Pandemia

CNNMoney: il video nativo è già su Slideshare, altro che NYTimes e Facebook

thestreet

Dalla conferma di ieri del New York Times della trattativa per pubblicare contenuti integrali direttamente su Facebook, il dibattito sul rapporto piattaforme social e giornali/editori si è riaperto. Mossa geniale per New York Times (e compagnia), che mette un piede nel futuro, o errore con conseguenze drammatiche, altro chiodo sulla bara dell’estinzione e della dipendenza dai grandi player internet, che non regalano nulla e già dominano in tempo speso e utenti?

Pochi (compreso il sottoscritto) hanno notato come il fenomeno non sia qualcosa prossimo a venire, ma è già realtà.

CNNMoney e TheStreet, due colossi dell’informazione finanziaria americana, quatti quatti hanno stretto un accordo con LinkedIn per pubblicare video su Slideshare (!). Esatto, video! Slideshare è una piattaforma nata per condividere presentazioni e documenti, in formato PowerPoint, PDF, Doc, ma non video! Perché un cambiamento simile che snatura il significato e la funzione di Slideshare? per i soldi ovviamente.

LinkedIn non poteva rimanere fuori dalla festa del video (e della pubblicità video) e cosa ha pensato di mettere in campo? Slideshare, l’unico suo asset dotato di un player, simile al player video di YouTube. Per ora i partner sono pochi ma di calibro, come CNNMoney e TheStreet appunto. Pubblicano video integrali senza ottenere nulla da Slideshare, per avere visibilità su una piattaforma considerata per un pubblico business.

I numeri non sono esaltanti, con il video più visto di TheStreet a 22.000 visualizzazioni e CNNMoney fermo a meno di 8.000. Vedi a seguire:

Uno degli ultimi video sulla pagina facebook di CNNMoney ha fatto in confronto 13.000 visualizzazioni in 6 ore.

3 life lessons from Warren Buffett that we could all use: http://cnnmon.ie/1C8C1S5 w/ The Motley Fool

Posted by CNNMoney on Tuesday, March 24, 2015

LinkedIn rischia di compromettere l’immagine (e la community) di Slideshare per raggiungere un obiettivo che non è e non sarà alla sua portata: combattere con Facebook in campo video. Ne vale veramente la pena? CNNMoney sperimenta, LinkedIn rischia.

Il futuro dell’informazione? Coinvolgere il lettore in ogni angolo del web

South by SouthWest (SXSW per gli amici) è sempre un evento dove imparare qualcosa, senza per forza prendere un aereo e partecipare di persona. Jonah Peretti in live streaming ha raccontato il futuro dell’informazione dal punto di vista di BuzzFeed, creatura che ha fondato e sviluppato fino a 200 milioni di visitatori al mese e un miliardo di video visualizzati al mese (un anno fa erano 60 milioni).

Jonah peretti

Dai referral alle visualizzazioni nel social web

referral

BuzzFeed è uno dei siti di informazione più visitati del web su scala globale, soprattutto per la sua popolarità nella fascia demografica dei millennials (gli under 30), a partire dai social network. Peretti ha cominciato a ragionare su link, visualizzazioni e strategia di lungo termine. Considerando soltanto i click sui link amplificati su Facebook, Twitter e Pinterest, i numeri di BuzzFeed su scala mensile (se non mi sono perso) sono di per sé impressionanti, rispettivamente pari a 349 milioni, 12,5 milioni e 60 milioni.

impression

Le dimensioni del fenomeno aumentano a dismisura se invece dei click ai link diffusi contiamo le visualizzioni dei contenuti diffusi e pubblicati sulle tre piattaforme: 11,3 miliardi di visualizzazioni su Facebook, 6,4 miliardi su Pinterest, 847 miliardi su Twitter (!!). Possiamo subito notare come Pinterest sviluppi un interest (e click) di gran lunga superiori a Twitter. In Italia Pinterest ha una frazione del traffico di Twitter e il tutto non è confrontabile però. Ciò che ci racconta Peretti è che ciò che contano non sono i click ma le visualizzazioni ed è questo che deve trainare lo sviluppo di BuzzFeed.

