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Tag: Google

Il casinò degli app store

L’Economist ha fatto i compiti, ha consultato fonti diverse, e ha raccolti alcuni dati molto interessanti sulle fonti di ricavi e di profitti di Big Tech. Tra le tante perle dell’articolo, ce n’è una che mi ha compito di più: gli app store come casinò:

In Apple’s app store, for example, games account for 70% of all revenues, according to documents uncovered during the Epic court battle. Most of this comes from in-app purchases, such as wacky accessories for avatars or virtual currencies. In 2017, 6% of app-store game customers accounted for 88% of the store’s game sales. Those heavy users spent, on average, more than $750 each year.

The Epic trial also revealed that the top 1% of Apple gamers in terms of spending generated 64% of sales and splurged an average of $2,694 annually. Internally these super-spenders are known as “whales”, like their casino equivalents. An investigation

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Lavoro distribuito, mondo della scuola e strumenti

In queste settimane diverse organizzazioni si trovano a dover lavorare attraverso internet e non più tutti insieme (appassionatamente) dall’ufficio. Anche il mondo della scuola si è trovato abbastanza impreparato, a quel che sento, nell’adottare strumenti di lavoro distribuito (distributed working, che suona meglio di remote working, che implica erroneamente un centro e una periferia).

La cosa che mi fa rabbia è l’adozione acritica delle piattaforme di Microsoft e di Google, semplicemente perché sono state offerte gratuitamente. Un adulto dovrebbe sapere che nulla è gratis e che se Microsoft e Google regalano strumenti al mondo della scuola è perché ne hanno un vantaggio in termini di promozione del marchio su un pubblico che un giorno si troverà a scegliere e pagare per software e servizi con cui lavorare. La scuola dovrebbe essere la prima organizzazione ad adottare strumenti open source, che spesso sono gratuiti. Perché non … Continua a leggere

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Capitalismo della sorveglianza, not in my name

Il primo effetto della lettura del grande The age of surveillance capitalism, prevedibile per come sono fatto, è il desiderio di smettere di usare qualsiasi servizio di Google e di Facebook, per cominciare, e trovare alternative a tutti gli altri servizi promossi da società che fanno leva sulla raccolta di dati personali degli utenti per fare soldi.

Il libro ha una prima parte molto dettagliata in cui illustra come è nato il capitalismo della sorveglianza, che fa leva sulla raccolta di dati degli utenti, oggi per vendere pubblicità, domani per prevederne e influenzarne il comportamento a fini commerciali e politici. Google è il soggetto che per primo si è fondato su questo principio guida, con tutte le derive antidemocratiche e non etiche che ormai conosciamo bene. Il libro le mette in fila e le analizza una per una, dando una prospettiva diversa a quanto successo negli ultimi 15-20 anni. Come … Continua a leggere

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Ridurre la dipendenza da Google, un servizio per volta

Non è vero che non si può fare a meno dei servizi dei monopolisti della rete, come è vero che si può vivere senza dipendere dalla grande distribuzione organizzata. Certo, vale il concetto della riduzione nell’uso della plastica: le scelte etiche richiedono una rinuncia alla comodità e spesso anche di pagare un sovrapprezzo. Nel caso della rete il costo compensa il mancato sfruttamento dei dati personali e l’assenza di pubblicità, personalizzata o meno che sia. Nel caso del piccolo commercio, i maggiori costi sono dovuti al mancato sfruttamento dei lavoratori o delle aziende da parte dei pesci più grandi della distribuzione (vedi Il Grande carrello, da poco pubblicato da Laterza).

Venerdì scorso ho migrato i contatti, l’archivio di email e la gestione della mia casella di posta principale: info@lucaconti.it. Via da GSuite, verso Fastmail, sollecitato da Emanuele e Nicola. Il tutto è stato più facile del previsto. … Continua a leggere

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Il sabotaggio di Google contro Firefox

Da utente di Firefox l’ho sospettato da tempo. Google Documenti a volte non funziona bene. Gmail è lento da caricare. Anche YouTube non è una scheggia. Con Google Chrome l’esperienza era diversa. Ora ho capito perché: Google ha sabotato Firefox.

Un motivo in più per ridurre la dipendenza dai servizi di Google e non tornare di certo a Google Chrome, nonostante i problemi.… Continua a leggere

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L’obiettivo di Google, Facebook e Amazon non è cambiare il mondo, ma fare più soldi

Semmai qualcuno credesse ancora all’idealismo dei giganti del tech, questo è un memo per ricordare che l’obiettivo resta uno soltanto, al di là della retorica di facciata:

The working atmosphere at Facebook—where the product one labors on is also where one socializes with colleagues, friends, and family—is designed to enforce fealty to the mission and, like the product itself, to facilitate the goal of absolute togetherness. In January, CNBC ran an article about what it called Facebook’s “‘cult-like’ workplace.” “There’s a real culture of ‘Even if you are f—ing miserable, you need to act like you love this place,’” one former employee, who left in October, told the network. “It is not OK to act like this is not the best place to work.” Some of those who want to have critical discussions have purchased burner phones, so their comments wouldn’t get back to their managers. Most of the

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I 9 grandi e l’intelligenza artificiale

Oggi è uscito un nuovo libro di Amy Webb, The Big Nine, che tratta un tema caldissimo: l’intelligenza artificiale e le applicazioni sviluppate dai nove grandi del tech globale: Amazon, Google, Facebook, Tencent, Baidu, Alibaba, Microsoft, IBM e Apple.

Lettura più che consigliata.

In rete si trovano diverse interviste all’autrice. Nel caso volessi qualche sintesi. Dalla biblioteca di San Francisco ho poca banda, quindi ti lascio usare i motori di ricerca per trovarle.… Continua a leggere

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Le difficoltà dei monopolisti digitali

The reality is that technology has an amplification effect on business models: it has raised the Internet giants to unprecedented heights, and their positions in their relevant markets — or, more accurately, value chains — are nearly impregnable. At the same time, I suspect their ability to extend out horizontally into entirely different ways of doing business — new value chains — even if those businesses rely on similar technology, are more limited than they appear.

Ben Thompson analizza in maniera esemplare perché Amazon, Google, Microsoft sono bravi a fare qualcosa, ma non altrettanto bravi a competere in servizi complementari. Assolutamente da leggere.

The Value Chain Constraint https://stratechery.com/2019/the-value-chain-constraint/Continua a leggere

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Tendenze del mercato USA della pubblicità

Se gli Stati uniti fanno tendenza, gli editori italiani dovrebbero tremare. Nonostante i numeri già imponenti, il digitale supererà il 50% degli investimenti pubblicitari nel 2019.

Nel digitale tiene il duopolio Google F. , emerge prepotente Amazon e calano Microsoft (+LinkedIn) e Verizon media (AOL + yahoo). Chi perde negli altri mezzi? Stampa a – 18%.

https://www.emarketer.com/content/us-digital-ad-spending-will-surpass-traditional-in-2019Continua a leggere

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