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Hibye, il social network di prossimità per attività faccia a faccia

Interessante il concept di Hibye, nuova app social pensata per mettere in contatto persone vicine a te con interessi o esigenze comuni. Un modo per unire il virtuale al reale. Hibye sintetizza il modo in cui è possibile attivare o respingere una richiesta di contatto, premendo sul bottone Hi o su quello Bye. Il video a seguire lo racconta in meno di due minuti.

Segue la presentazione che ho ricevuto per email, con i link per il download dell’app:

Hibye è un social davvero rivoluzionario: consente infatti la comunicazione “orizzontale” tra utenti in tempo reale, in tutta sicurezza (l’app è geolocalizzata, posso decidere se essere connesso oppure no, ho la possibilità di bloccare immediatamente eventuali utenti scortesi o indesiderati).

Hibye permette di parlare dal vivo con le persone per risolvere non solo le piccole esigenze della quotidianità (condividere un taxi o un caffè) ma anche sviluppare il proprio business e network professionale.

E’ possibile scaricare gratuitamente l’app dall’Apple Store http://apple.co/2uAlQ4S e da Google Play http://bit.ly/2ureobT.

La forza di attrazione del telefono, in un romanzo

L’equilibrio digitale dove meno te l’aspetti, in un romanzo.

Saeed opponeva un minimo di resistenza alla forza d’attrazione del suo telefono. Trovava l’antenna troppo potente, la magia che produceva troppo ipnotica, come se avesse sempre pronto davanti un banchetto sconfinato, e rischiasse di ingozzarsi, ingozzarsi, fino a sentirsi inebetito e nauseato, e cosí aveva rimosso o nascosto o limitato quasi tutte le applicazioni. Il suo telefono poteva chiamare. Il suo telefono poteva mandare messaggi. Il suo telefono poteva scattare foto, identificare corpi celesti, trasformare la città in una mappa quando lui stava guidando. Ma questo era tutto. O quasi. Si riservava anche ogni sera un’ora in cui attivava il browser e si perdeva in angoli poco frequentati di internet. Ma quell’ora era severamente regolata, e c’era un timer a segnalarne la conclusione, uno scampanellio garbato e arioso, come dal fatato pianeta di una sacerdotessa della fantascienza vestita d’azzurro luccicante, e allora lui spegneva il suo browser e non lo attivava piú fino al giorno successivo.

In realtà non è giusto dire “dove meno te l’aspetti”, perché i romanzi contemporanei spesso illustrano il presente meglio di tanti saggi specialistici, come dice Jeff Bezos e ha ragione. Continue reading “La forza di attrazione del telefono, in un romanzo”

How to break up with Your phone, nuovo libro sul tema equilibrio digitale

Il tema dell’equilibrio digitale continua a generare interesse. Negli USA è appena uscito How to break up with Your phone. Il libro è diviso in due parti. La prima illustra e convince sul fatto che il lo smartphone è diventato così pervasivo che è il momento di fare qualcosa. La seconda parte suggerisce come ritrovare un equilibrio. Continue reading “How to break up with Your phone, nuovo libro sul tema equilibrio digitale”

I nativi digitali non esistono

Cosa significa l’espressione nativi digitali? Una persona che ha una immediata familiarità con un touch screen, smartphone o tablet, per navigare o giocare, oppure una persona che si muove con consapevolezza e agilità nella società digitale? Spesso si scambia la prima persona con la seconda, dando per scontato quindi che basta saper usare uno smartphone e le relative app più popolari per essere un cittadino digitale consapevole. Nella realtà non è così.

Chi ha un figlio nato nell’era degli smartphone si sarà convinto che tutti i giovani siano naturalmente dotati per navigare nell’era digitale, eppure non basta intuire come funziona un touch screen per vivere e sopravvivere nel nostro mondo. Non ho grandi numeri e ricerche da mostrare (ma non ce le ha neanche chi usa l’espressione nativo digitale con gusto), ma l’esperienza a contatto con centinaia di studenti universitari di 20-21 anni. Quello che vedo è un largo uso di tecnologia mobile e social network, insieme a una grandissima ignoranza su tutto quello che ci sta dietro. Economia dell’attenzione, monopoli e posizioni dominanti, dipendenza da notifiche, impossibilità a tenere una conversazione, collo chino e consapevolezza prossima allo zero su tutto quanto è manipolazione dei comportamenti e della psicologia umana da parte di app e social network.

Probabilmente il 90% di chi usa il termine nativo digitale è a sua volta inconsapevole e giudica soltanto le apparenze.

Prova, se ne hai l’occasione, di interrogare un nativo digitale sui meccanismi che stanno alla base di Facebook, Instagram, Twitter, Snapchat e l’economia dell’attenzione. Scommetto fin da ora che ciò che otterrai è una bella espressione di sorpresa.

Chi lavora per far crescere questa consapevolezza, nel mondo della scuola e nel mondo dell’università? Domanda che merita riflessioni, che non ho modo di aggiungere ora.