La rubrica settimanale Sunday reading su The new inquiry è un estratto di serendipity. Dall’insieme di link condivisi in questa rubrica settimanale, ho salvato sul mio Pocket, da leggere poi con calma lontano dalla scrivania e dallo schermo del computer, ben 16 articoli.

Serendipity perché, salvo uno dei link che mi hanno incuriosito, tutti i percorsi rimandano a siti che non navigo abitualmente o che non ho mai navigato prima. Un modo efficace per uscire dalla bolla delle solite fonti che ti consigliano gli stessi temi e gli stessi articoli. Il web è ricco di punti di vista e di articoli interessanti, perché non navigarlo, al di là delle fonti abituali?

Approccio simile a chi si abbona a Internazionale, con la differenza che qui avviene tutto online, senza filtro redazionale prestabilito.

Buona navigazione

Sunday reading: estratto di serendipity

Facebook è il leader incontrastato e il resto è noia

Stimolato dalla presentazione di Lelio Simi e Giampiero Riva, sono finito su un articolo che commenta una elaborazione di dati Audiweb relativi ai navigatori dei principali attori del social web. L’immagine di cui sotto vuole fare notizia, ma non rivela la verità di cosa bolle nella pentola del social web italiano: Facebook domina e il resto è noia.

Sì, non è una novità che Facebook sia il dominatore incontrastato del social web, ma quanto dominatore? Prendi la tabellina excel dello stesso articolo e il divario è notevole ma non spaventoso: Facebook ha 23 milioni di utenti, in calo, Google+ circa la metà, Twitter più di un terzo e il resto segue. Dalla tabellina che ho riportato qui, sembra invece che Instagram stia recuperando, con il suo bel +61% di tempo passato sul sito, confrontando però mele con pere, gennaio 2014 con luglio 2014: i mesi si dovrebbero confrontare con lo stesso dell’anno precedente, ma va bene lo stesso.

Se ordiniamo la tabella per il numero di minuti guadagnati, Facebook svetta e non c’è trippa per gatti, nonostante la tendenza al calo tra gennaio e luglio sarebbe per tutti naturale in Italia.

Nell’articolo ci sono altri numeri che non hanno l’onore di un grafico: il numero totale di minuti passati sul sito. A che livello siamo?

Facebook: 17 miliardi di minuti al mese
Instagram: 705 milioni
Twitter: 468 milioni
Google+: 184 milioni (circa)
LinkedIn: 77 milioni (circa)

In pratica, fatto 100 il tempo totale passato su Facebook, quanto tempo passano gli utenti sugli altri?

Facebook 100
Instagram 4,1
Twitter 2,8
Google+ 1,1
LinkedIn 0,5

Se andiamo a calcolare i minuti al mese per utente di ognuno di questi, il risultato è:

Facebook: 12 ore e 7 minuti al mese per utente
Instagram: 1 ora e 49 minuti
Twitter: 50 minuti
Google+: 17 minuti
Linkedin: 14 minuti

C’è altro da commentare?

Quanto conta quindi la tabellina di cui sopra? Certo, segna una tendenza, ma il rapporto di forza non cambia, anzi. Facebook perderà un milione di utenti, ma copre oltre il 90% del mercato, almeno secondo questi dati e l’aumento di minuti non fa che rafforzare questo dominio. Il numero di minuti guadagnati da Facebook è superiore a tutto il tempo passato sugli altri servizi messo insieme.

Il tempo di decadimento di un tweet è inferiore a un’ora

decadimento di un tweet

Nella prima ora dalla pubblicazione, un tweet supera la metà delle sue visualizzazioni totali e oltre. Analizzando miei tweet, in giorni diversi e orari diversi, ho notato che la prima ora dalla pubblicazione comprende tra il 60% e l’80% delle visualizzazioni totali.

Morale della favola? Per essere rilevante dovresti twittare ogni ora e ripetere le stesso tweet in diversi orari, per sperare di sommare parzialmente diversi pubblici. Ciò è ancora più vero negli orari di punta: mattina, primo pomeriggio e in parte prima serata.

Altri fattori, come link, immagini allegate o risposte ad altri tweet moltiplicano le visualizzazioni, ma le proporzioni non cambiano.

decadimento 2

Hai rilevato lo stesso fenomeno? Dati raccolti dagli analytics di Twitter.

#unlibroèunlibro ma non a Bruxelles

Dalla Stampa di oggi apprendo che la campagna per equiparare ebook e libri sarebbe fallita, per l’opposizione di:

Commisione, britannici, nordici e centroeuropei hanno detto «no» a Roma e Parigi, mentre i tedeschi hanno fatto tattica e non si sono pronunciati.

