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You Give Apps Sensitive Personal Information. Then They Tell Facebook.

Web & Tech

Questa storia delle app che condividono informazioni personali come ovulazione, peso, ciclo mestruale, dati finanziari a Facebook, senza il consenso esplicito da parte dell’utente, è inquietante.

Millions of smartphone users confess their most intimate secrets to apps, including when they want to work on their belly fat or the price of the house they checked out last weekend. Other apps know users’ body weight, blood pressure, menstrual cycles or pregnancy status.

Una ragione in più per venire fuori da F., se ci fosse ancora bisogno di trovare una motivazione…

L’articolo è del Wall Street journal, ma per bypassare il paywall, ho usato Outline.

https://outline.com/ZUGZzz

Stoop, l’app per le newsletter

Web & Tech

Stoop è diventata subito la mia nuova app preferita. L’uovo di colombo: una app che ti permette di ricevere le tue newsletter preferite (e scoprirne altre) in uno spazio separato dalla tua casella di posta. Diventato refrattario all’uso dell’email, per anni di overdose, Stoop mi riconcilia con le newsletter preferite, che diventano complementari a Feedly per i feed RSS.

Stoop genera una casella che diventa l’indirizzo email dove ti arrivano fisicamente le newsletter che leggi dentro l’app. A me sembra semplicemente geniale.

Stoop

via la newsletter (!) di Ann Handley

La rider economy

Esperienze

But what really put me off working in Peckham was the feeling that I was seeing the future, a future in which people sit alone in tall apartment blocks, eating homogenous food prepared by workers in black boxes scattered through public spaces made ghostly by disuse.

Non ho mai fatto uso di app per la consegna del cibo a domicilio, perché nella mia città il servizio è molto ristretto, ma soprattutto perché non voglio partecipare allo sfruttamento di lavoratori dipendenti trattati come autonomi. Pagati una miseria perché? Perché siamo pigri e non vogliamo fare una telefonata a cui risponde un essere umano e perché non vogliamo fare lo sforzo di andare a prendere il cibo. A proposito di comodità

London Review of Books è un’altra buona fonte che pubblica online alcuni articoli gratis per ogni nuovo numero. C’è sempre qualcosa di interessante da leggere.

Hibye, il social network di prossimità per attività faccia a faccia

Vivi meglio

Interessante il concept di Hibye, nuova app social pensata per mettere in contatto persone vicine a te con interessi o esigenze comuni. Un modo per unire il virtuale al reale. Hibye sintetizza il modo in cui è possibile attivare o respingere una richiesta di contatto, premendo sul bottone Hi o su quello Bye. Il video a seguire lo racconta in meno di due minuti.

Segue la presentazione che ho ricevuto per email, con i link per il download dell’app:

Hibye è un social davvero rivoluzionario: consente infatti la comunicazione “orizzontale” tra utenti in tempo reale, in tutta sicurezza (l’app è geolocalizzata, posso decidere se essere connesso oppure no, ho la possibilità di bloccare immediatamente eventuali utenti scortesi o indesiderati).

Hibye permette di parlare dal vivo con le persone per risolvere non solo le piccole esigenze della quotidianità (condividere un taxi o un caffè) ma anche sviluppare il proprio

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OsmAnd, l’alternativa open a Google Maps

Vivi meglio

OsmAnd

I monopoli sono il male. La concentrazione dei nostri dati personali in poche mani è male. La geolocalizzazione è uno dei dati più sensibili. Chi ha queste informazioni può dedurre molto su di te, sulle tue abitudini, sul tuo stile di vita. Sei contento che queste informazioni sono, di fatto, concentrate in poche mani? Io no.

Da qualche tempo ho deciso di sensibilizzarmi e agire. Ho così deciso di fare a meno di alcune app dei 5 cavalieri dell’apocalisse digitale (Facebook, Google, Microsoft, Apple e Amazon). Ho trovato una alternativa a Google Maps, niente male.