Attenzione alle reti wifi pubbliche aperte: password a rischio e non solo

Ormai è diventata una abitudine, soprattutto all’estero. Vai un un bar, vedi una rete wifi aperta, ti colleghi e navighi su internet: email, social network, skype, banca online, ecc. Tutto OK? Per nulla!

Tale innocua attività può esporti a rischi pericolosissimi. La rete potrebbe essere in realtà il computer di un altro utente collegato, attraverso il quale passano e vengono facilmente intercettati tutti i tuoi dati sensibili, password e altro. Bello eh?

Passa la voglia di collegarsi a internet…

Leggere per credere

Dai social network alla condivisione privata

Qualche settimana fa ho ricevuto un invito per Ello, il nuovo social network pensato per essere senza pubblicità e sul non sfruttamento dei dati personali degli utenti. Mi sono iscritto e, provato il sistema, il profilo è rimasto non aggiornato. Un altro passo indietro: a fine 2013 ho deciso di cancellare definitivamente il mio profilo personale su Facebook, dopo oltre 6 anni di attività e relazioni. Dal primo gennaio ho attivato un nuovo profilo, ripensando il mio rapporto con Facebook e gli amici su Facebook (solo internazionali). Salvo qualche nuova conoscenza aggiunta e qualche foto pubblicata in blocco, il profilo giace non aggiornato e la frequenza con cui lo visito è, nella migliore delle ipotesi, settimanale.

Come è potuto succedere che, da un aggiornamento costante e continuo, su più piattaforme, fino a oltre 30 aggiornamenti al giorno (record toccato al tempo di FriendFeed), oggi non abbia più alcuno stimolo a condividere nulla online pubblicamente, se non sui miei blog e in qualche caso su Twitter? La risposta sta nella valutazione dell’effetto di tutto ciò, prima e dopo. Provo a ordinare alcuni pensieri in questo senso.

Essere immersi nel flusso genera dipendenza

Non è la prima volta che lo scrivo (zuccherino, ricordi?), ma più passa il tempo e più ne sono convinto. Nel momento in cui un comportamento è indotto e automatico, seppur apparentemente possa essere considerato sano, dal mio punto di vista non lo è. Le abitudini che non ci aiutano a crescere o che non generano effetti positivi, sono abitudini da perdere. Tra queste senz’altro ci sono: controllare il telefono ogni 5 minuti, tornare a casa e accendere la televisione, controllare la posta o Twitter/Facebook appena svegli direttamente a letto, tenere una scheda del browser aperta su Facebook/ultime news e darci una occhiata ogni ora o più spesso.

Ingenuamente uno può domandarsi: che male può farmi dare un’occhiatina a Facebook/ultime news ogni tanto, o portarmi a letto il tablet, o controllare le notifiche del telefono o tenere accesa la tv mentre mangio? Il nostro cervello non è multitasking e l’atto di spostare l’attenzione da un’attività a un’altra consuma energia, in senso fisico e mentale (vedi The Organized mind). Farsi continuamente distrarre riduce le nostre capacità di concentrazione e il prezzo si paga quando la necessità di maggiore forza di volontà è richiesta dalle circostanze, generando a sua volta comportamenti non salutari (fumare per rilassarsi, mangiare per non pensare, incedere in cibi non salutari, non essere capaci di resistere alle tentazioni che si presentano).

Nel momento in cui esci dal flusso, l’immediata sensazione è simile a una crisi di astinenza. Vorresti cliccare per ottenere soddisfazione scoprendo un nuovo mi piace a qualcosa che hai scritto, un nuovo commento, un nuovo messaggio, una nuova notizia, un visitatore in più nelle statistiche del tuo sito, una notifica di qualcosa di nuovo successo nell’ultimo minuto. Senza notifiche, senza news, senza social network attivi, questa ricompensa viene meno. Passato qualche tempo, il vuoto si riempe di nuovo, questa volta con nuove abitudini, che liberano tempo per attività prima messe in secondo piano: leggere più libri, passare tempo a selezionare alimenti e cucinare, camminate e attività fisica o poter dedicare tempo ad attività con un ritorno non immediato ma di maggior valore (studiare una lingua, fare un corso online, viaggiare).

Si può rimanere nel circolo dell’informazione continua, delle notifiche in tempo reale, degli aggiornamenti continui dei social network, con moderazione e senza esserne travolti? A mio avviso la risposta è no e, a dirla tutta, si può serenamente vivere senza. C’è un prezzo da pagare, certo, ma pensando il tutto, a mio avviso ne vale la pena.

Se condividere è umano, perché online dovrebbe essere diverso?

L’atto del condividere è qualcosa di naturale. Non lo contesto. Ciò che può essere diverso è il come e il quando. La mia opinione sul tema è evoluta nel tempo. Dall’abbraccio entusiasta di ogni nuovo strumento, con una condivisione altrettanto entusiasta di link, notizie, commenti, vita privata, momenti, immagini e altro, sono passato (o tornato) alla condivisione personale e privata. L’unico strumento pubblico, seppur molto ridimensionato, resta Twitter, per l’essenza di piattaforma volta al tempo reale, soprattutto per eventi in diretta. Per il resto preferisco chat, email e Pocket. Pocket è lo strumento ideale per me per condividere singoli articoli di valore con persone che, rispetto al contenuto dell’articolo stesso, so poter essere interessate. Ciò ovviamente implica che io conosca queste persone e queste persone mi manifestino il loro apprezzamento, prima o poi. L’effetto generato è molto più appagante di un anonimo retweet o un mi piace su Facebook.

