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L’attenzione, i media e la guerra in Ucraina

Quanto è deprimente un mondo in cui l’attenzione dei cittadini viene rivolta a cose futili?

L’immagine di cui sopra è rappresentativa di come funziona il circo dell’informazione e di come ormai siamo abituati ad annoiarci nel seguire una storia per più di qualche giorno o di qualche settimana. Anche la guerra che non finisce subito, dopo due mesi non ci interessa più.

Sì, Google Trends non è necessariamente rappresentativo della realtà: l’Ucraina è ancora in prima pagina sui giornali e sui telegiornali, anche se forse non come prima notizia, e quindi non c’è bisogno di cercare notizie che ti arrivano comunque. Certamente però è il segnale che siamo meno curiosi nell’approfondire la notizia.

Neanche a dirlo poi, le notizie che riguardano internet e il mondo social interessano di più online, perché hanno un bacino d’utenza vasto e per altre ragioni.

Nonostante questo trovo comunque triste che si arrivi a dibattere più l’acquisto o non acquisto di una società da parte del miliardario dei miliardari che non l’orrore della guerra, le vite dei profughi, le atrocità compiute, la politica internazionale che ammansisce i regimi autoritari per perseguire interessi economici, l’interesse ad avere l’energia a basso costo pur chiudendo gli occhi di fronte ai dittatori, la corruzione dell’economia che pur di fare affari non guarda in faccia a nessuno, un modello economico fondato sulla crescita infinita a discapito di tutto il resto, le conseguenze della politica energetica sui cambiamenti climatici.

Forse discutere delle spese di Musk o delle scelte di indirizzo di una società come Twitter è più facile, meno impegnativo, più alla portata anche dell’ultimo degli ignoranti che si sente di informarsi e poter dire la sua?

Published in Media & Social media

One Comment

  1. Ai tempi dell’università seguii un corso sulla comunicazione, ed il prof ci fece studiare la teoria dell’agenda setting. Mi pare che oggi sia ancora applicata ampiamente, a maggior ragione dopo l’avvento dei social. Concordo con te che si tratta di una triste realtà, dove la maggior parte della gente si accontenta di “pensare” quello che gli viene servito dai media.

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