Da un modello in cui diffondere link e ottenere visualizzazioni sul proprio sito…

link

… l’idea è di passare a un modello in cui si pubblicano contenuti nativi sulle piattaforme di distribuzione.

contenuti

Niente amo per attrarre traffico e vendere banner, ma contenuti pubblicati direttamente su Facebook, Twitter, YouTube, Pinterest, sotto forma di testo, video e immagini. Come monetizzarli? In questa fase il focus di BuzzFeed è attrarre il maggior numero di utenti sui propri profili, non il proprio profilo, da monetizzare in una seconda fase, probabilmente con contenuti sponsorizzati. L’esempio che viene portato è la serie di video “Dear kitten” che ha spopolato su YouTube con 22 milioni di visualizzazioni, con sponsor Purina.

L’idea farà certamente contente le piattaforme, che avranno i loro utenti più tempo sulle stesse e c’è da scommettere che Facebook, Google, Twitter & co. faranno di tutto per favorire questo fenomeno. Del resto questo fenomeno è già in atto in forme diverse. Chi controlla l’algoritmo con il quale si pesano i contenuti ha il potere di penalizzare o favorire chi vuole nel (neanche troppo) lungo termine. Se tu editore pubblichi solo link, questi ti porteranno sempre meno traffico diretto, se invece pubblichi direttamente video o altro, probabile che Facebook, Google & Co. ti permetteranno di dividere questa torta con loro. Di fatto è ciò che sta succedendo, vedi accordo tra Sky Italia e Twitter, fresco di firma la settimana scorsa: clip dei programmi Sky spezzattati in quasi diretta su Twitter, con pubblicità divisa e benefici per entrambe le aziende.

Controllare gli strumenti

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Il passaggio in più che ha sviluppato e sta sviluppando Buzzfeed, passaggio non banale, è controllare tutti gli strumenti di pubblicazione, dalla creazione dei contenuti, all’interfaccia grafica, fino alla raccolta dei dati che permette di capire cosa funziona e cosa non funziona, quando e dove e molto di più. Chi tra gli editori nostrani ha investito sulla propria piattaforma di pubblicazione, seguendo tutti i passaggi di Buzzfeed? Può sembrare banale a prima vista, ma è strategico sul lungo termine e bisogna investire da subito, perché questo diventa il vero vantaggio competitivo su qualunque concorrente.

Un sistema integrato

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Lo sviluppo di Buzzfeed si basa su una visione che ha 3 pilastri fondamentali: il proprio sito web, il mondo delle app e i contenuti distribuiti.

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Il web è uno dei tre pilastri, ma non l’unico e neanche il più importante a tendere. L’esempio portato è quello di #thedress, l’articolo che in una settimana ha generato complessivamente oltre 50 milioni di visualizzazioni sul sito. L’ispirazione è venuta da un post su Tumblr, a dimostrare come il rapporto tra contenuti prodotti dagli utenti sia fondamentale per cogliere spunti, sperimentare e… fare il botto!

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Il secondo pilastro è quello delle app e del mobile. Consapevoli di come il mobile web sia per oltre l’80% app, BuzzFeed sta proponendo un insieme di app varie per contenuti e interattività. Dalla app BuzzFeed con tutti i contenuti, più volta all’intrattenimento, c’è l’app BuzzFeed News, più da informazione, fino all’app Cute or not (carino o no?).

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Un terzo degli utenti ha caricato una foto e complessivamente l’app è stata usata oltre 70 milioni di volte in pochi giorni, con i contenuti pubblicati dagli utenti! Dai agli utenti una piattaforma ben concepita e il gioco è fatto. Quanto varrebbe una pubblicità di cibo per gatti o cani che appare in quel contesto? Molto, molto di più di un banner su qualsiasi sito web, mobile o meno che sia. Capito il messaggio?