Il networking implica scambio

A questo punto potresti pensare che mi sia successo qualcosa. Come può Luca Conti rinnegare anni di networking, online e offline, libri scritti sull’argomento e tutto quanto in mezzo? Luca Conti non rinnega niente, tanto da suggerire un ottimo libro in argomento: Due gradi e mezzo di separazione di Domitilla Ferrari.

Nel momento in cui il networking è sbilanciato e chi riceve non partecipa, dovremmo parlare di broadcasting e non di networking. L’evoluzione delle piattaforme, l’aumento degli utenti e l’arrivo in massa online del pubblico televisivo (le patate da divano, come le chiamano gli anglosassoni) ha generato una esplosione di contenuti prodotti. La conseguenza? Dei migliaia di fan, follower a vario titoli, chi veramente è esposto al contenuto condiviso è solo una frazione dei primi e chi interagisce è una frazione della frazione.

I due temi di cui sopra sono poi legati a doppio filo. Le piattaforme premiano gli utenti più attivi, favorendo la visibilità dei loro contenuti: più contenuti produci, più interazioni generi, più visitatori attrai, più zuccherini ricevi. Lo stesso vale nel senso opposto: meno partecipi, meno produci, meno sei visibile, meno interesse attrai, meno zuccherini ti meriti. Nell’illusione che lo zuccherino sia soddisfazione reale e a lungo termine, molti utenti salgono sulla ruota del criceto e corrono sempre più veloci, perché restare al passo richiede di aumentare progressivamente la velocità.

A un certo punto ho deciso di scendere da questa ruota, perché ho percepito – parlo per me ovviamente – che l’energia generata dalla ruota era più un vantaggio per le piattaforme che per il sottoscritto, sia sul piano professionale, sia sul piano personale.

Per altri, come Cristiano, i pro sono pià dei contro. Ognuno trova l’equilibrio che lo soddisfa.

La social tv in Italia? Un fenomeno marginale

Nielsen e Twitter hanno iniziato a diffondere dati sulle interazioni relative ai programmi tv in Italia.

Sono 2,6 milioni i tweet sui programmi televisivi postati a settembre. Circa 240 mila persone (unique author) hanno twittato almeno una volta su quello che stavano guardando in TV: questi tweet hanno generato complessivamente oltre 128 milioni di impression (numero complessivo delle volte in cui i tweet relativi a un programma sono stati visti) e un’audience media di 225 mila persone al giorno.

A vedere la tabellina dei primi 10 programmi della settimana si evince, al di là degli entusiasmi, come il fenomeno del secondo schermo in Italia sia marginale. Prendi la tabella degli utenti coinvolti per aver visto almeno un tweet relativo al programma (fino alle 5 di mattina del giorno successivo alla messa in onda!), confrontalo con l’ascolto medio del programma stesso e vedrai che, salvo X Factor, il rapporto tra audience su Twitter a audience televisiva corrisponde a pochi punti percentuali nella migliore delle ipotesi. Se poi questo rapporto lo calcoliamo tra utenti che hanno twittato e telespettatori della tramissione, si vede ancora meglio di come i numeri siano veramente piccoli e poco significativi, o no?

Tabella e citazione tratti da comunicato stampa Nielsen

Pulizie digitali (decluttering) di ottobre

Il mese che mi son preso per me stesso, per riorganizzare le idee e ripartire da un nuovo equilibrio, sta dando i suoi frutti.

Un vecchio Nokia N96 regalato a mia nonna (87 anni), un iPad 2 prossimo a finire nelle mani di mia madre, un Kobo Glo e un Kobo Aura prossimi a finire nelle mani di due nuovi lettori e un iPhone 5 disattivato, così da restare col mio Nexus One, almeno fino al suo quinto compleanno nel gennaio 2015, col Nexus 7 2012 e il fedele Ultrabook Fujitsu che compie due anni in questi giorni. Ho installato anche lo scanner ScanSnap Fujitsu che occupa pochissimo spazio e mi aiuta a digitalizzare un po’ di carta da far sparire.

Ho donato oltre 30 libri e altri sono in cerca di nuovi lettori. Riorganizzati gli scaffali, ho scoperto di possedere almeno 100 libri che non ho ancora letto e pensare che non compro un libro di carta da almeno 4 anni! Lo scaffale digitale ha subito una profonda riorganizzazione, passando da quasi 25 Gb a meno di 11 Gb, da circa 11.800 ebook a 4.500, metà in italiano e metà in inglese, e non ho ancora finito di tagliare. Ridotta ulteriormente la collezione, verrà il memento di aggiustare tutti i metadati (autore, titolo, genere, letto o non letto), così da ordinare una coda di lettura prioritaria, almeno per generi. Ho ricominciato a leggere i classici più importanti, a partire da Alice nel paese delle meraviglie, I fratelli Karamazov e Dott. Jekill e Mr. Hyde, ora in lettura Il lamento di Portnoy, consigliato.

