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Tag: lavoro

Il tuo declino professionale arriva (molto) prima di quanto pensi

Il titolo del post è il titolo del primo capitolo dell’ultimo libro di Arthur C. Brooks From Strenght to Strenght. Ho cominciato a leggerlo dopo aver notato che gli editor di Amazon lo hanno scelto come il miglior libro di saggistica della prima parte del 2022. Il nome dell’autore mi suonava familiare e infatti avevo già letto un suo articolo che mi aveva particolarmente colpito solo tre mesi fa (potere del PKM).

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Il punto di partenza del libro ti cattura, se hai superato 40 anni: per quanto tu ti possa impegnare, molto probabilmente il meglio della tua carriera professionale è alle tue spalle. L’autore porta numerose prove a supporto della sua tesi, anche con dovizia di particolari. Ogni ambito professionale ha il suo numero di anni di decadimento dall’avvio della carriera, ovvero la soglia oltre la quale c’è solo discesa, cognitiva, intellettiva e di conseguenza … Continua a leggere

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Severance: guida all’approfondimento

Severance (Scissione in italiano) è una nuova serie TV prodotta da AppleTv+, per cui si è appena conclusa la prima stagione. Una seconda stagione ha avuto il via libera e probabilmente ce ne saranno altre.

Scissione - Trailer e video - Apple TV+ Press (IT)

Per scelta ho deciso di preferire i film alle serie TV e non ne guardavo una da quasi un anno. Ho rotto il digiuno perché una persona del cui giudizio mi fido molto, Massimo, ha perorato la causa di Severance. Grazie Massimo!

Severance è una serie che merita per vari motivi: tratta un tema assolutamente attuale, la divisione tra lavoro e resto della vita, in un modo molto brillante. Un po’ thriller psicologico, un po’ fantascienza, un po’ satira del mondo del lavoro aziendale (corporate), un po’ mistero. Il tutto con una cura dei dettagli a livello maniacale. Il production design (scenografia, ma è molto di più) è superlativo. La recitazione è ottima. La Continua a leggere

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Lavoro distribuito, mondo della scuola e strumenti

In queste settimane diverse organizzazioni si trovano a dover lavorare attraverso internet e non più tutti insieme (appassionatamente) dall’ufficio. Anche il mondo della scuola si è trovato abbastanza impreparato, a quel che sento, nell’adottare strumenti di lavoro distribuito (distributed working, che suona meglio di remote working, che implica erroneamente un centro e una periferia).

La cosa che mi fa rabbia è l’adozione acritica delle piattaforme di Microsoft e di Google, semplicemente perché sono state offerte gratuitamente. Un adulto dovrebbe sapere che nulla è gratis e che se Microsoft e Google regalano strumenti al mondo della scuola è perché ne hanno un vantaggio in termini di promozione del marchio su un pubblico che un giorno si troverà a scegliere e pagare per software e servizi con cui lavorare. La scuola dovrebbe essere la prima organizzazione ad adottare strumenti open source, che spesso sono gratuiti. Perché non … Continua a leggere

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Company of one: qualche spunto e molte ovvietà

Company of one è stata una mezza delusione. Mezza perché qualche spunto l’ho trovato, insieme a varie banalità, seppur vere:

In short, customer happiness is the new marketing.

Battute a parte, Company of one è un libro diverso da quello che mi aspettavo. Non si rivolge ai freelance, ma a chi vuole creare un’azienda, fatta da una persona. La differenza è sottile, ma è spiegata in testa al libro. Detto questo, qualche spunto lo possono trovare anche i freelance o chi vuole aprire una sua azienda.

The final reason teaching works for a company of one is that, except for certain proprietary information—like your unexecuted ideas, business strategies, or patentable technologies—most ideas or processes don’t need to be kept under lock and key. Being transparent in almost all areas, while running your company aboveboard, can only help build trust with your customers.

Customer education—providing an audience with the knowledge, skills,

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Vivere per lavorare non è una bella cosa

Vivi per lavorare o lavori per vivere? Andrew Taggart sintetizza perfettamente perché il lavoro come misura di tutte le cose è un concetto dannoso, per non dire altro. Io non sono il mio lavoro. Posso amarlo, ma la mia vita e la mia identità comprende molto altro.

C’è stato un periodo della mia vita in cui io ero il mio lavoro. Da tempo non è più così e non ho assolutamente alcuna intenzione di tornare indietro. Se la prima domanda che mi fa uno sconosciuto, appena incontrato in un contesto sociale, è “che lavoro fai?“, questo non parte per niente bene.

And how, in this world of total work, would people think and sound and act? Everywhere they looked, they would see the pre-employed, employed, post-employed, underemployed and unemployed, and there would be no one uncounted in this census. Everywhere they would laud and love work, wishing

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La scelta etica

Lo ammetto, sono sorpreso. Dopo aver reso pubblico il desiderio di allontanarmi dai social media, prima personalmente, poi professionalmente, per una scelta etica, ho ricevuto più attestazioni di stima di quante me ne sarei aspettate. Salvo una esigua minoranza di messaggi da parte di persone che mi hanno raccontato la propria simile esperienza di allontamento, tutti gli altri o quasi hanno commentato plaudendo al mio (presunto) coraggio.… Continua a leggere

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