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Il terzo pilastro sono i contenuti nativi. Il video di Obama che gioca a fare selfie è stato pubblicato direttamente su Facebook, dove ha fatto 50 milioni di visualizzazioni. Il concetto è quello di cui sopra: informiamo o intratteniamo gli utenti dove passano il loro tempo e non forziamoli a venire sul nostro sito. Oggi può sembrare una follia, ma se questo fosse in realtà il vantaggio di domani? Non sono convinto che legarsi mani e piedi con i gestori delle piattaforme sia una buona strategia, ma del resto per BuzzFeed questo è un pilastro su tre, non il pilastro unico.

takeaway

Il messaggio finale di Peretti è che per BuzzFeed ciò che conta è misurare quanto un contenuto sia condiviso sul web, non quanti click abbia generato o quante pagine viste abbia fatto. Se il modello di business non è vendere banner, che valgono sempre meno perché non sono scarsi, il ragionamento non fa una piega. Ciò che conta, se non monetizzare oggi i contenuti distribuiti, è però imparare – IMPARARE – attraverso i dati raccolti e il feedback dato dal comportamento dell’utente. Il concetto è: più impari, più migliori, più cresci, più scali sull’internazionale, più diventi rilevante, più vali, più puoi monetizzare al momento giusto.

Nota a margine: l’Italia è la provincia della provincia dell’impero in tutto questo fenomeno. Nel radar di BuzzFeed non siamo neanche ai margini. I contenuti sono diffusi e tradotti in 5 lingue in non ricordi quanti paesi e l’Italia? Dati Quantcast, BuzzFeed in Italia fa meno di 50.000 visitatori unici al giorno, con il sito che ne fa 13,5 milioni su scala globale.

In vacanza dalla connessione

in vacanza dalla connessione

Lunedì pomeriggio a Urbino, beato tra le donne, sono stato invitato a intervenire sul tema “In vacanza dalla connessione, modelli di ricostruzione del privato a partire dalla disconnessione digitale“. Il titolo può sembrare pomposo, ma sono certo che ci divertiremo un sacco. Mi piace parlare di questo argomento perché diamo per scontato che dovremmo essere sempre connessi, cosa niente affatto vera.

Non sono certo diventato un luddista, apprezzo la rete, ci lavoro e se mi permette di lavorare da remoto, ben venga essere connessi. Ciò non toglie però che disconnettersi in alcune occasioni e con una certa frequenza, possa essere una buona e sana abitudine. La differenza di internet rispetto al frigorifero è che ci parla e ci chiede di rispondere, attraverso notifiche, email, squilli, messaggi di amici, colleghi, clienti che vogliono la nostra attenzione, se non di app male impostate che vogliono farci sapere qualcosa di cui possiamo tranquillamente fare a meno.

Vieni puntuale alle 15 perché sono certo che andremo avanti a ruota libera e ci mancherà il tempo per dire tutto quello che vorremo. Sono certo inoltre che avremo da confrontarci, anche con punti di vista diversi.

In mia compagnia ci saranno Lia Celi, Marisandra Lizzi, Domitilla Ferrari, più le padrone di casa Lella Mazzoli, Roberta Bartoletti e Stefania Antonioni.

Ti aspetto!

FitBit Charge, il fitness tracker per vivere meglio

Lo tieni al polso, lo porti a letto e ti dice in qualsiasi momento quanto sei stato attivo nelle ultime 24 ore, tra passi, distanza percorsa, piani di scale (equivalenti) e calorie consummate. FitBit è il dispositivo ideale per mantenersi in forma e stare in salute.

image from cdn2.mos.techradar.futurecdn.net

Uso un fitness tracker, ovvero un dispositivo con sensore per misurare i passi percorsi, da anni ormai. Ho avuto due FitBit One e un FitBit Ultra, il sensore da tenere come clip alla cintura e al polso nella notte.

