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Lavoratori sfruttati nella fabbrica dove si producono Amazon Echo e Kindle

Niente di nuovo verrebbe da dire, purtroppo. Ieri il Guardian pubblica l’ennesima inchiesta dove emerge che la produzione cinese di tecnologia non rispetta neanche le leggi cinesi sul lavoro. Nel caso specifico si tratta della fabbrica Foxconn dove si producono Amazon Echo e Kindle.

L’articolo si chiude persino con la dichiarazione di Amazon che conosce la questione e l’ha già segnalata al suo fornitore. Ciò che manca ancora in queste storie è una presa di distanza del committente, non a parola, ma con i fatti. Come? Cambiando fornitore e assicurandosi che tutto ciò non avvenga più. Nella realtà dei fatti non interessa a nessuno. A Foxconn men che meno. Al governo cinese neanche, perché è pur sempre lavoro. All’Amazon di turno, archiviato l’articolo di giornale, importa avere il prodotto da vendere nei tempi e nei modi che preferisce. Non interessa neanche al consumatore finale, per cui conta il servizio offerto e il prezzo finale.

Se poi qualche lavoratore sfruttato si infortuna, si esaurisce, viene licenziato o si suicida, alla fine della fiera, non interessa proprio a nessuno. Il minimo che possiamo fare, io per primo, è non riempire la casa di nuovi gadget tecnologici di cui possiamo fare a meno, tanto o poco che costino, e non ricambiare il parco dispositivi finché non è proprio necessario. Sono orgoglioso di avere uno smartphone comprato nel dicembre del 2014, vecchio ormai di 3 anni e mezzo, e di avere un computer portatile che uso dall’ottobre del 2012, quasi 6 anni fa. Non ho rimpiazzato il tablet diventato obsoleto. Non ho uno smart speaker in casa. Ho un ebook reader da 5 anni e funziona ancora benissimo.

 

Il costo umano del tuo Kindle

Il report di China labor watch

Anno nuovo, blog nuovo: vivere e lavorare meglio con il digitale

futuro

Il 2015 è appena iniziato ed è il momento di riorganizzare anche questo blog. Da libero professionista nuovamente sulla piazza senza clienti importanti, voglio caratterizzare meglio le mie attività online, a partire da quelle più vicine alla sfera professionale, come questo blog.

Il sottotitolo di Pandemia è sempre stato “internet, media e tecnologia, globali come una pandemia”, anche in un momento in cui la parola pandemia era poco nota nel suo significato di epidemia globale. Da oggi il sottotitolo cambia in “vivere e lavorare meglio con il digitale“.

Cosa cambia in pratica? Il taglio dei post sarà molto più specifico e più “actionable”, ovvero più pratico. La segnalazione e il commento di notizie relative all’economia digitale si ridurranno, dando maggiore spazio e respiro alla segnalazione e alla discussione di strumenti utili per cambiare un po’ alla volta le abitudini della vita quotidiana, con un solo scopo: migliorare il modo di lavorare e sfruttare i vantaggi del digitale per avere una qualità della vita più alta, a partire dalla salute.

La salute diverrà uno dei focus principali di questo blog, ma non l’unico. Da anni mi occupo del tema Health 2.0 (Salute 2.0 in Italiano), tanto da aver tenuto conferenze e corsi di formazione per dirigenza e personale sanitario in Italia. Non è un tema da lasciare agli addetti ai lavori, considerando come chiunque può star meglio e vivere meglio, aiutato dalla tecnologia e dal digitale, con applicazioni e servizi, gratuiti o a basso costo.

Tornerò a occuparmi dei tracker legati al fitness (da FitBit a UP24 e oltre), aprirò una finestra stabile sulle migliori app disponibili sulla piazza, aggiungendo risorse utili nel mondo social e non solo.

Uno dei miei obiettivi personali del 2015 è lavorare in remoto come nel 2014 (circa 14 settimane, un quarto del tempo) e di più. L’esperienza accumulata e le risorse scoperte e classificate su base quasi quotidiana, diverranno un ulteriore focus di Pandemia. Il mondo del lavoro, nel mondo e in Italia, va nella direzione del freelancing (nel bene e nel male) e del remote working (lavoro in remoto), da casa o da luoghi lontani, seppur connessi alla rete.

Ho infine intenzione di tornare a scrivere post più lunghi e più frequenti, per far sì che questo blog torni a essere un luogo di confronto e di scambio su questi temi, come in passato lo è stato sulla nascita dei blog prima e dei social network poi. Esplorerò l’idea di produrre presentazioni ad hoc per la rete, diffuse su Slideshare, dopo essersi ben studiato i consigli di Presentation Hero, newsletter a cura di Matteo Cassese che raccomando vivamente. Notizie estemporanee continueranno a essere diffuse su Twitter (e a volte sulla mia pagina Facebook), come i link dei post di questo blog.

Consigli, critiche, suggerimenti, segnalazioni in tema sono sempre benvenute.

Buona lettura, buon blogging, buon anno!

2015, Un anno di lavoro in remoto

Ieri mi sono candidato a partecipare al progetto Remote year. Di che si tratta? L’idea è di raccogliere 100 lavoratori nomadi, tra sviluppatori, giornalisti, consulenti, web designer, e vivere un anno lavorando in remoto da 12 città diverse, dove il gruppo si fermerà un mese in ognuna di queste.

Da ieri ci si può candidare ed entro gennaio/febbraio verranno selezionati i 100 partecipanti. L’organizzazione si impegna a far incontrare domanda e offerta di lavoro per i 100 partecipanti che sono in ogni caso tenuti a versare 2000 dollari USA al mese per le spese di spostamenti, vitto e alloggio.

A mio avviso si tratta di una idea geniale e spero di essere incluso nel viaggio che avrà partenza il primo giugno 2015. Non sarà facile perché l’ideatore dell’iniziativa ha dichiarato di cercare giovani under 23, seppur con eccezioni, e 50.000 persone hanno chiesto di essere informati sull’apertura dell’application.

Il 2015 sarà l’anno del nomad working, con o senza la partecipazione a Remote Year.

Il pensiero critico passa per… la lettura e i blog

Leggendo “The advantage. The 7 soft skills you need to stay one step ahead“, trovo che il pensiero critico è una delle 7 competenze richieste per restare competitivi sul mercato del lavoro. Tra i consigli proposti per sviluppare e allenare il pensiero critico indovina cosa viene suggerito?

Leggere, leggere, leggere e, meglio ancora, scrivere e bloggare.

Cercando di non cadere vittima del “confirmation bias“, l’effetto per cui ti salta all’occhio ciò che conferma quello che pensi già, ho provato a pensare a qualcuno o qualcosa che mi abbia, almeno una volta, suggerito di leggere meno o non scrivere, per migliorarsi, eppure non mi viene in mente nulla.

Suggerimenti?