Un percorso simile lo ha subito la mia collezione di film, prossima a 300 titoli da vedere, di cui circa metà dalla Top 250 di IMDB. Negli ultimi 20 giorni ho visto 20 film, per un totale di 80 da inizio anno. Prossimo passo sarà organizzare una lista priorità di visione, dopo aver deciso di non aggiungere nuovi titoli da qui a fine anno, altrimenti si finisce per vedere le ultime novità, a scapito di magnifici altri titoli meno recenti e più importanti per un cinefilo che si consideri tale. La collezione musicale è quella che mi crea più grattacapi, frutto di stratificazioni quasi per ere geologiche. Tra Pandora, Google Play Music (a cui è associata quasi l’intera collezione) e da oggi 8tracks (che gioiello!), chi ha più bisogno di riprodurre musica dal proprio disco?

Consolidati documenti e foto in un solo disco esterno, ho bisogno di tempo per cancellare ciò che è necessario cancellare e avviare un backup su Dropbox o similare, per essere sicuro di non perdere niente di importante. La maggior parte delle foto sono già su Flickr (oltre 10.000 in 10 anni) e sto sereno. In questo processo, che richiede tempo, ho potuto eliminare un HD da 500 Gb, che donerò, restando con un HD da 1Tb e un altro HD da 500 Gb autoalimentato e portatile. Nel frattempo ho riordinato i file sul portatile, liberando prezioso disco e risorse.

Prossimi passi

Hai una emergenza, devi andare al pronto soccorso. La prima cosa che ti chiedono è la lista dei farmaci che prendi e se hai avuto altri interventi/problemi correlati o correlabili. L’ideale è portarsi una cartella con tutti i documenti sanitari, giusto? Giustissimo, ma se questi dati fossero tutti digitalizzati e salvati su una memoria flash da portare con sé? Ancora meglio, no? Ho deciso quindi di digitalizzare tutti questi documenti con lo scanner di cui sopra e di caricarli su Dropbox, così da averli sempre pronti quando necessario.

Sincronizzati gli ebook con un altro servizio, Hubic (25 Gb gratis), mi resta da ottimizzare tutto quanto relativo a Gmail e a Google Drive, seppur ci abbia messo mano qualche mese fa, ottimizzare gli ebook e i documenti nella nuvola di Kindle/Amazon e ripensare al ruolo dei profili social attivi e magari non usati come un tempo. Chiusi Tumblr, Instagram, alcuni profili Twitter e altri servizi, sarà presto il momento di capire cosa c’è di utile nei 4000 link salvati su del.icio.us e cosa è bene cada per sempre (o quasi) nell’oblio.

Non sai da dove cominciare nel tuo personale decluttering digitale? Online trovi diversi consigli utili.

Le alternative a Dropbox, Google Hangout, Whatsapp e Skype per la tua privacy

Edward Snowden è tornato a mettere in guardia contro Dropbox, Facebook e Google per chi tiene alla propria privacy, in una videointervista con il New Yorker lo scorso sabato.

Ho deciso quindi di spostare i miei file su alternative consigliate come più sicure e rispettose quali: SpiderOak e Red Phone. Per quanto riguarda Facebook ho già da tempo deciso di rinunciare a usarlo e ho aperto un profilo su Ello, anche se al memento non ho alcuna motivazione per tornare a condividere sui social network come in passato.

Importante è sapere che le alternative esistono. Sta a noi decidere di usarle o meno.

5000 articoli letti su Pocket

Secondo My reading habits ho da poco superato 5000 articoli letti con Pocket, nell’arco di 13 mesi circa (400 al mese, 13 al giorno, tutti i giorni)!

Si tratta decisamente della mia app preferita per leggere su tablet o smartphone articoli salvati dal web, da magazine, blog e giornali online e la consiglio a tutti.

Proprio oggi sono riuscito ad azzerare la mia coda di lettura, cosa che non succedeva da mesi.

Come da tendenza discendente, ottobre lettura di news ridotta a favore di libri e soprattutto classici. Finito, con un po’ di fiatone, I Fratelli Karamazov, ne sono in arrivo altri.

Lego molla Shell: vittoria per Greenpeace!

Le campagne di pressione sulle aziende di largo consumo, soprattutto quelle con una immagine di azienda sensibile e pulita. Greenpeace a luglio prende di mira Lego chiedendo di interrompere l’accordo commerciale che vede il logo Shell sui mattoncini, a supporto della campagna contro Shell che vuole trivellare le profondità dell’Artico per cercare petrolio, col rischio di inquinare un ambiente unico.

La campagna, supportata da un video toccante, ha colto nel segno e Lego ha annunciato che non rinnoverà il contratto con Shell, una volta arrivato a scadenza.

Ottimo lavoro Greenpeace!