Da qualche settimana ho avuto la possibilità di provare il FitBit Charge, uno degli ultimi nati nella famiglia FitBit, nella più comoda modalità bracciale, molto simile a un orologio digitale. Più comodo della cilp perché non lo dimentichi in un pantalone nell’armadio (o peggio nella lavatrice!) e non genera alcun fastidio, vista la leggerezza e la praticità d’uso. Per me, abituato a non portare l’orologio da anni, l’ora è una comodità in più, soprattutto a letto, senza dover guardare lo smartphone, tenuto a debita distanza per dormire meglio.

Si aggiorna automaticamente

Il bello dei fitness tracker di ultima generazione, come FitBit Charge, è che non devi collegarlo a nulla per aggiornarlo. Basta avere uno smartphone Bluetooth con app FitBit (iOS e Android) nelle vicinanze e i dati vengono subito caricati sull’app e aggiornati anche nella parte riservata del sito. Se non hai uno smartphone, un piccolo dongle USB collegato al PC ottiene lo stesso risultato. Rispetto a prodotti concorrenti che richiedono solo e soltanto l’app su smartphone di ultimissima generazione, questo è un vantaggio non da poco, che allarga la platea dei potenziali utilizzatori.

La carica dura una vita

Altro vantaggio dovuto alla tecnologia miniaturizzata è la lunga durata di una carica e la possibilità di usare FitBit Charge per giorni e giorni, in libertà. Puoi stare anche più di un weekend fuori, senza caricatore o pc e neanche te ne accorgi.

 

image from theappstore.ru

Andiamo a dormire?

Altra meraviglia è la misurazione del sonno, delle varie fasi e del tempo dormito complessivamente. Non c’è bisogno di dire a FitBit Charge quando vai a letto e quando ti alzi perché lo deduce automaticamente dal tuo comportamento. A volte non c’azzecca (se ti alzi, lo togli e lo metti sul tavolo per una doccia, pensa che ti sei rimesso a dormire), ma in casi simili il dato può essere rettificato direttamente dall’app.

Una spesa ben spesa

Se dovessi comprare un fitness tracker oggi, indispensabile per essere consapevoli del proprio livello di attività fisica (e di riposo), per essere stimolati a far meglio, comprerei un modello a braccialetto come FitBit Charge e sarei felice di spendere i 100 euro che costa. Lo so, uno smartphone evoluto ha gli stessi sensori di FitBit, ma perché doversi portare appresso il cellulare per ogni uscita, soprattutto d’estate quando vogliamo essere più leggeri? Il braccialetto non ingombra e richiede soltanto di non essere immerso nell’acqua (niente bagno o doccia!) per funzionare bene.

Ti invito caldamente a provarlo perché non ti rendi conto quanto sia sedentaria la tua vita fino a quando non cominci a usare un fitness tracker. Camminare per 10.000 passi al giorno non è impossibile, ma lo diventa se non ci pensiamo.

Se vuoi anche un monitoraggio in tempo reale e in continuo del battito cardiaco, la versione HR è il modello che fa per te, con un modesto sovrapprezzo.

FitBit Charge

Gestire l’informazione è potere

Se accedere all’informazione utile è essenziale per chiunque lavori con i bit, saperla gestire, archiviare e recuperare al momento giusto è facile a dirsi, meno nella realtà quotidiana. Voglio quindi proporti qualche idea, sperimentata personalmente, da applicare subito e, perché no?, aiutarti a non soccombere nel flusso in cui siamo immersi costantemente. A seguire voglio condividere con te una riflessione sui social media per il business oggi, tra luci e molte nuove ombre su cui riflettere e agire.

Se Pocket è il centro su cui convergono le mie letture (personali e professionali, testi lunghi e siti da approfondire), da qualche tempo ho deciso di aggiungere Evernote e chiudere il flusso con l’archiviazione su questa piattaforma. Cominciamo dall’inizio e ti spiego la tecnica che utilizzo.

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