Il pianto dell’industria è già cominciato però:

L’Associazione italiana Editori teme che l’Iva normalizzata geli un mercato digitale che decolla a fatica: era il 3% del totale nel 2013, è salito al 5% nel 2014

Ti sei chiesto come mai la campagna #unlibroèunlibro sia partita solo qualche settimana fa, nonostante l’editoria digitale sia una realtà, piccola o grande non importa, da qualche anno? Il motivo è citato nell’articolo stesso:

un libro venduto a un residente italiano è attualmente tassato al 3% lussemburghese, ma da gennaio passerà al nostro 22.

In pratica gli editori italiani, vendendo attraverso Amazon, fino al 31/12/2014 porteranno a casa un extra profitto. Se un libro costa 9,90 €, tolta la percentuale del 30% che va al negozio, se l’ebook è venduto da Amazon l’editore oggi incassa 6,73 € e domani ne incasserà 5,68. Amazon ha più del 50% del mercato in Italia. Fino a che questo giochetto di Amazon in Lussemburgo faceva comodo, nessuno si è mai stracciato le vesti sull’IVA al 22% per gli ebook, nel salotto buono dell’editoria. Avvicinandosi il primo gennaio 2015, la paura è salita.

Se la campagna fosse partita al tempo dell’ipotesi francese di equiparare l’IVA su carta e libro, ora realtà, forse al tavolo di Bruxelles il potere negoziale sarebbe stato altro, chi lo sa?

Se l’ebook in Italia è al palo, certamente le ragioni sono molteplici, ma gli editori non possono certo dire di averci mai creduto fino in fondo, anzi. Chi è causa del suo mal…

Ebook sulla Stampa

Una copia omaggio di Lavoro e carriera con Linkedin se acquisti Facebook Marketing

facebook marketing

Un ringraziamento per tutti i lettori di Pandemia, almeno per i più veloci. Ho pensato di regalare una copia di Lavoro e carriera con LinkedIn ai primi che mi invieranno una prova d’acquisto relativa a una copia di Facebook Marketing, carta o digitale che sia. L’acquisto deve essere effettuato da questo memento in avanti. Manda la prova d’acquisto in una email a pandemia su gmail.

Se hai già acquistato la copia prima di leggere questo post, scrivimi e inviami la prova dell’acquisto e avrai comunque una sorpresa.

Grazie e… buona lettura!

Fino a esaurimento scorte.

Il pensiero critico passa per… la lettura e i blog

Leggendo “The advantage. The 7 soft skills you need to stay one step ahead“, trovo che il pensiero critico è una delle 7 competenze richieste per restare competitivi sul mercato del lavoro. Tra i consigli proposti per sviluppare e allenare il pensiero critico indovina cosa viene suggerito?

Leggere, leggere, leggere e, meglio ancora, scrivere e bloggare.

Cercando di non cadere vittima del “confirmation bias“, l’effetto per cui ti salta all’occhio ciò che conferma quello che pensi già, ho provato a pensare a qualcuno o qualcosa che mi abbia, almeno una volta, suggerito di leggere meno o non scrivere, per migliorarsi, eppure non mi viene in mente nulla.

Suggerimenti?

Da inizio ottobre ho deciso di sperimentare una risposta automatica come segue, inviata a chiunque mi avesse scritto una email:

Ciao!

Nel mese di ottobre controllerò la posta elettronica non più di una volta al giorno, Se è
veramente urgente, manda un SMS al mio telefono. Se non lo hai, grazie per la pazienza di attendere fino a quando controllerò la posta.

Buona giornata

Oggi l’ho modificata, eliminando il riferimento al mese di ottobre, ma ho deciso di mantenere la risposta automatica a tempo indeterminato, perché ho intenzione di continuare a moderare il tempo passato a leggere e scrivere messaggi di posta elettronica.

L’esperimento ha funzionato. Ho ricevuto qualche SMS da parte di chi voleva una risposta in tempi rapidi e tutti gli altri hanno atteso, senza che il mondo finisse o senza danni di altro genere. Nel mese di ottobre 2014 ho usato Gmail per poco più di 10 ore contro le 19 ore dell’ottobre 2013. L’anno scorso avevo un iPhone appena attivato, gestendo molta posta elettronica direttamente da smartphone. Il mese scorso ho invece usato per pochissimo tempo il mio tablet casalingo, senza smartphone né possibilità di controllare la posta fuori di casa.

La cosa divertente è che alcuni contatti hanno pensato, solo per l’attivazione della risposta automatica, che fossi in vacanza, come se fosse impensabile un controllo della posta elettronica solo una o due volte al giorno. Vi assicuro che si può vivere, anzi, si vive meglio. Meno interruzioni, più concentrazione, più lavoro svolto. Lavorare non è passare mezza giornata a scrivere o a rispondere email. Non è business, è busyness, tutt’altra cosa.

Limitare l’email non significa essere in vacanza