicità navigando, sia da desktop, sia da mobile. Su desktop uso uBlock Origin e su Android uso AdBlock Browser.

Lo faccio per varie ragioni: non voglio essere distratto, soprattutto dai video pubblicitari e dai banner invasivi, non voglio attendere per il caricamento della pagina e da mobile voglio anche risparmiare dati. La ragione principale è che non voglio che la pubblicità occupi spazio nella mia mente e che riduca la mia attenzione, bene prezioso e limitato. Lo stesso vale per altri tipi di pubblicità, come gli spot pubblicitari, banditi da casa mia, visto che non vedo tv lineare da anni ormai. Non sai come si sta meglio, se non hai mai provato per un periodo sufficiente lungo a disintossicarti.

Si tratta di un comportamento poco etico? Niente affatto, dal mio punto di vista. Già adottando una app come Pocket, mi sono abituato a salvare articoli da leggere offline, senza la grafica e la pubblicità della pagina originale. Per gli inserzionisti è un risparmio di risorse, perché se non sono interessato, la spesa sarebbe comunque inutile. Gli editori e chi produce contenuti perde? In realtà ci sarebbero n ragioni per condannare un modello di business che ti spia, ti profila senza che nessuno te lo dica prima e che non ti lascia apparentemente scelta.

Da qualche tempo alcuni editori, ultimo Wired USA, hanno deciso di bloccare l’accesso a chi blocca la pubblicità. Nessun problema per me. Semmai dovesse veramente succedere (scommetto che salvando l’indirizzo della pagina su Pocket l’articolo si vede comunque, senza pubblicità), la scelta sarà facile: fonte eliminata e via su altri lidi. Le fonti di qualità, internazionali, sono tali e tante, che una in meno non cambierà l’offerta complessiva? Il web morirà di adblock? Chi morirà sarà chi non troverà un modello che fidelizzi il lettore e lo spinga a pagare per la qualità. La sfida non si vince certamente costringendo il lettore e ingoiare qualcosa che non vuole, in maniera coercitiva. Non sono l’unico a pensarlo. Chi parla è un giornalista, Bob Sacks:

I don’t want to be tracked by companies that want not only a large slice of my wallet but also the uninvited intrusion into my mind and how I’m thinking and where I am at any given moment. I am also offended that these unsought intrusions that slow down my web experience with bloated and unwanted downloads.

Sullo stesso argomento ho scritto un pezzo uscito sul primo numero dell’anno su Class, in edicola ancora per pochi giorni. Lo riporto a seguire: Continue reading

Tutte le ultime notizie su Zika

Per scrivere un post sul mio blog per Starbene, mi sono imbattuto in un potente motore di ricerca che contiene soltanto notizie su Zika. Se ti interessi all’argomento, certamente è da seguire.

Zika News

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